Il matrimonio di Serena. La Bimba è cresciuta!

Il blog si sveglia oggi per il giorno più felice della nostra bambina (sniff... ai matrimoni i genitori si commuovono sempre), ma gli auguri li facciamo alla nostra maniera!

Giorno 1 - L'arruolamento coatto:


Giorno 2 - Inizia il viaggio:


Fuori Onda - In Cina?:


 Giorno 3 - Chi ha portato il riso?:


Giorno 4 - Il Matrimonioooo:



Tanti auguri Serenella 
di una vita più che bella
con l'amore tuo Lorenzo
che, per te, è il perfetto ganzo!


P.S. Fuori Onda (bleach):


Zitta e ferma Miss Portland! di Viviana Giorgi



La vita è strana e va a velocità tutte proprie.
Volevo scrivere questi miei pensieri sull’ultimo romanzo pubblicato di Viviana Giorgi (ma forse il primo scritto), un mese fa circa, quando ho letto il libro, ma il destino beffardo ha continuato a mettere ostacoli sulla mia strada. Magari ne nascerà un guadagno per l’obiettività critica, parlare di un romanzo a freddo dovrebbe accentuarne i punti di forza perché lascia nel lettore quello che davvero è stato indimenticabile.
Anni fa, quando ero davvero una pivella nella lettura del romance, mentre muovevo i miei primi passi nei blog di questo genere letterario, mi imbattei nel sito di una giovane autrice, o aspirante scrittrice se vogliamo, che offriva al pubblico un suo romanzo regency a puntate.
Si chiamava Georgette Grig.
Il nome de plume e lo stile erano un chiaro riferimento a una bravissima scrittrice di qualche tempo fa, ma ciò che più mi colpì fu la sottile ironia che permeava il romanzo, tanto accattivante e fresca e la caratterizzazione così particolare della protagonista. Tutto era studiato e non banale, anche i cliché scelti, che potevano richiamare un pubblico già esperto.

Qualche anno dopo ci siamo conosciute e oggi posso dire che la seguo più da amica che da fan, felice del suo successo e ne apprezzo ancora lo stile ironico e allegro.


Trama
Nel 2015 si è festeggiato l’ottantesimo anniversario di ‘Regency Buck’, considerato il primo romanzo storico ambientato durante il periodo della Reggenza (1811-1820):  firmato da Georgette Heyer nel 1935, dava inizio a uno dei generi più popolari di tutti i tempi, il regency. Per celebrare quel romanzo e la sua autrice, Viviana Giorgi ha scritto per Emma Books un divertissement affettuoso che fin dal titolo riecheggia gli umori del genere e si ispira a quel mondo, all’apparenza popolato solo da duchi e conti e marchesi – spesso arroganti e libertini – e da ingenue debuttanti in cerca di marito o prede di cacciatori di dote. La Giorgi lo ripercorre a suo modo, con i toni ironici che caratterizzano la sua scrittura e cambiando un po’ le regole del gioco…  In ‘Zitta e ferma, Miss Portland!’ ci sono, come è giusto che sia, un conte refrattario al matrimonio (addirittura due, per la verità); una giovane donna (Miss Portland, naturalmente) indifferente alle regole del ton e per nulla desiderosa di accasarsi; la season londinese in tutto il suo splendore e pure “un’estate da ricordare” (come direbbe Mary Balogh) nella campagna del Sussex. E infine, tra qualche scaramuccia, un duello mancato e un tentativo di fuga verso Gretna Green, l’immancabile happy ending.

Forse avevo troppe aspettative, oppure sto invecchiando e il ricordo sbiadito si è colorato troppo, ma ho trovato questa versione meno vivace di quella a puntate.
La protagonista, un’aspirante scrittrice del periodo regency, uno spirito libero e indipendente, con carattere e forza di volontà, era un’immagine all’avanguardia allora, ma molto più sfruttata di questi tempi. ha conservato la verve che ricordavo, come anche l’intreccio e gli altri personaggi, ma l’ironia e il ritmo allegro del racconto li ho riletti solo nei dialoghi. Le parti descrittive e quelle raccontate (queste ultime messe in evidenza anche dal corsivo), mi sono parse lente e forse troppo cariche.
I personaggi invece sono ancora vivi e la storia non l’ho dimenticata, anche dopo tanti giorni ed altre letture. Come ricordo ancora vivi i sorrisi che mi ha regalato questa lettura. I romanzi di Viviana mettono sempre tanta allegria e li adoro per questo.
Il titolo poi sono felicissima che non sia stato modificato. È perfetto! Ogni volta che lo leggo “rivedo” Thomas Maylon che glielo dice, e sorrido da sola!
Il percorso di maturazione forse è più del protagonista maschile che della cara Sophie, spigliata e indipendente sa per cosa lottare e come. Invece il conte deve imparare che se ama una donna di carattere, non può pretendere di sottometterla, né a se stesso né ai dettami della società, troppo restrittivi per chi è cresciuto in una certa libertà.
Spero ardentemente in un seguito per dare a Mark l’amore che merita e a Kate la giusta punizione ^___^


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Non lasciarmi mai indietro di Emiliana de Vico

Un c'abbiamo più nulla da dire. Brutta 'sta cosa, brutta! C'hanno rovinato, Maremma ciuca della Maremma! 





Scusa, Lullibi, ma... "ciuca", si può dire nel blog? 
Ok, mentre tu, bloggerina lamentosa continui a piangere il tempo che fu, io provo a raccontare alle nostre amiche le emozioni suscitatemi dalla mia ultima lettura.
ODDIO, LULLIIIIBIIII! Smetti di frignare e lascia stare la somara!! Maremma, sei più inquietante di un gatto a nove code!


Cavolo perché inquietante, interessante al massimo!
(BefRoss, ma ti sei accorta che stai parlando come me?)








Ohhhh! Zitta e muta! 
Dunque, hai letto il romanzo di Emiliana de Vico "Non lasciarmi mai indietro"? Che fai? Perché ti sbatti a quel modo e scuoti la testa? Aaahhh! Capito!Non lo hai letto. Hai fatto male, Lullibina mia, male, male! IO, L'HO LETTO! 
Ma non è possibile!! Riesci a parlare anche imbavagliata? Che vol di': "Sai ancora come si fa?"
Dicevo, che il mio dolce maritino è rimasto contento della mia lettura. A pensarci bene però, anche lui a un certo punto mi ha chiesto: "Ti ricordi ancora come si fa?" 
Malpensanti che siete. Vado avanti con il raccontarvi le mie impressioni.
E' che forse, dopo tanti anni di letture e bloggerare, ho dimenticato che la scelta di un libro, così detto di evasione, avviene "a pelle". Ma è pure vero, che a volte, è il libro che sceglie noi.
Nel mio caso sono stata "scelta" da questo libro perché, forse, è arrivato il momento: prendermi una pausa da tutti i bellissimi, altissimi, levissimi eroi che per anni mi hanno fatto sognare, e leggere un romanzo più "terreno", con un messaggio sociale, oltre che d'amore. Ecco la trama di "Non lasciarmi mai indietro", così capirete cosa intendo.



Lorenza Garbi non è pronta per
incontrare Davide Riva. Non ha la necessaria esperienza per comprendere un uomo complesso come lui. Non sa trovare il modo giusto per averne l’alleanza che tanto le serve per un progetto di lavoro. Non sa neanche spiegarsi perché la tratti con freddezza. Lorenza non è la donna giusta per avvicinarsi a lui. Sa irritarlo, portarlo al limite, e con un semplice sguardo riesce a insultarlo.
Davide Riva è un ex giocatore di basket, ex campione della nazionale italiana, ex uomo dal futuro brillante. L’incidente sportivo di cui è stato vittima gli ha tolto tutto, riuscendo a piegarlo. Il Davide Riva che Lorenza incontra è ormai un uomo sul punto di spezzarsi. Eppure sa blandirla, disorientarla, sconvolgerla ed è l’unico che può aiutarla. 
Posso combattersi, ignorarsi, fuggire e  lasciarsi indietro, ma potranno mai amarsi completamente due persone tanto diverse tra loro?

State pensando, così come ho fatto mentre leggevo la trama, che siete incappati in un libro lacrimevole? Sbagliato! Davide Riva non vi permetterà di piangergli addosso.
Anche se, a dirla tutta, io ho pianto, ma non per il motivo che pensate voi. Ho pianto come quando leggevo i miei primi romanzetti, in cui lei... oh insomma! Niente spoiler, poi lo scoprirete da sole, o magari la cosa a voi non farà piangere.
Temete che la carrozzina possa impedirvi di fare voli di fantasia? Avete ragione! Lorenza lo sa bene, infatti passa più della metà del libro tra i "se" e i "ma". E così,troverete nella protagonista tutte le paure, ansie, disagi, e paturnie mentali che una persona "normale" potrebbe avere quando ha una relazione con un disabile.
Odiate le storie in prima persona? Anche io, sob, ma in questo caso, mi sono ricreduta: il racconto in prima persona ci voleva, eccome. E' importante, infatti,capire cosa passa nella testa di Lorenza, sentire le sue emozioni, vedere con i suoi occhi. Ma è altrettanto emozionante percepire dalla voce di Davide la rabbia, la paura, il desiderio.
Eppperoooo, e però, a mio modestissimo parere, non sapendo né leggere né scrivere, penso che la storia ne avrebbe acquistato se fosse ruotata un po' meno attorno ai soli due personaggi principali. Essissignore, avete ragione, i personaggi SONO la storia, come faceva l'autrice a non scrivere principalmente di loro? Magari vero fu (avete capito che sto leggendo Montalbano?), ma a un certo punto mi sono sentita affogare nelle paturnie di Lorenza, che dopo un po' mi hanno annoiato. Se ci fosse stata anche una storia romantica collaterale, il tutto sarebbe stato alleggerito.
Ora, datemi anche della pazza, ma a un certo punto della lettura, mi è parso di percepire una nota disperata, che veniva direttamente dall'autrice. Una sensazione sottilissima, durata la lettura di alcune righe e puff... scomparsa!

Cosa mi piace di questo romanzo?
E' un self scritto bene, curato nei particolari e molto coraggioso visto il tema che affronta. 
E' sensuale, ma non volgare.
E' l'inizio di una serie, ma autoconclusivo.


Cosa mi piacerebbe vedere prossimamente su questi monitor?
Un passo coraggioso dell'autrice che la porti a scoprire generi al di fuori del romance, visto i temi "caldi" che propone alle sue lettrici.
Magari potrebbe optare per il Rosa o...

 
.....IL WOMEN'S FICTIONNNN!








 
Lulliibiiii! Come hai fatto a liberarti? Io dico il Rosa e basta!!




NO,NO, NO WOOOMEEEENNNN.....

ROOOOSAAAAAAAA......




Continua....forse! 


Juneross & Lullibi

Le ragioni del cuore di Maria Masella




Le ragioni del cuore di Maria Masella
Leggereditore
Prezzo ebook: € 4,99

“1853. Era sera, una limpida e fredda sera di novembre. Ma l’uomo sembrava non accorgersi della tramontana che, preso d’infilata il vicolo – il carrugiu, come lo chiamavano a Genova –, sembrava un muro compatto contro i nuovi arrivati. La lunga giacca da marinaio sbottonata sulla camicia senza colletto non era la tenuta più adatta per una giornata simile, ma lui sembrava non accorgersene. Camminava veloce, incurante delle occhiate delle donne, con la sua sacca buttata di traverso sulla spalla.”


L’uomo solitario che si addentra tra i caruggi è Bruno Damiani, condannato in contumacia, tornato clandestinamente in Italia per scovare l’assassino di una giovane donna a lui molto cara. Fingendosi un semplice operaio, troverà lavoro in un cantiere navale della Riviera di Levante, dove rimarrà folgorato da Nora, la nipote del vecchio proprietario. I due giovani saranno travolti dall’amore, ma nubi oscure s’innalzano all’orizzonte, e graveranno sulla loro relazione...

Dio che meraviglia! Bello bello bello. Vi avviso che questa recensione (che parola grossa) sarà scritta di pancia, ancora immersa nelle brume della trama. Letto d’un fiato, mi sono innamorata da subito dello stile e dei personaggi. 


Prima di addentrarci nel merito della storia e dei personaggi devo contestare per una forte nausea da mal di mare!


Mal di mare? E perché? Forse perché il mare è molto presente nel romanzo?
No, per niente. Piuttosto quando apro un libro mi aspetto di rilassarmi in poltrona, non seguire una partita di tennis.


Sei sicura di stare bene? Mal di mare… partita di tennis, mi sembra tu stia delirando per la febbre, va be’, dunque dove ero rimasta? 
Non so se riuscirò a spiegare come mi sono sentita dall'inizio alla fine del romanzo, senza mai staccare, senza uscire dalla storia, sempre sul personaggio. 


Sei tu che sei tanto innamorata della proffa da non realizzare più nulla. Comunque, a differenza tua, io ho dovuto fermarmi spesso, tornare su tante frasi, rileggere molti pezzi, perché il cambio continuo e veloce di punto di vista mi disorientava.


Ma che stai dicendo? Io non ho avuto nessuna difficoltà. Adoro lo stile della Masella: semplice, diretto e privo di orpelli; come i suoi personaggi taciturni, ma dei quali riesci sempre a conoscere i pensieri. Ero così concentrata nella lettura da non ricordare dove mi trovassi e che ora fosse, vedevo scorrere tutto come in uno sceneggiato, immaginavo ambienti protagonisti e comparse, ero in loro, avvinta dallo stile essenziale della Profa (io preferisco chiamarla così!) che rivela il suo lato genovese. E devo farle i complimenti per la sensualità che ho percepito nella scena della prima volta tra Nora e Bruno, niente di esplicito, eppure mi sono venuti i bollori! Veramente in tutte le scene passionali tra loro si coglie la sensualità, Masella birichina... 


I personaggi sono piaciuti anche a me, e anche l’atmosfera da sceneggiato patriottico, o le strade di Genova, il profumo del mare. Se non avessi dovuto leggere a tratti mi sarei divertita molto di più, ma il risultato finale mi ha comunque emozionato.


Uff… Li ho adorati tutti, sia i protagonisti, meravigliosi, che i comprimari, principali e non: il nonno Cesare Magni, lungimirante e tenero, e il popolo di Chiavari, gli operai e le donne del cantiere nautico, il Bacci in special modo, con il suo gesto distintivo, il portarsi le nocche alla fronte per salutare o assentire.


E che dire di Ravano, amico e rivale. Ho persino apprezzato la caratterizzazione della sciocchina e del cattivo. Perfino Remo, che non compare mai in prima persona, ha una sua peculiarità e importanza.


E Nora, la protagonista, tratteggiata in maniera mirabile, una diciottenne ancora ingenua e sognatrice all’inizio della storia, ma di cui riusciamo a scorgere la scorza tenace, che le permetterà di superare le difficoltà poste sulla sua strada  dalla Masella, da perfida scrittrice qual è. Una giovane donna che, a un certo punto, si trova a dover dirigere un’impresa, circostanza non rara soprattutto in tempi di guerra (non dimentichiamoci che il periodo storico è quello dei moti di Indipendenza, di Mazzini e di Garibaldi, precisamente nel Regno di Sardegna nell’anno 1853).

I romanzi ambientati in Italia, soprattutto se parlano anche della classe lavoratrice e non solo di nobili snob e sfaccendati sanno farmi sognare, ma sogni concreti, perché questi uomini e queste donne meravigliosi erano qui fino a pochi anni fa… nascendo qualche annetto prima avrei potuto conoscerli. Anche se adoro vivere con il progresso e l’igiene contemporanea, certi valori in termini di onestà e coraggio mi affascinano.


Credo di poter dire che “Le ragioni del cuore” sia il romanzo che preferisco tra i romance della Masella, e pensare che mi era sfuggito nel 2002 quando fu pubblicato dalla Mondadori Edicola, ma all’epoca non leggevo le italiane, le ho scoperte solamente nel 2011 alla prima edizione fiorentina de La Vie en Rose.
Insomma, il succo della storia è che VOGLIO un Bruno Marras nella mia vita: concreto, forte e roccioso, oltre che bello, non dimentichiamocelo! 


Eh... su questo non posso che concordare! Anche se alla mia veneranda età mi accontenterei di un Mr Hamilton.


Vuoi dire che, vista la mia età, dovrei accontentarmi del nonno Magni???
A parte che non lo vedrei come un pugno in un occhio, io mi ero solo identificata con la mia coetanea, Lady Follett (a proposito grazie Marri per il bel personaggio con questo nome). Comunque tu hai la coda di paglia. 




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La cacciatrice di storie di Ornella Albanese



Una scrittrice in cerca di ispirazione,
un principe che ha rinunciato all’amore.
Sarà possibile un lieto fine, per loro?

Possono una fanciulla maldestra, un’appassionata romanziera e un’affascinante cortigiana coesistere nella stessa donna? Sì, se la donna si chiama Miranda di Colloredo. Alla romantica ricerca del principe azzurro, Miranda si imbatte in un vero principe e la sua vita ne è sconvolta. Ma quell’incontro sconvolge anche Tancredi di Monteventoso, uomo affascinante e dissoluto che non riesce a liberarsi del passato e che, per questo, si è negato all’amore. Riuscirà Miranda a realizzare i propri sogni? Scrivere una storia con un bellissimo lieto fine e vivere una vita da romanzo?
Note:

LA CACCIATRICE DI STORIE è il nuovo, avvincente romanzo di Ornella Albanese, una delle più apprezzate autrici italiane di romance. Si tratta del terzo romanzo della serie “La sartoria dell’amore”, a cui appartengono anche IL CACCIATORE DI DOTE e IL CACCIATORE DI NUVOLE, già pubblicati nella collana I Romanzi Classic – nr. 1050 e 1100 rispettivamente.




E ancora una volta ci ritroviamo qui a parlare di questa bravissima scrittrice, che, come Jane Austen, riesce a conquistare il lettore con storie semplici e personaggi ben sfaccettati. Come sempre mi sono ritrovata a vivere con la sua protagonista, con le sartine e l’avvocato… e tutto il complesso di personaggi che ci ha accompagnati in questa trilogia.
Nessun sensazionalismo, nessun gioco pirotecnico con le parole, solo una bravissima raccontatrice di storie. Ma soprattutto l’Albanese è brava nel piano psicologico. I suoi personaggi non sono solo coerenti e ben modellati, ma maturano in maniera graduale senza passare da ingenue oche a grandi scienziate o da farabutti e libertini a zerbini innamorati. Il tutto poi è condito da un’ironia sottile ma allegra, che fa sorridere e divertire con scene buffe e dialoghi appassionanti.
Non ero sicura che avrebbe operato il miracolo anche stavolta, l’eroina era davvero disastrosa e antipatica, ma il racconto prequel aveva aperto una strada interessante e ovviamente creato curiosità. 



Poetessa, romanziera e giornalista, Evelina Cattermole, in arte Contessa Lara, fu una delle indiscusse protagoniste dei salotti letterari di fine Ottocento. Donna di incredibile bellezza e intelligenza, visse una vita da romanzo, tra passioni travolgenti e scandali sensazionali. Alla sua figura leggendaria è dedicato questo racconto, che ripercorre gli anni milanesi e fiorentini.

Sarà il suo esempio, di donna libera e anticonformista, a ispirare Miranda di Colloredo, protagonista de La cacciatrice di storie, il nuovo romanzo di Ornella Albanese, disponibile in edicola e in ebook a partire dal 7 novembre.
A partire dal 19 ottobre, il racconto è anche disponibile gratis in ebook su tutti gli store.

http://blog.librimondadori.it/blogs/iromanzi/files/2015/10/Albanese_Amore-tra-le-pagine.pdf

E proprio grazie al personaggio della Contessa Lara che c’è stato il punto di svolta nella storia e nella protagonista. Infatti è proprio dal salotto della famosa scrittrice che io ho iniziato a vedere Miranda sotto una luce positiva, ad apprezzarla.
Il personaggio matura sotto gli occhi della lettrice e con lei cresce la stima, e quindi il disprezzo diventa ammirazione, per aver compreso che ogni lavoro è fatica e sudore, che per ottenere qualcosa non basta fare i capricci ed essere volubile… e che a scherzare col fuoco molto spesso ci si brucia.
Ornella carissima posso farti una domanda? A chi ti sei ispirata per descrivere questa scrittrice un po’ maldestra e tanto imbranata?
Infatti il personaggio resta abbastanza simile alle protagoniste dei chik-lit anche se si riscatta con una maturazione lenta e consapevole, è sempre abile nel mettersi nei guai. E di certo non mi ricorda per nulla l’autrice… a parte… beh essere una cacciatrice di storie, che dalla quotidianità sa far nascere romanzi divertenti e personaggi che sanno conquistare il lettore in poche battute.
Il protagonista maschile merita e ovviamente all’inizio si fa il tifo per lui. Affascinante e depravato il giusto per far innamorare la lettrice, viene abbindolato dall’incauta Miranda e io ero lì a scorrere le pagine in attesa che svelasse il complotto della giovane maldestra e “si vendicasse” in qualche modo… ovviamente romantico visto il genere. Ma anche lui matura, a livello personale e anche nella considerazione che ha dell’amore e dei sentimenti. Credo che tutti i protagonisti di Ornella abbiano sofferto e abbiano di conseguenza un muro da abbattere prima di (re)imparare ad amare. E questi eroi tormentati hanno sempre mille sfaccettature in cui s’intravede l’uomo di valore che verrà fuori lasciandosi conquistare.
E come sempre non manca un piccolo mistero, la cui risoluzione porterà anche al lieto fine sentimentale. E come sempre il tutto è ben congegnato, senza forzature, in un flusso naturale della storia.
Non mancano poi scene dolci, irriverenti o allegre e ridaiole, soprattutto nella sartoria più vivace della storia. Con un finalino a sorpresa anche per loro.
In questo lieto fine sembra che si tirino un po’ i fili di tutti i personaggi “di contorno” che come sempre non sono semplici comparse ma danno spessore alle storie dell’Albanese. Chissà se incontreremo ancora le sartine, Sebastiana e la sua geniale sorella!
Personalmente consiglierei questo romanzo a tutte le scrittrici esordienti, alle aspiranti, alle lettrici sognanti che fantasticano di mettere un giorno su carta le loro variazioni e fantastorie. Miranda sceglie di lavorare per necessità e di fare la scrittrice più col cuore che razionalmente, ma pagina dopo pagina cresce e matura, imparando l’importanza del sudore e della fatica.


Che dire oltre quanto già detto dalla mia socia? A parte che Ornella Albanese mi costringe a digerire l’indigeribile: quella Miranda lì mi urtava i nervi già dal suo apparire nel primo romanzo. Non contenta di ciò le ha abbinato un protagonista maschile all’apparenza cinico e superficiale, ma che si svela a poco a poco, rivelandoci la profondità e la sofferenza dell’animo. E Ornella è stata abile nel costruire, già dalle prime pagine, i presupposti della trasformazione da libertino a eroe romantico. Unico appunto, in una storia che mi ha irretita e conquistata risucchiandomi nel romanzo, forse più per le scene di contorno che per l’intreccio romantico, è l’esternazione dei sentimenti del protagonista, a mio avviso troppo repentina. Da Tancredi (che nome bellissimo!) mi sarei aspettata la dichiarazione d’amore sul finale, pur mostrando i propri sentimenti nel corso della storia.
Comunque, come già dichiarato varie volte, provo ammirazione per la bravura e lo stile di Ornella Albanese, per come le sue parole, sappiano far calare le lettrici nel mondo da lei costruito, per come l’ironia delicata e mai eccessiva renda godibile l’intera trama e non soverchi il romanticismo.
E posso dire che condivido pienamente il finale con Sebastiana? A mio avviso la storia non poteva che terminare in tale maniera: il microcosmo della sartoria è perfetto, divertente e commovente così, con tutte le sartine e le tre sorelle, ognuna speciale a modo suo.
Aaaaahhh (sospiro di sollievo) che soddisfazione poter discutere tra noi di trama, personaggi, ambientazione e non di errori, mancanze, superficialità di un romanzo! 


Sarei felice che questo ritorno ai dibattiti su personaggi e fanfiction non fosse legato a un nome, a un’autrice, al talento del singolo, ma all’impegno e al lavoro di tutte le nostre amiche scrittrici.


E te pareva che non dovesse dare una stoccatina finale...





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Volevo solo te di Federica D'Ascani


Alla riscoperta di una giovane autrice!



Volevo solo te (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)
di Federica D'Ascani
Prezzo kindle: 2,49

Sinossi Cosa può scatenare uno sguardo intenso, inaspettato e profondo? Cosa si cela nella mente di una giovane ragazza alle prese con le prime turbolente passioni? Sono già trascorsi due anni, per Flora, da quando con la famiglia si è trasferita in un piccolo paesino del litorale romano e il distacco con la sua vita ancora le pesa. Eppure tutto sembra volgere al meglio quando, per un caso fortuito, i suoi occhi entrano in collisione con quelli di Fausto, giovane mantovano giunto per le sue stesse ragioni a lavorare quella terra arsa dal sole e carezzata dalla salsedine. Ma gli anni sono difficili e parlare tra loro è quasi impossibile. Siamo nel 1932, la terra chiama lavoro, il regime comincia a dettar legge e lo spauracchio del disonore grava sulla testa di Flora, specialmente da quando il nuovo fattore le ha messo gli occhi addosso. Tra le vie di un paese rurale, bagnato dal mare e odoroso di grano maturo, una storia intensa e toccante che vi farà ricordare il primo vero battito di cuore, tra sguardi rubati e promesse taciute, perché la passione, quella vera, non può essere frenata e l'amore, quando bussa, reclama semplicemente il suo tributo...


Ambientato nel 1932, quindi posso chiamarlo storico, questo romanzo breve, nel mio piccolo mondo, ha dato un grande riscatto all’autrice. Non voglio soffermarmi sul prima, basti dire che sapevo soltanto che fosse una buona penna, ma ora ho imparato che sa padroneggiare sentimenti profondi e trasmetterli al lettore in armonia con uno stralcio sociale molto particolare e le emozioni acerbe di una giovanissima donna.
Siamo in un villaggio di braccianti nella campagna laziale dove una ragazza si è vista trapiantare, insieme alla famiglia, da Mantova, a causa del lavoro che non era mai abbastanza e spesso andava inseguito in giro per l’Italia (un po’ come oggi…). È l’acquaiola del villaggio e nella calura estiva sfreccia sulla sua bicicletta per raccogliere l’acqua al fiume e portarla ai lavoranti. 
Un giorno una di queste corse viene interrotta da due occhi magnifici… un altro giorno, al contrario, le gambe vengono fomentate a pedalare a più non posso da uno sguardo altrettanto insistente. Ingenua e nell’età in cui si sogna un futuro roseo e amorevole, fatto di romanticismo e passione, non sa come barcamenarsi tra le prime pulsioni, l’amore e un languore molto più destabilizzante, frutto della paura e di desiderio oscuro.
Il romanzo è in terza persona e ci porta sia nel cuore delle emozioni di Flora sia tra le oscure depravazioni del cattivo della storia. Così la D’Ascani riesce con abilità a trasportare il lettore non solo nella campagna assolata e faticosa, ma anche nel piano emozionale della storia. Riusciremo a comprendere una madre troppo severa perché timorosa che la figlia possa subire il suo stesso destino; ad ammirare un padre abbastanza saggio da saper leggere tra i sentimenti confusi della figlia; a gioire delle giovani scoperte di due ragazzi durante l’innamoramento; e infine a comprendere una moglie all’apparenza succube ma che trova il modo di ribellarsi.
Basta non vi racconto altro, non voglio che, se decideste di leggerlo, vi perdiate la magia della scoperta pagina dopo pagina di questo romanzo erotico, che non lo è mai troppo, ma sensuale abbastanza per render tali i personaggi. Io vi consiglio di leggerlo.

Libera




P.S. Se lo cercate su Amazon e non lo trovate, come è successo a me, non è perché non c’è, ma perché è tra gli “erotici”.

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Di Marco Bertoli e de “L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura”


Romanzo del genere “Giallo storico” ambientato a Uruk in Sumeria attorno al 3000 a. C.
Editore: I Doni Delle Muse. ISBN: 978-88-909656-02-8.


DALLA QUARTA DI COPERTINA
Un matrimonio controverso, una serie di fatti sanguinari, un testamento smarrito: eventi privi di connessione tra di loro che si susseguono senza lasciare respiro. Forse l’unica traccia è l’avvoltoio di cui parla un contadino in punto di morte. Un piano criminale, in apparenza privo di errori, che coinvolge la scrittura, di recente invenzione.
Un grande affresco di uno dei popoli più affascinanti dell’alba della nostra civiltà, i Sumeri, una narrazione incalzante e una spirale travolgente di enigmi che costringeranno il lettore a chiedersi di continuo quale possa essere la sconvolgente e inattesa verità.


Sono in ritardo pazzesco e me ne dispiaccio. E’ iniziato tutto con una richiesta di recensione da parte di BimbaSere, alla quale avventatamente ho risposto sì, poi… poi mi sono persa, perché non abituata a recensire libri “seri”, si sa sono una lettrice di rosa con alcune incursioni nel giallo, ma di un genere diverso da quello trattato da Marco Bertoli in questo libro.
Innanzi tutto è storico e ambientato in un periodo da me poco conosciuto ma, forse, per questo più affascinante (signor Bertoli c’entra qualcosa Gilgamesh?); mi ci sono accostata con trepidazione, non sentendomi in grado di valutarlo nella maniera che merita, ma poi mi son detta che dovevo trattarlo come tratto tutti i libri: da lettrice. Mi è piaciuto o no? E’ scritto bene o no? Sì e sì!
E’ coinvolgente oppure, essendo un romanzo a trama gialla fa smarrire il lettore in un labirinto di indizi e false informazioni? Non mi sono smarrita no, Marco Bertoli è riuscito a farmi ritrovare in Sumeria, negli assolati paesaggi e nelle paludi dell’Eufrate, e, all’inizio, nei cunicoli di una polverosa biblioteca, da cui parte tutto.
Anche se, e qui non me ne voglia l’autore, Shep-sin l’investigatore mi ha un po’ ricordato il tenente Colombo. No, non voglio dissacrare il personaggio del libro e no, nel romanzo non conosciamo il colpevole dall’inizio, ma voglio intendere che il metodo di indagine mi ricorda il mitico tenente e i vari telefilm che ho molto apprezzato.
Il colpevole era noto, eppure restavo col fiato sospeso durante lo svolgimento delle indagini per scoprire come Colombo avrebbe incastrato il cattivo.
Non mi si fraintenda, lo stile del libro è totalmente diverso dai telefilm, ma la “lentezza” dello sviluppo della vicenda, il concatenarsi degli eventi, all’apparenza non connessi tra loro, gli indizi che Shep-sin raccoglie e incastra nel puzzle, l’attenzione con cui ascolta le testimonianze e l’intelligenza con cui fa cadere in trappola il colpevole (o i colpevoli?), tutto mi ha riportato al tenente e anche un po’, perché no, al Montalbano di Camilleri.
Nella quarta di copertina c’è tutto, anzi no, qualcosa manca: a mio avviso tra i protagonisti occulti vi sono l’amore e la passione e, forse perché in primis lettrice di rosa, il sospetto di chi potesse essere il colpevole l’ho sempre avuto, salvo poi essere spiazzata dall’autore, il quale mi ha fatto dubitare.
E non pensate che la storia sia semplice o superficiale, tutt’altro, come ho scritto sopra è un puzzle composto da tanti eventi non collegati che mi hanno fatto scervellare, perché è logico che un senso doveva esserci ma quale era? Ed eccomi a indagare al posto di Shep-sin, con i calzari nella polvere, chiedendo allo scriba Zu-zu di trascrivere interrogatori, a dubitare di tutto e di tutti e a scoprire, me misera, che c’era molto di più di quello che avevo immaginato.
Una storia affascinante, complessa ma non ingarbugliata, ricca di descrizioni, personaggi, dove nulla è ciò che sembra e tutto ha un senso, una storia scritta con lo stile di Marco Bertoli: sobrio, elegante e appropriato all’epoca dei fatti.
Un giallo che, oltre a divertire e soddisfare l’investigatrice che è in me, mi ha fatto conoscere un’epoca mitica, perché sono sicura che l’autore non ci ha propinato “fole”, ma abbia molto studiato per regalarci un piccolo tesoro.
Marco Bertoli, mi è stato presentato tempo fa da sua figlia Serena, alla quale ho chiesto cosa pensasse di lui e di farcelo conoscere meglio.

“Mi sono sempre chiesta che cosa avrei risposto nel caso mi avessero domandato: “Che cosa ne pensi di tuo padre che fa lo scrittore?” In molti mi hanno sempre detto: “Chissà quanto ne sei orgogliosa!” E onestamente, lo sono tantissimo, ma ci sono emozioni che non hanno parole, descrizioni, provocano un batticuore impagabile e che mai sono riuscita a raccontare.
Ricevere ogni volta la notizia di una vittoria a un concorso e rendersi conto di quanto sia bravo; assistere ad ogni premiazione e pensare “Quello è mio padre, sono così fiera di lui e che onore essere sua figlia!”; partecipare alle presentazioni e pendere dalle sue labbra senza mai stancarsi di ascoltarlo; girare per casa e rimanere incantati ad osservare i quadri dei suoi diplomi o le coppe o ancora le targhe di vincitore assoluto.
Come posso non ammetterlo? Sono innamorata di mio padre e non come ogni figlia femmina, ma anche di più, perché lui per me è una fonte inesauribile di informazioni e di saggezza. Non sapete quante cose si possono imparare dalle conferenze che fa: la sua conoscenza è infinita! E io, come una bambina tra i banchi di scuola, mi incanto sempre ad ascoltarlo narrare delle sue storie e ricerche storiche.
E’ davvero molto difficile spiegare ciò che provo, ma vederlo crescere esercitando questa passione, di anno in anno, non smettere mai di seguirlo ma anzi avere il desiderio di non perdersi neanche un attimo di quest’avventura, regala emozioni uniche e irripetibili.
Sono veramente fiera di mio padre e consiglierei a tutti i suoi lavori, racconti o libri, ma non perché mi ritenga di parte, ma perché credo che in essi sia contenuta tanta saggezza, verità, insegnamenti o anche semplicemente amore e umorismo, di cui ogni persona può aver bisogno.
Concludo davvero ripetendo quanto mia padre sia stato per me una scoperta meravigliosa e non posso che augurargli tutta la soddisfazione di questo mondo nella sua carriera di scrittore, e che sempre più persone possano conoscerlo e apprezzarlo. Io da parte mia posso solo assicurare che mai e poi mai mi perderò un secondo di tutto ciò, perché voglio vivermi appieno ogni suo meritato successo, come il mio personale eroe delle favole.”


Ve l’ho detto che meglio della Bimba non potevo raccontarvelo, e poi volevo riportare la bibliografia di Marco Bertoli, ma… cavolo quanto ha scritto e vinto quest’uomo! E Allora concludo con la sua presentatazione:


“Mi chiamo Marco Bertoli.
Sono nato a Brescia nelle prime ore del 27 gennaio 1956, durante uno degli inverni più freddi del secolo scorso, quello della famosa e vera “nevicata a Roma”, da genitori lunigianesi: da parte di madre discendo dai Marchesi Malaspina, signori di quelle terre. Sono figlio unico, tuttavia il mio profilo psicologico, stilato ai tempi della Scuola Media, non denota alcuno dei tratti caratteristici di tale condizione. In altre parole, sono abituato a lottare per raggiungere i miei scopi, niente “pappa pronta”.
Quando avevo sette anni la mia famiglia si trasferì a Cesena. Ho vissuto in quella piacevole cittadina, situata nel cuore della Romagna, sino a quando non sono andato a Pisa per frequentare l’Università. Di quegli anni decisivi per la mia formazione, trascorsi tra mare e colline, mi restano non soltanto innumerevoli ricordi di gioventù e studi classici, riesco ancora a tradurre greco e latino senza difficoltà, ma anche il marchio indelebile della “esse romagnola” che differenzia il mio eloquio dalla tipica parlata toscana.
A Pisa mi sono laureato in Scienze Geologiche e ho conosciuto Anna, anch’essa geologa. Con lei, ormai sono più di trent’anni, ho “messo su” casa e famiglia, lavorando e dedicandomi alla nascita e alla crescita di due figlie: Debora, la maggiore, e Serena.
Lavoro come Tecnico Analista di Laboratorio presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, occupandomi di analisi chimiche di campioni di rocce e di acque.
I miei svaghi sono la lettura, sia di saggi di storia militare, antica e moderna, sia di gialli storici, i videogiochi RPG (in coppia con la moglie!) e i wargame da tavolo.”

Se vi ho incuriosito potrete trovare più informazioni e la bibliografia di Marco Bertoli nella pagina facebook e nel suo sito:

https://www.facebook.com/Marco-Bertoli-883197588356938/

http://www.marcobertoli.eu/



Lullibi




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