Quinto indizio...







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Quarto indizio...









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Terzo indizio...




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Secondo indizio...
















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Secondo giorno ....

Ormai avrete capito che c’era il trabocchetto alla base delle tre strade che avreste potuto scegliere.

Beh! Oggi nel corso della giornata, vi darò diversi indizi più incisivi.

Quindi restate con me e mi raccomando provate a indovinare: chissà che la vostra risposta sia quella giusta!









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Caccia al tesoro...fine primo round!

Bene ragazze, siete andate in giro alla ricerca degli indizi?
Segnato tutto?Avete gia' qualche idea, o magari gia' avete la soluzione?
Beh, ma il gioco non e' finito mica!

Vi aspettiamo domani perche' a partire dalle 8 di mattina fino al pomeriggio vi daremo altri indizi...

Solo chi scovera' il post che si intitola ULTIMO INDIZIO, sara' arrivato alla fine della caccia al libro.
RICORDATE, solo se troverete quel post sarete arrivate alla fine del gioco e solo in quel post potrete lasciare la soluzione.

Tenete a mente che questa e' una sorta di caccia al tesoro, dove gli indizi sono imporanti e fondamentali.

Tutto chiaro?
Speriamo di si!


Lo staff Juneross

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Caccia al tesoro..si inizia!

PRIMO INDIZIO











CACCIA AL TESORO!

Or bene si apron le danze…
Il nostro romanzo dobbiamo scovare
E dall’eroe è bene iniziare.

Così il primo indizio dovete trovare:

l’eroe del romanzo citato
che prototipo avrà impersonato?

1- Pirata
2- Nobile
3- Vampiro



Cliccate sulla risposta desiderata
E una nuova pista vi sarà data…







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Caccia al Tesoro!

Ve lo sareste immaginato che avremmo organizzato una "Caccia al tesoro"?
Beh, noi no! Ma si sa, a volte certe idee nascono cosi, quasi per caso...e se poi ci sono le persone giuste con cui collaborare, diventa tutto divertente!
Quindi in primo luogo ringraziamenti a:

Eleonora, che ha preparato tutti gli indizi
Dany, che ha realizzato la grafica
Ed anche alcuni siti amici( poi scoprirete quali), che si sono prestati a darci una mano.
Andiamo ad iniziare.

Regole del gioco :


Semplicissime!
Vi faremo girare qui e la` nel web in cerca di indizi. Dovrete decifrare gli indovinelli per capire di che romanzo si tratta.

Al primo indizio vi saranno date 3 possibilita'. Scegliete l'eroe che vi piace e cliccate, verrete cosi portate a scoprire un nuovo indizio in un altro sito.
Leggete con attenzione gli indizi che vi saranno forniti perche' poi ci saranno altri indizi che vi porteranno a scegliere l'eroe e il romanzo giusto...
Insomma , non tutte le strade portano a Roma, nevvero?

Cosa importante , tutti i post saranno bloccati, non si potranno lasciare commenti,
ma saremmo presenti nella chat del blog( sulla destra dello schermo), nel qual caso avreste qualche perplessita'.

I commenti si potranno lasciare ( ma saranno comunque oscurati) solo nell'ultimo post che si intitolera' : ULTIMO INDIZIO, sempre se riuscirete a trovarlo ! In questo ultimo post - indizio potrete lasciare il titolo del romanzo e il nome della scrittrice.

Il gioco durera' solo oggi e domani e la soluzione si potra' lasciare fino a giovedi sera, dopodiche' si apriranno i commenti e vedremo chi ha indovinato.
Se ci fossero piu' risposte giuste , sabato sorteggeremmo la nostra vincitrice.


Ma si vince qualcosa?

Non ve l'avevamo detto?
Potrete vincere un Euroclub di Virginia Henley - ANIMA E CORPO- Autografatoooooooooo!



Quando si inizia a giocare?


Alle ore 10 di oggi 9 novembre,
scatta la:
CACCIA AL ...LIBRO!




PRONTE A RACCOGLIERE
LA SFIDA?








p.s. Lasciate le vostre domande , se ne avete, in questo post ed avvaletevi della chat che sulla vostra destra per contattarci in tempo reale.

Lo staff Juneross

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IL PB RISPONDE (III PARTE)

E veniamo di nuovo a noi!
Ringrazio tutte le ragazze sin qui intervenute per la loro preziosa presenza e per la gentilezza che hanno mostrato nel fugare dubbi e rispondere alle domande delle altre utenti…mi raccomando continuate così.


Adesso spazio alle domande:



Salve volevo sapere dove trovare il libro I giorni del tè e delle rose di Jennifer Donnelly..sapete se ne verrà fatta una ristampa?come posso contattare la Sonzogno a questo proposito?
grazie :-)
Anonimo

Anche io sono interessata a I giorni del tè e delle rose della Donnelly...uscirà una ristampa?come faccio a contattare la Sonzogno?
grazie
Debora


Intanto sappiate che Jennifer Donnelly e' stata ospite del blog qualche tempo fa( ecco il link)

C'e' qualcuno che ha letto il seguito in Inglese? E' bello come il primo?


Come al solito, vi rammento che qualunque utente può fornire la risposta alle domande del PB!
Continuate ad avvalervi del post madre : "Personal Booker" (Link)








Angy

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E infine la Bacio' di Laura Lee Guhrke

Direttamente dalla scrivania di Angy
(Attenzione spoilerini!)

Avete presente quando ci si accorge che il libro è finito solo al momento di girare pagina e trovarsi davanti la copertina posteriore del libro?
E avete presente il quesito “Nooooo, finito? Eh che cavolo!”(emmm, si puo' dire Ross?) che ci si pone irritatissime in momenti del genere?
Ed avete presente quando ci si rende conto che il libro appena finito è il PRIMO di una serie?

Ecco, mi è appena successa una roba del genere e sono ancora nella fase di incredulità post-lettura meravigliosa che ovviamente è durata troppo poco.
Il libro in questione è “E infine la baciò” di Laura Lee Guhrke, un romanzo piccoletto di suo ma durato solo tre ore di lettura, penso ciò vi renda l’idea della mia “passione” per il suddetto romanzo.
La cosa mi stupisce non poco però, in considerazione del fatto che l’unico altro libro che avevo letto della Guhrke l’avevo mollato a metà con la mia più profonda indifferenza. Ed invece sorpresa delle sorprese, compro questo di novembre per via della trama, e…e mi riduco ad una mummia imbalsamata sul letto, col libro davanti mentre sorrido, mi adiro e mi commuovo da sola…meno male che non mi ha visto nessuno, altrimenti ero già in analisi.

Be’, che dire? La trama non sarà certo delle più originali, una storia d’amore tra la zitella segretaria/giornalista ed il suo capo/Visconte, ma di banale non ha nulla.
I due protagonisti sono complessi, profondi, molto diversi tra loro eppure capaci di comprendersi a vicenda; ognuno di loro possiede un passato che si rivelerà a poco a poco, ed il lettore lo scoprirà insieme a loro, trascinato in questo rapporto sentito e per niente scontato ove l’attenzione è interamente calamitata sui due protagonisti: Emma ed Harry.
È un romanzo certo profondo, ma anche intessuto di una vena di ironia, un romanzo in cui le contraddizioni tra i nostri eroi vengono egregiamente amalgamate tra loro, ove di personaggi secondari se ne vedono molto pochi, e nessuno di tanto interessante da distogliere il lettore da ciò che di meraviglioso inizia a sbocciare tra la zitella cinica e forgiata dalla più rigida etica morale e sociale ed un visconte “…chiacchierone, sfrontato e insincero…”

È affascinante assistere alle evoluzioni emotive del Visconte, inizialmente completamente indifferente alla efficientissima ma “asessuata” (per lui) segretaria, per finire col rendersi conto di non averla mai conosciuta davvero al di fuori dell’ambito lavorativo, di non averla mai vista davvero né considerata mai come una donna nel pieno senso del termine.
Ed è fantastico, dall’altro lato, poter leggere di una Emma che a poco a poco esce dal suo guscio asfissiante intessuto di regole per poter finalmente concedere spazio alla ragazzina ribelle e testarda che un tempo era stata.

La Guhrke descrive con estrema bravura delle scene talmente passionali ma allo stesso tempo talmente ricolme di romanticismo da rendere impossibile staccarsi dalla lettura creando una storia profonda ma non pesante, eccitante e commovente allo stesso tempo che mi ha tenuta inchiodata alla sedia finchè non sono giunta alla fine…momento in cui mi sono ricordata che fa parte di una serie scatenando la mia immediata ansia da attesa del sequel!!!!

E voi l’avete letto? Che ne pensate?







Angy

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Anteprima : cosa accadra' il 9 Novembre...

ROSS: Ohi Ele, hai visto che bello il blog vestito cosi?





ELE: Si si. Fantastico! L'artefice è Dany, vero?!



ROSS: Sempre lei! Ma d'altronde come faremo senza la Dany?

ELE: Povera...speriamo non la fai scappare mettendola in schiavitù come fai sempre!


Ross: Ci tenevi a dirlo, vero?


ELE: Ihihihihi...Ma, a proposito cosa succede il 9 novembre?


ROSS: E boh? Non lo so...pensavo lo sapessi te!!!


ELE: Io?! Ma io che c’entro?!

ROSS: Si tu! Quando c'e' da fare casino ci sei sempre in mezzo TU!

ELE: Io?!??!??!?!?!?!? Vedi che sei te che combini sempre qualche guaio!!!


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Angy : Image Hosted by ImageShack.us
Ahem.....Mi sa che bisogna ritornare direttamente il 9 novembre per poterci capire qualcosa....

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Grande Estrazione !

Abbiamo trascorso insieme una bella settimana, non e' vero?
Noi ci siamo divertite tantissimo a preparare gli "scherzetti" , e speriamo che anche voi abbiate vissuto con noi un momento divertente!

Arriviamo dunque al momento dei "dolcetti", ovvero le vincite.
Abbiamo come al solito preso i numeri della ruota nazionale ( 3/11/2009)

Il primo numero 45 e' stato assegnato al primo post(Link) . Ci sono stati 46 commenti in questo post, tra cui alcuni doppi , quindi i commenti validi sono in realta' solo 38. Il numero 45 diventa quindi 4+ 5= 9 commento di NUVOLINA!!!

Il secondo numero 73 , e' stato assegnato al secondo post(Link). 7+3= 10 , commento di SYLVIA76.

Terzo numero 74 e' stato assegnato al post con in premio il Bauletto realizzato da Morwen.(LinK)
7+4= 11 , commento di BUNNY.

Quarto numero 56 assegnato al quarto post(Link) . 5+6= 11 , commento di Lidia G.

Quinto numero 37 assegnato al quinto post(Link) ,3+7= 10 , commento di Sylvia76.


Che dire? Complimentissimi a tutte e grazie per aver giocato assieme a noi.
Alla prossima volta, che tanto lontano non e' ! Il 9 novembre si inizia un nuovo gioco!
Vi aspettiamo!

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La sorella della Sposa di Julia Justiss.


Esce in edicola con i Grandi Romanzi Storici : La Sorella della Sposa di Julia Justiss.( Per leggere la trama cliccate qui : LINK)
Questa volta, invece di recensire noi il romanzo, abbiamo pensato di chiedere direttamente alla Justiss di farci sapere qualcosa in piu' sull'eroe maschile .
Ecco il risultato.

Per le lettrici del Blog Juneross, Julia Justiss presenta : Hal Waterman.

Sono deliziata del fatto che, con la pubblicazione di LA SORELLA DELLA SPOSA, anche le lettrici italiane potranno leggere la storia di Hal Waterman. Di tutti i personaggi secondari di cui ho scritto nella mia serie Wellingford, Hal è quello a proposito del quale mi ponevo le maggiori domande. Per cui, cos’è che rende Hal così speciale?

In primo luogo è il suo modo di parlare. Avendo sofferto da bambino di balbuzie, una cosa da cui il suo buon amico Nicky (Nicholas Stanhope, Marchese di Englemere, l’eroe di GIOCHI D’AZZARDO) lo aiutò ad uscirne quando erano entrambi allievi ad Eton, egli parla adesso molto sporadicamente. Difatti, spesso si esprime in frasi frammentarie. Per tal motivo, evita la compagnia delle donne, le quali apprezzano il genere di complimenti fioriti pronunciati in un modo raffinato che egli non può di certo gestire.

Che altro posso dire di Hal? Egli è un uomo dell’uomo, più a suo agio in compagnia dei gentiluomini che apprezzano il suo valore in tutte le attività virili quali cavalcare, sparare, cacciare e tirare di Boxe. Egli è in possesso di una mente acuta e calcolatrice che ama i problemi matematici e i congegni meccanici. Inseguendo tali interessi, Hal sfrutta la sua vasta ricchezza nel ricercare le invenzioni più innovative ed investire in quelle che lui pensa meritino come canali, estintori e la novità delle novità, le locomotive.
Un’occupazione questa che, a causa della sua volgare associazione con affari e commercio, la sua socialmente attiva madre deplora. Infatti, la mamma di Hal disapprova frequentemente il suo “deludente” figlio e non esita mai a renderglielo noto, con la scusa di cercare di “migliorarlo”. Non sorprendentemente, di tutte le Signore, egli si mostra più zelante nell’evitare la compagnia delle bellezze del ton splendide e alla moda come sua madre.

Malgrado il suo disdegno nei confronti del figlio, Mrs. Waterman ha deciso che è l’ora per Hal di sposarsi. La sua attuale occupazione è quella di cercargli una moglie appropriata, e come ci si potrebbe aspettare, la sua idea di “appropriata” e quella del figlio non collimano per niente!

Nel tentativo di evitare I piani matrimoniali della madre, egli incontra un altro problema. Essendo la lealtà ai suoi amici uno dei suoi tratti più marcati, allorchè viene a sapere che la cognata di Nicky ha appena perso suo marito mentre Nicky e tutta la famiglia di lei sono all’estero impegnati in un Grand Tour in Europa, egli si rende conto che dovrebbe andare in visita dalla vedova ed offrirle assistenza al posto di Nicky. Sfortunatamente, la Signora in questione, Elizabeth Wellingford Lowery (sorella dell’eroina Sarah Wellingford di GIOCHI D’AZZARDO) è giusto il genere di bellezza che egli normalmente evita. Infatti, egli la evitava da anni, ovvero da quando l’aveva incontrata al matrimonio di Nicky e Sarah ed era incappato in una immediata, potente e assoluta attrazione per lei.

Egli forza se stesso ad andare in visita comunque, e mentre aspetta di essere ricevuto, incontra il figlio piccolo di lei nell’ingresso, recante un giocattolo rotto, che, il ragazzo gli confida, il suo papà avrebbe potuto aggiustarlo in un momento. Istantaneamente catapultato indietro nel tempo a quando era anch’egli un bambino piccolo addolorato per la morte di suo padre, Hal viene preso all’amo. Egli non può semplicemente sottrarsi dall’aiutare questo sperduto bambino piccolo.

E così la danza di attrazione e fuga ha inizio. Il tempo ha trasformato Elizabeth in una donna sia più attraente sia più complessa rispetto all’abbagliante ragazza che Hal ricorda. Come può egli aiutare Elizabeth, sbrogliare il pasticcio finanziario in cui suo marito ha lasciato il suo patrimonio e divenire amico del solitario figlio di lei senza perdere il proprio cuore per una donna che egli ritiene incapace di apprezzare un uomo burbero e semplice come lui?

Julia Justiss

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Si spengono le luci....















Il nostro percorso abbiamo ultimato
E siamo liete che abbiate partecipato…
Tante sorprese abbiamo ideato
E i vostri commenti ci hanno allietato…
Anche noi che abbiamo organizzato
Dei bei momenti abbiamo passato
E abbiamo sperato
Che pure voi abbiate esultato!


La festa si può dire terminata
Ma come sempre la nostra mente si è risvegliata:
una nuova “sfida” tra poco sarà sfornata
E come sempre del vostro entusiasmo sarà alimentata…
Curiose di sapere cos’è?!
Beh! Restate con me…


A presto la “strega buona” Ele!

P.s. da Juneross: Ele, Strega Buona??? Ahahahah!





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La Notte di Halloween....





Un altro regalo per voi utenti che amate leggere Urban Fantasy!


Direttamente dalla scrivania di Giusy Berni :

LA NOTTE DI HALLOWEEN!



Cliccate su CONTINUA A LEGGERE, per passare qualche minuto in "piacevole" compagnia(ihihihih)!!!!!!!!!



La Notte di Halloween



Era una notte calda, anche se una leggera brezza fredda entrava dalla finestra spalancata.
Osservavo la luna, immensa e pallida che rischiarava l'oscurità di luce soffusa, creando ombre misteriose, che sembravano fantasmi fluttuanti ai confini del giardino.
Un brivido inquietante mi attraversò la schiena, una strana paura prese forma dentro di me. Un timore illogico per la mia mente razionale. Qualcosa in quel lugubre scenario mi aveva colpito ma non riuscivo a focalizzare.
Ero una sciocca, stavo lasciando che l'immaginazione prendesse il sopravvento sulla ragione.
In quella notte magica e silenziosa, ero rimasta sola in casa, mentre mia madre aveva accompagnato i miei due fratelli al tradizionale dolcetto e scherzetto.
Quell'anno mi ero rifiutata di portarceli, ormai avevo venticinque anni, mi rifiutavo di farmi coinvolgere in certe pagliacciate.
Trovavo difficile fare la sorella maggiore a due ragazzini di dieci e dodici anni, il divario era enorme, e per troppi anni ero stata l’unica figlia viziata e coccolata.
Solo negli ultimi anni avevo superato quella gelosia che colpisce ogni primogenito quando il proprio spazio e gli equilibri emozionali vengono adulterati dall’arrivo di un nuovo bambino.
Di nuovo quella sensazione allarmante mi attanagliò le viscere, un altro fremito di paura fece diventare la mia pelle come la buccia di un’arancia.
Osservai il paesaggio notturno diventare sempre più angosciante.
Una nebbia opalescente stava inghiottendo il bosco oltre il giardino, come se avesse vita propria. La osservai inquieta, non riuscendo a comprendere come poteva essersi formata così all'improvviso e in condizioni atmosferiche non adatte.
Seccata mi allontanai dalla finestra, mi strinsi le braccia al corpo sentendo quel gelo malsano penetrarmi sotto la pelle, sino a raggiungere le ossa.
Indietreggiai verso la porta, sempre tenendo d’occhio la finestra spalancata, che ad ogni passo sembrava assumere le fattezze di un varco verso l’ignoto.
La mia immaginazione stava lavorando con alacrità, trasformando granelli di sabbia in montagne.
Era giunto il momento di mettere qualcosa sotto in denti, la fame mi stava giocando brutti scherzi.
Lanciai un’ultima occhiata alla finestra e alla strana nebbia lattea che si avvicinava sempre di più e lasciai la camera da letto.
Appena superato l'uscio mi accorsi che qualcosa non andava.
Il silenzio.
In casa c'era troppo silenzio.
Il ticchettio dell’orrenda pendola della nonna, il ronzio degli innumerevoli apparecchi elettrici ed elettronici, gli scricchiolii tipici di una vecchia casa.
Ed ora, che mi rendevo conto di questo, compresi cosa mi avesse colpito e fatto venire i brividi. Anche all'esterno nessun rumore l'aveva raggiunta.
Il frinire dei grilli, il verso degli uccelli notturni, il soffiare del vento.
Era come essere circondata dal nulla. Immersa nel nulla.
Cominciai a sudare. Era irragionevole, era la mia immaginazione che mi giocava brutti scherzi, non ero abituata alla solitudine.
Lentamente scesi le scale, circospetta, aspettandomi di essere aggredita da qualche nemico in agguato.
Arrivai all'ultimo gradino, guardai nel salone che si apriva alla mia destra.
Vuoto, nulla che desse l'impressione che ci fosse un pericolo nascosto.
Eppure continuavo a sentire quella costrizione alla bocca dello stomaco, il sapore amaro della bile.
Era la paura.
Il mio corpo stava reagendo a qualche stimolo esterno, in maniera esagerata, e non ero abituata a perdere il controllo in questo modo di me stessa.
Seccata da questo terrore irragionevole, mi diressi verso la sala da pranzo, decisa ad andare in cucina a preparami un panino per cena.
Aprii la porta alla mia sinistra, ed entrai decisa.
In quel momento mi ritrovai immersa nelle tenebre.
Un gelido terrore mi attraversò il corpo, rimasi sull'uscio imbambolata, mentre gli occhi si abituarono all'improvvisa oscurità.
Sudavo e tremavo, non riuscivo a muovere un altro passo, chiusi gli occhi cercando di pensare ad altro, cercando dentro di me la forza per affrontare chiunque fosse dietro quell'incubo.
Non ero sola in casa.
Qualcuno vi si era introdotto ed ora stava giocando con me.
Riaprii gli occhi, aspettandomi di trovarmi una faccia ghignante, invece osservai meravigliata la sala da pranzo illuminata da decine di candele.
Sconcertata fissai la tavola apparecchiata per due.
Tovaglia di lino bianco, finemente ricamata. Posate che sembravano d'argento, bicchieri di cristallo.
Mi strofinai gli occhi, li chiusi e li riaprii.
Nulla era cambiato. Continuavo a trovarmi dinanzi uno scenario che sembrava tratto da un romanzo rosa d'appendice, di quelli che mia madre leggeva di nascosto, ma in questo caso non era il preludio ad un incontro romantico.

Cercai tra le ombre l'artefice di quella grottesca messinscena, ma nulla sembrava turbare la quiete artefatta di quella stanza, mentre osservavo sconvolta la tavola apparecchiata, quel quadro assumeva di secondo in secondo un aspetto sempre più sinistro.
Quale mente perversa le stava giocando questo tiro mancino?
Che significato poteva avere quella coreografia?
E dov’era il suo persecutore?
Varcai titubante la soglia, e la porta si richiuse dietro di me con un tonfo sinistro. Mi girai di scatto, afferrai la maniglia, ma i miei sforzi risultarono inutili.
Ero in trappola.
Sciocca. Sciocca. Perché era entrata? Doveva fuggire immediatamente da quella casa.
Ma fuori c’è la nebbia. Sussurrò una voce dentro di me.
Nebbia o non nebbia, doveva uscire da lì.
Tremante mi avvicinai alla portafinestra che dava sul patio, tolsi la sicura e abbassai la maniglia. Inutilmente.
In preda alla frenesia provai anche con la finestra. Ogni varco sembrava essere inviolabile, era prigioniera nella sua stessa casa.
L’immagine del telefono balenò nella sua mente sconvolta, e senza perdere tempo mi fiondai verso l’apparecchio che si trovava su un tavolino accanto alla credenza.
Alzai il ricevitore e digitai il numero della polizia, ma il silenzio rispose al mio grido di aiuto. Era muto. Non c’era linea.
Guardai con raccapriccio la tavola apparecchiata, le candele tremolanti. Testimoni beffarde del mio terrore.
Non potevo arrendermi senza lottare, e senza riflettere corsi verso la porta della sale, buttandomi contro con tutto il mio peso. Rimbalzai per il contraccolpo e caddi a terra.
Un dolore acuto alla caviglia e alla spalla mi paralizzò per parecchi minuti. Chiusi gli occhi mentre con la mano massaggiavo le parti dolenti.
Lacrime di dolore, di rabbia e di terrore scendevano silenziose sul viso, non riuscivo a frenarle. Un singhiozzo soffocato esplose dal mio essere, incurante dei miei tentativi di soffocarlo, per non dare soddisfazione al mio persecutore.
Seduta a terra, abbracciai le ginocchia, appoggiandovi la testa.
La disperazione si era impadronita del mio cuore, mi sentivo senza speranza, prigioniera in quella stanza e senza un nemico da combattere.
Mi alzai con difficoltà, zoppicando pietosamente, mi sedetti alla tavola apparecchiata, gli occhi fissi sul piatto di fine porcellana.
La temperatura diminuì in modo drastico, brividi di freddo mi attraversarono scuotendomi dal torpore in cui ero caduta.
Alzai la testa di nuovo pronta a lottare.
Sgranai gli occhi dinanzi all’apparizione che sembrò generarsi dalle ombre e dalle tenebre.
Fissai impietrita la figura oscura che prendeva forma davanti ai miei occhi. In pochi secondi, la massa nera emerse dall’oscurità, la luce delle candele illuminarono quell’entità rivelando la sua fisionomia.
Rimasi inchiodata sulla sedia, terrorizzata da quello spettro che mi stava osservando con freddezza implacabile.
Mi alzai con lentezza, volevo cercare, dovevo cercare un rifugio, ma non riuscii a distogliere lo sguardo da quella creatura che seguiva ogni mio movimento con occhi di fuoco.
Arretrai senza guardare la direzione, ritrovandomi con le spalle al muro, vidi con raccapriccio che l’essere mi stava seguendo, avvicinandosi ad ogni passo. Fluido, ferale, sembrava che scivolasse sul pavimento.
In pochi istanti fu davanti a me.
Era alto, massiccio, torreggiava su di me con aggressività inquietante, distolsi gli occhi, appiattendomi al muro. Il cuore colmo di terrore e angoscia per il mio destino.
Non potevo credere a ciò che vedevo, a ciò che stava accadendo. Mi sembrava di vivere un film dell’orrore. Ma era tutto vero.
Non potevo accettare così passiva il mio fato, non potevo permettere chiunque cosa fosse quella creatura di ridurmi come una pietosa donnetta piagnucolosa.
Alzai di scatto la testa e lo fissai dritta in quegli rossi. Il resto del suo viso restava sfocato, sembrava uno spettro nero come il buio che lo aveva generato.
C’era una domanda che dovevo fargli. Dovevo sapere.
«Perché la tavola apparecchiata»
«Per la cena» ma le parole rimbombarono nella mia testa, sembravano un tuono, profonde, spesse.
«La cena?» ripetei stupefatta da quell’affermazione «Quale cena?»
«La mia» rimbombò nella mia mente, mentre osservavo con orrore spalancarsi le fauci dell’essere e denti affilati apparire in quell’antro confuso che era il suo viso.
Il mio urlò spezzò il silenzio ovattato che finora mi aveva circondata, mentre osservavo impotente il demone chinarsi su di me, mi resi conto che non c’era più speranza.
Gridai, gridai.
Caddi dalla poltroncina posta vicino alla finestra nella mia camera da letto.
Rimasi alcuni momenti immobile, seduta sul freddo pavimento, osservando la mia stanza, rendendomi conto che non ero in sala da pranzo, non c’era nessun demone, ed ero ancora viva.
Un sogno. Anzi un incubo.
Sospirai di sollievo.
E scoppiai a ridere, la tensione e l’orrore di quel sogno cominciarono a scemare, in quella risata liberatoria.
Di sicuro tutti quei discorsi su demoni, vampiri e mostri vari, fatti dai miei fratellini, avevano eccitato la mia fantasia, regalandomi un incubo formato gigante.
Mi alzai da terra, e guardai fuori dalla finestra.
La notte era scesa, la luna, immensa e pallida illuminava il giardino, conferendogli un’aria spettrale.
Una fitta nebbia opalescente si stava innalzando dal bosco al di là del recinto del giardino, inghiottendo gli alberi come se li fagocitasse, con lentezza inesorabile verso la casa.
Un brivido freddo mi attraversò la schiena.
Il silenzio.



Giusy Berni



Continua a leggere...

E Adesso...Halloween!




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Rispondendo a questo post, parteciperete all'estrazione di alcuni romance. Il 3 novembre ricordate di ritornare a vedere se siete tra i nomi sorteggiati.

Continua a leggere...

A cena con il Dannato ...II parte











































Scelto il luogo, sarebbe anche carino sapere con chi si è deciso di cenare. Sì che gli appuntamenti al buio sono eccitanti, ma visto che si parla di dannati, be’ non c’è tanto da stare sicure no??
Di creature soprannaturali ce ne sono di tutte le fogge, gusti e dimensioni, come ho accennato nel post precedente, ce ne sono di biondi, bruni, castani, chi segnato da cicatrici, chi dalla pelle perfetta ed eburnea come il marmo; le temperature corporee variano da dannato a dannato (mi raccomando, coloro che soffrono il freddo siano pregate di evitare i vampiri ;)); le animaliste troveranno la loro anima gemella con i mannari e per le appassionate di storia antica, non temete, avrete pane per i vostri denti!
Qui di seguito vi riporto alcuni esempi di papabili partner, usciti direttamente dalla penna delle nostre care scrittrici, ma non essendo io onnisciente in campo paranormale è chiaro come tutte voi possiate scegliere chicchessia per la vostra cena, eroi di libri non citati (magari perché non li conosco) oppure semplicemente potete inventarveli, come per il post precedente!
Non svenite sulla tastiera mi raccomando ;):

1) LUCIEN, uno dei Signori degli Inferi, posseduto dal demone della Morte la cui sorte viene narrata in Demon’s kiss di Gena Showalter.

“…le donne si tenevano a distanza perché il suo viso era sfigurato da cicatrici perfino grottesche, che lo facevano sembrare il mostro delle favole. Gli occhi di colore diverso non miglioravano il suo aspetto, uno marrone che vedeva il mondo naturale e uno azzurro che vedeva quello spirituale, ma entrambi messaggeri di morte…”
(da Demon’s Pleasure…Gena Showalter, Harlequin)

4) ERIC NORTHMAN, il bel vampirone Vichingo della serie di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris

“…biondo e con gli occhi azzurri, era alto e largo di spalle, e indossava stivali, jeans e una canottiera, niente altro. Era il genere di soggetto che si vedeva sulle copertine dei romanzi rosa, e mi faceva una paura terribile…”

(da Finchè non cala il buio…Charlaine Harris, Delosbooks)


2) ZSADIST, uno dei Guerrieri vampiri delle Confraternita del Pugnale Nero, la sua storia in “Lover Awakened, un amore impossibile” di J.R.Ward

“…aveva il volto sfregiato, come se qualcuno avesse tentato di tagliarlo a metà con un coltello. La grossa cicatrice scendeva dalla fronte all’attaccatura del naso, tracciava una curva sulla guancia per finire di fianco alla bocca, storcendogli il labbro superiore.
Due occhi socchiusi, neri e gelidi come la notte, la fissarono e si spalancarono appena…”
(da Lover Eternal, un amore immortale…J.R.Ward, Mondolibri)

3) JULIAN IL MACEDONE, vittima di una maledizione e protagonista di Fantasy Lover di Sherrilyn Kenyon
“…i suoi capelli dorati ricadevano in onde scomposte intorno ad un volto ben rasato che sembrava essere stato intagliato nella roccia. Incredibilmente bello e attraente, il suo volto non era grazioso né aveva alcunché di femmineo, ma era decisamente mozzafiato. Labbra carnose e sensuali si incurvavano in un esitante sorriso…”
(da Fantasy Lover…Sherrilyn Kenyon, Fanucci)

5) RHAGE, un altro bel ragazzone (con i canini oblunghi) della Confraternita del Pugnale Nero e la sua storia viene trattata in Lover Eternal di J.R.Ward
“…mascella squadrata. Labbra carnose. Zigomi alti. Fronte spaziosa. Folti capelli ondulati, più chiari sul davanti e più scuri sul dietro, dov’erano tagliati corti. E il fisico era spettacolare quanto la faccia. Robusto. Muscoloso. Senza un filo di grasso. La carnagione appariva dorata anche sotto le luci fluorescenti…”
(da Lover Eternal, un amore immortale…J.R.Ward, Mondolibri)

6) ANATOLE ST LEGER, dotato di poteri magici e protagonista di La moglie Ideale di Susan Carroll
“…il vento gli scompigliava la massa selvaggia dei capelli neri, le sopracciglia pesanti sopra occhi infuocati che potevano essere quelli di un antico guerriero celtico. Il suo volto era tutto spigoli, dalla forma rapace del naso agli alti zigomi; la fronte larga era attraversata da una pallida cicatrice…”
(da La moglie ideale…Susan Carroll, I Romanzi Mondadori n.867)

Per cui vi chiedo…con chi vi piacerebbe immaginare un appassionante tête a tête dinnanzi una tavola imbandita?


Angy

P.s. Anche con questo post ci sono dei libri in regalo!

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E se fosse uno scherzo di ...natura?!












Beh! Rieccomi qui a curiosare nei vostri pensieri…

Settimane fa vi siete tanto infervorate sul tema degli erotici(Link) e, sulla scia del vostro interesse, abbiamo deciso di creare un tipo particolare di domanda…
Fermo restando che è probabile che questa volta Ross mi butti fuori dal blog in maniera definitiva, sono curiosa di sapere…ummm…Ross vai via!!!

Allora, riflettendo e rileggendo i vostri commenti al post degli erotici, in consonanza con il tema di Halloween, vi chiedo…


Per quanto riguarda le parti intime dei personaggi dei romanzi, quali espressioni vi hanno dato l’idea di uno scherzetto, inteso come un modo di esprimersi in riferimento a quelle parti tanto ridicolo da farvi pensare che l’autrice (o la traduttrice) vi stia prendendo in giro?!



E al contrario, avete mai trovato espressioni relative agli attributi fisici che rappresentano il dolcetto, il modo dolce di fare allusione alla suddetta parte, senza destare vergogna?!

Se lo ricordate, sarebbe persino divertente capire a che libro appartengano le suddette espressioni (se non altro per regalare tutti i romanzi relativi a Ross!!!).


Bene ragazze, sappiate che con i commenti a questo post, potrete essere sorteggiate e vincere questo delizioso cofanetto realizzato per l'occasione dalla nostra artista ufficiale : Morwen!





Peccato che non si veda bene, ma sul coperchio ci sono proprio le zucchette che hanno caratterizzato la nostra settimana!

Eleonora


P.s da Juneross, ragazze mi raccomando commenti moderati! Poi faccio io i conti con Eleonora che continua a stuzzicarvi cosi!

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Dracula all' Ikea di Scampia!


Un regalo per tutte voi!
Attenzione e' un Urban Fantasy!!!!!

Premessa ( di Stefania Auci)

L'idea di Dracula all'Ikea di Scampia nasce da una battuta di una editor presente al Wff 2009 di Matera. La signora Meciani, durante una conferenza, spiegò che tre erano stati i successi editoriali degli ultimi anni: la trilogia Millennium di Stieg Larsson, la saga di Twilight e Gomorra di Antonio Saviano.
"Per realizzare il successo editoriale perfetto"aveva aggiunto a chiusura del suo intervento "sarebbe l'ideale un libro di vampiri con ambientazione svedese scritto da un giornalista d'assalto e ho già in mente il titolo: Dracula all'Ikea di Scampia."
Quest'idea, provocatoria e paradossale, ha messo radici nel magazzino della creatività ed è saltata fuori all'improvviso.


E' necessario precisare alcuni particolari: il racconto vuole essere un divertissement, qualcosa di ironico e gioioso e come tale va letto. Innanzi tutto, il nome del protagonista del racconto, Michele Blommo, è un esplicito richiamo a Mikael Bloomkvist, giornalista d'assalto protagonista dei romanzi di Larsson, come pure il brve accenno di Concetta Salandra, disegnata per antitesi rispetto a Lisbeth Salander (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta); l'uomo lavora in una rivista chiamata Millennium, che nel caso del mio racconto diventa Il Centenario.
Altro aggancio: il gruppo di pallidi ragazzi che girano per Scampia è un richiamo alle pagine iniziali di Twilight e al gruppo dei Cullen; infine, alcuni toni giornalistici disseminati qui e là richiamano il forte libro-inchiesta di Saviano.
Quanto a Dracula, ho lasciato mano libera alla fantasia, pescando sempre nei Topoi del genere.
E' stato divertente scrivere questo racconto, ve lo assicuro. UN grazie special alle mie Beta, anche e sopratutto per la consulenza linguistica sulle battute in napoletano.



Buona lettura.
Stefania Auci
P.s. Per leggere il racconto per intero basta cliccare "CONTINUA A LEGGERE" , situato proprio qui sotto :))





DRACULA ALL’IKEA DI SCAMPIA.


Qualcuno ha detto che fare il giornalista è un mestiere come un altro. Beh, scordatevelo. È una solenne vaccata. Ovvero: se volete stare dietro una scrivania a fare i necrologi, potete star certi che non vi succederà niente di male; ma se scegliete di scendere in strada e guardarvi attorno, di certo pesterete qualche cacca. Se poi decidete di andarvele a cercare, le notizie, potete star certi che, prima o poi, vi troverete con il collo sotto una mannaia.
È più o meno quello che è successo a Michele Blommo, un giornalista di un mensile di Napoli, il Centenario. Il nostro Blommo era un cinquantenne con la pancetta, un filo di calvizie, eredità del padre impiegato del catasto, e la vocazione insoddisfatta di sciupa femmine. Nessuna o quasi delle sue conoscenze femminili era caduta vittima del fascino dell’uomo di mezza età e così, lui doveva accontentarsi della moglie Marisa e delle due figlie Tatiana e Jessica come esponenti a lui devote dell’universo femminile.
Nonostante le sue insoddisfazioni personali, Michele Blommo era e rimaneva un bravo giornalista. Si era fatto le ossa nel “Il Mattino” come cronista di nera e aveva portato la sua professionalità al Centenario, convinto che il giornalismo d’inchiesta dovesse far qualcosa di più che far fotografie a morti ammazzati stesi sotto un telo.
A distanza di dieci anni, Blommo però si trovava sempre a scrivere di cadaveri stesi in qualche cortile di Barra, Scampia e Portici.
Così, quando uno degli informatori, Giovannino Scafisi detto ‘O cane muorto, piccolo spacciatore, lo aveva chiamato alla redazione semideserta di Centenario, aveva drizzato le antenne. Il suo istinto di cacciatore di notizie si era mosso tra il petto e lo stomaco, mescolandosi al discreto appetito che stava montando in vista del pranzo.
“Come? Ragazzini che spariscono a Scampia? Giovannì, ma che dici?”
“Seeee, Blommo… Stamme a ssentì : ce stà ‘nu grupp ‘e rumen , c’ abbitn da n’ appartament re’ Vele. Stann chius tutt’ a jurnat, poi ‘a ser escn… marò, ch’ facc c’a ten’n! Bianche! Parn’ tanti muort…”
“E allora? Chè, se uno sta chiuso a casa sua fa reato, Giovannino?”
“No, Michelì…chisti qua so’ stran… ma stran assaje! so’ tutt bianc, comm ‘e muort… Escn ‘e nott cu chill’ uocchi scpiritat c’hanno e vann aret all’Ikea, tjen present? A fabbric ‘e mobbili c’ t’ fà ascì l’ uocchi ‘a fuori pe’ capì comme s’ montan, mannaggia all’anima…”
“Buono, buono! Lo so dov’è l’Ikea” lo bloccò il giornalista, passandosi la mano davanti alla fronte. Discutere con ‘O cane muorto era come parlare a sua zia Titina, una novantenne colpita dall’Alzahaimer... ma almeno sua zia si sforzava di parlare in maniera comprensibile.
“Raccontami tutto con calma, Giovannì. Dammi l’indirizzo preciso e vediamo di capire che fanno ‘sti romeni…”
Blommo afferrò una matita e scrisse le indicazioni su un tovagliolo oleoso della tavola calda che si trovava lì, sulla scrivania ingombra di carte, poi chiuse la conversazione. Rimase in silenzio a fissare il foglio: si trattava della porta posteriore del magazzino di Ikea.
Un gruppo di ragazzini romeni. Che agivano al buio, agganciando altri giovani. Li portavano nella loro casa e questi puff… sparivano. Traffico di organi? Droga? Poteva essere di tutto in quell’isola di disperazione e brutalità che erano le Vele. Scampia era il paradiso degli spacciatori di droga e dei trafficanti di armi, dove non esisteva che una legge: quella del più forte.
C’era solo un modo per capirlo.
Andare a mangiare.
A stomaco pieno, Michele Blommo ragionava meglio. Tornò su dalla tavola calda tenendo nella mano un caffè per la sua collega Concetta Salandra, sua vicina di scrivania. La ragazza, più larga che alta, era conosciuta per il suo talento nel riuscire a parlare con chiunque e riuscire a cavare un’informazione anche da un camorrista irriducibile colpito da paresi facciale. Con trenta chili in meno e un po’ di charme in più sarebbe stata una perfetta P.R., tuttavia, la vita aveva deciso diversamente.
“Cettina, tesoro, ho bisogno di un favore” esordì Blommo, appoggiandosi alla sua scrivania. Fece appena in tempo a vedere sul pc le immagini di un attore famoso quasi senza veli, prima che la collega richiamasse sul desktop una pagina di Word.
“Sìììì?” Flautò Concetta.
Ecco. Quella era l’unica collega su cui Blommo esercitava il suo peccaminoso fascino di maschio cacciatore. Peccato che la prospettiva di una relazione sessuale con lei si sarebbe tradotta in una sicura ernia del disco.
“Una mia fonte mi ha segnalato una strana storia di sparizione di ragazzi nella zona dietro Ikea, a Scampia. Sei in grado di sapere se la Polizia o i Caramba hanno avviato qualche accertamento?”
Concetta si alzò dalla sedia, annuendo. “Ci penso io. Piglio l’appuntamento con il brigadiere Esposito e vado a vedere.”
Tornato alla sua postazione, il giornalista scoprì con disappunto che l’olio di cui era intriso il tovagliolino aveva cancellato l’indirizzo. Che cosa strana! Di solito, l’olio non arrivava fino al bordo del tovagliolo. Lui aveva centinaia di appunti presi su cartine sporche, disseminati tra cassetti e folder. Ebbe un brivido, mentre la pizza con i friarielli risaliva, acida, su per la gola.
Cosa poteva significare questo?


Quella stessa sera, Michele Blommo approfittò della riunione del circolo dell’Azione Cattolica di cui faceva parte sua moglie per condurre la sua indagine. Depositate Tatiana e Jessica da un’amica, si fermò in un chiosco a prendere un thermos di caffè e due pacchetti di Pringles, poi andò in farmacia per comprare una confezione di Maalox.
Con queste scorte di prima necessità, si addentrò per le strade di Scampia. Un brivido iniziò a serpeggiargli su e giù per la schiena. Lui non era di quel quartiere. O cane muorto si era categoricamente rifiutato di accompagnarlo e adesso lui si muoveva come un bersaglio fosforescente in quella terra di nessuno. Persino la sua Fiat Panda blu sbiadito dell’ottantasei sembrava attirare l’attenzione. Certo, il fatto che la marmitta si fosse staccata non aiutava…
Prima tappa fu la Vela numero due. All’ottavo piano, secondo le informazioni passate dalla sua fonte, si trovava un appartamento dalle finestre murate, con la porta blindata.
Blommo puntò lo sguardo verso le assi di legno che impedivano l’entrata di luce e aria, mentre un gruppetto di adolescenti, passava a bordo di scooter sfiorando il suo sportello.
Perché qualcuno vorrebbe chiudersi in questo modo dentro una stanza, come sepolti vivi? pensò. Niente aria, niente luce. E certo, che avevano qualcosa da nascondere!
Fermi sotto il porticato imbrattato da scritte e graffiti, alcuni uomini con il volto coperto da cappucci delle felpe gli scoccarono delle occhiate minacciose, divise in parti uguali tra curiosità e intimidazione. Blommo si chinò sul volante e fece finta di fare una telefonata, poi rimise in moto la Panda con un colpo di tosse rantolante, pronto a partire nel caso in cui avesse dovuto darsela a gambe.
Quando alzò gli occhi, vide un gruppo compatto di persone venir fuori da uno dei buchi nel muro che fungeva da ingresso nella Vela. Alla luce della luna e dell’unico lampione rimasto integro nella strada notò subito i loro volti. E rimase di sasso.
Pallidi. Bianchi come il gesso, per essere ancora più esatti. Erano tutti molto giovani, due ragazzi e tre ragazze. Si muovevano con lentezza e, nello stesso tempo, con una grazia innaturale. Gli uomini di guardia li fecero passare, scostandosi di scatto al loro passaggio, come se non volessero aver nulla a che fare con loro.
Possibile? Si chiese Blommo. Quelli che facevano i pali non erano certo mammolette, eppure sembrava che avessero paura… sì, paura di quel branco di scugnizzi.
I cinque si diressero compatti verso un Suv Bmw nero,un X5 nuovo di zecca, parcheggiato a poca distanza dalla sua Panda.
Questo particolare fu come una sberla per il giornalista. Una Bmw nuova che nessuno aveva tentato di forzare o rubare significava solo una cosa: che quei ragazzi erano parte di una qualche banda di rumeni che aveva trovato un accordo con la camorra. Nessuno avrebbe mai toccato un’auto del genere, se apparteneva a un membro dei clan o a un loro protetto.
La Bmw partì sgommando e la Panda arrancando, tentò di stargli dietro. Quelli guidavano come dannati, senza rispettare neanche l’anarchia stradale che contraddistingueva la periferia di Napoli; Blommo, dopo i primi due chilometri dovette arrendersi, lasciando rifiatare il motore. Arrivò al retro del magazzino Ikea dopo circa quindici minuti.
Notò subito la Bmw ferma nel piazzale del parcheggio: aveva i fari accesi, gli sportelli aperti, musica ad alto volume. I cinque erano scesi dalla vettura e adesso stavano parlando con una coppia di ragazzini, più o meno della loro età.
Nascose la macchina dietro un cumulo di spazzatura e, a passo felpato, si spostò fino al muretto che circondava il parcheggio. Da lì, la visuale era migliore. Aguzzò lo sguardo e strinse gli occhi, poi si tastò la giacca e masticò una maledizione quando si rese conto di aver lasciato a casa gli occhiali per la miopia. I romeni rimasero a parlottare fino a che uno di loro, uno dei due maschi, non girò attorno alla coppia di ragazzi. Sembrava considerarli, quasi valutarli.
Quando li colpì alla nuca, Blommo non riuscì a trattenere un grido. I due si erano accasciati a terra, immobili. E lui si ritrovò cinque paia di occhi puntati addosso.
“Ommadonnabelladelcarminello….” Mormorò, arretrando. D’improvviso, quegli occhi si erano fatti rossi. I cinque ragazzi si mossero, venendo verso di lui, prima a rallentatore poi sempre più veloci fino a essere ombre.
Blommo incespicò, si rialzò e corse verso la Panda. Era terrorizzato. Non sapeva cosa stesse succedendo eppure qualcosa di strano era avvenuto. Strano, pericoloso e, gli urlava il suo istinto, anormale. Le sue mani tremavano tanto che le chiavi dell’auto gli caddero di mano. Scattò per afferrarle quando una costosa scarpa di ginnastica gli schiacciò le dita, facendolo urlare di dolore.
Alzò gli occhi. Una ragazza bianchissima, con occhi scintillanti come rubini lo stava fissando, divertita. Teneva la testa inclinata da un lato e lo studiava. I suoi capelli scuri, lunghi e sottili, scivolavano sulle sue spalle, nascondendo a Blommo la vista del cielo nero.
“Io non ho visto niente, non so niente e mi trovavo a passare di qua per caso…” dichiarò immediatamente il giornalista, cercando di tirar fuori la mano da sotto il piede. La ragazza sorrise lentamente, scuotendo la testa: aveva l’aria di spassarsela un mondo.
“Bugiardo” sussurrò, con un leggero accento dell’est europeo.
Blommo non ebbe il coraggio di rispondere. I suoi denti… i denti di quella ragazza erano… strani… erano lunghi, e bianchi e aveva le zanne e non poteva essere…
Qualcuno alle sue spalle lo prese per la collottola e gli assestò una zuccata in testa. L’ultima cosa che il giornalista vide, fu quel sorriso bestiale.

*************

Avete presente il risveglio dall’anestesia? Tutto attorno a voi è confuso. I suoni vanno e vengono, le immagini sono intermittenti, quasi provenissero da una trasmissione disturbata. E avete la testa piena di vento, la bocca impastata, le palpebre pesanti come saracinesche.
Questo era lo stato di Michele Blommo al suo risveglio. Tentò, a fatica, di restare con gli occhi aperti ma si sentiva troppo debole; con lentezza, alzò una mano e tentò di sfiorarsi il cranio. Una fitta di dolore lancinante arrivò diretta sino al midollo, facendogli ricadere il braccio penzoloni.
“Benvenuto tra noi… signore.”
Una voce maschile, roca. Un marcato accento dell’Est Europa.
Michele ordinò ai suoi occhi di restare aperti e, per una volta, quelli gli ubbidirono. Si trovava in una stanza illuminata solo da un lume a petrolio, con le pareti coperte da una tappezzeria di raso rosso scuro; alle finestre, tende color vinaccia e oro e un immenso tappeto persiano ai suoi piedi. Era steso su una dormeuse color borgogna. Davanti a lui una porta in mogano e, accanto alla porta, un etagère con bicchieri di cristallo. Il loro bordo dorato risplendeva, bagnato dalla luce calda e tremula del lume a petrolio.
Un lume a petrolio? E la luce elettrica?
L’occhiata che gettò al lume fu troppo rapida e strappò al giornalista un gemito di dolore. Era strano. Tutta quella stanza era strana: gli sembrava di esser finito dentro uno di quegli sceneggiati in costume che vedeva quando era piccolo.
Una mano, lunga e bianca, gli afferrò la spalla, costringendolo a voltarsi. Era quasi priva di peso, eppure la forza di quella presa era incredibile.
“Non faccia gesti bruschi, signor Blommo. La sua testa ha subìto un duro colpo: Roman, il mio servitore, è stato oltremodo violento. Faccio ammenda per lui.”
Lentamente, Michele si voltò. Un uomo dall’età indefinibile lo stava fissando, seduto su una poltrona di velluto cremisi. Aveva occhi sottili, profondi, talmente scuri da sembrare pozzi senza fondo, con le iridi cerchiate di un rosso brillante; il viso era cesellato, aristocratico, con sottili baffi arricciati sulle punte; i capelli ricadevano lungo la fronte con piccole onde morbide. Labbra sottili e rosse.
Ed era pallido. Incredibilmente pallido.
E chi era quest’altro, Christoper Lee?
“Sangennaruzzo, Beatavergineannunziata e benedette anime purganti abbiate pietà di me… Dove sono finito?” mormorò il giornalista. Tentò di mettersi in piedi ma cadde bocconi sul tappeto e di nuovo, la stessa mano di prima lo aiutò, senza sforzo alcuno, a rimettersi seduto.
L’uomo misterioso sembrò divertito dal suo spavento. I suoi occhi si riempirono di sarcasmo, mentre tornava a sedersi sulla sua poltrona.
“Devo pregarvi, signore, di astenervi da simili invocazioni o peggio, dal compiere gesti rituali che potrebbero infastidirmi. Le conseguenze potrebbero essere assai poco piacevoli per voi. Quanto alla vostra domanda, la risposta è nell’appartamento all’ottavo piano della Vela due, che avete tenuto sotto controllo in maniera tanto maldestra questa notte.”
Michele Blommo respirò, deglutendo con lentezza. Che quell’uomo lì non fosse normale era una certezza: nessuno poteva stare chiuso in una stanza che pareva la ricostruzione dello studio di Sherlock Holmes e soprattutto, nessuno poteva essere così… così.
Eppure doveva sapere. L’istinto del giornalista prese il sopravvento.
Se doveva morire, voleva farlo sul campo, penna in pugno.
“Mi deve scusare, non ce l’abbia a male se glielo chiedo ma lei… chi è?”
L’uomo inclinò la testa, alzando le sopracciglia. “Non mi riconosce? Non ha alcun sospetto?”
Momento di imbarazzo. Blommo pensò di mentire. Chi poteva essere? Un tronista di Maria de Filippi? Uno dell’isola? Grande Fratello? Boh!
“Veramente… no” ammise, alla fine. E arretrò lentamente sulla dormeuse.
L’uomo si alzò, con una smorfia di disgusto stampata sul viso. “Epoca senza memoria, la vostra” considerò a voce alta, scuotendo la testa.
“Tempo fa il mio nome avrebbe fatto tremare il cuore degli uomini. La mia vista avrebbe fatto invocare la collera divina. Ma adesso…” Si fermò al centro della stanza, con un’espressione che a prima vista sembrava rassegnata. Poi tornò sui suoi passi e gli tese la mano.
“Conte Dracula, al secolo Vlad Tepes, l’Impalatore.”
Il giornalista lo fissò a occhi sgranati. Chist’è pazzo… pensò, pazzo come un cavallo. Ciononostante, rispose alla sua stretta. Meglio non contrariarlo, si disse. Gli porse la mano e rabbrividì, quando sentì il contatto con la sua, gelida.
“Michele Blommo, giornalista. Onoratissimo.”
Il Conte si lasciò andare indietro sulla poltrona, continuando a fissare con forza il suo ospite.
“Dalla sua reazione, signor Blommo, desumo che lei non sappia o non si renda bene conto di chi io sia… e di chi siano i miei aiutanti.”
“No, eccellenza, cosa pensa?, Io lo so chi è lei…” cercò di interloquire il giornalista. Ahò! Pensava di avere avanti un idiota illetterato? Va bene accontentare i pazzi, ma passare per un ignorante, questo mai!
L’altro gli scoccò un’occhiata tanto gelida che Blommo istintivamente, si strinse le braccia attorno al corpo.
“La prego di non interrompermi, signore. Dicevo… io e la mia progenie ci spostiamo in giro per l’Europa da quasi due secoli. Dopo gli spiacevoli eventi che hanno portato al mio allontanamento dalla Gran Bretagna, ho dovuto sparire nelle brume della leggenda per alcuni decenni. Le assicuro che soggiornare tra Turchia e Yugoslavia è una delle cose più fastidiose che abbia mai sperimentato: nessuna comodità, mai un pasto decente. Dalla vostra Prima Guerra mondiale, tuttavia, ho ripreso a vagare per la cara, vecchia Europa e ho ripreso le abitudini di vita che mi sono più consone. Ho trovato altri compagni: lei ha conosciuto Helena… lei è la mia prima moglie, dopo la sventurata fine che hanno fatto le altre spose, a opera di quel cacciatore da strapazzo!”
“Van Fensing?” azzardò Blommo.
Mannaggiaammè che non ho sentito Tatiana mentre ripeteva letteratura inglese l’altra sera…
“Van Helsing” rispose l’altro, quasi sputando quel nome. “Un vecchio pavone bavoso con la mania della purezza della razza… ma tant’è, lui è polvere mentre io sono vivo e ho ricostruito la mia stirpe. Io non chiedo che di vivere la mia esistenza assieme alle mie creature. La sua bella città offre nascondigli e risorse insperate: in particolare, Scampia è un vero paradiso per me e i miei giovani compagni. Come avrà notato, ci siamo sistemati bene qui, e non abbiamo intenzione di andarcene tanto presto. Di certo, non tornerò mai più in Transilvania.”
“Certo… capisco…la Turchia non è un bel posto per vivere, fanno saltare in aria la gente…” mormorò Blommo, annuendo.
Il Conte lo fulminò con un’occhiata assassina. Le sue labbra si fecero più sottili.
“Romania” scandì, secco, scuotendo la testa.
“C-come?” balbettò il giornalista.
“La Transilvania è in Romania. Quanto è caduto in basso il vostro livello culturale!” sibilò l’altro, disgustato. Blommo si sentì in imbarazzo come un bambino di otto anni che non conosce la tabellina del due.
Improvvisamente, Dracula si chinò in avanti, gli occhi fissi in quelli del giornalista. Il suo sguardo divenne caldo, liquido come lava e scuro come pece. Tra le labbra balenarono due lunghi, aguzzi canini. Parlò con voce bassa, appena udibile.
“Lei ha visto… o pensa di aver visto qualcosa, laggiù all’Ikea?”
Blommo sentì la paura serrargli la gola. Arretrò sulla dormeuse mentre il suo interlocutore si faceva più vicino. Fu allora che comprese.
Non era un mitomane. Non era un incubo. Non era una messinscena.
Lui era davvero il Conte Dracula. Era davvero un vampiro.
Dracula. A Scampia. C’era abbastanza per uscire pazzi.
Altro che camorra, spacciatori e traffico d’armi…
“Sì…cioè no… io non… ho visto nulla” balbettò Michele, con il respiro spezzato.
Il viso del Conte si allargò in un pigro sorriso sarcastico. Aveva capito che Blommo si era convinto della sua reale identità: sentiva la paura di quell’insulso umano, la vedeva nelle sue iridi dilatate, nelle mani che tremavano, nel pomo d’Adamo che andava su e giù.
“Vede? Si è trattato di uno sciocco malinteso. Noi… io la lascerò tornare tranquillo alla sua dimora, visto che ha compreso quale sia la situazione. I miei… ragazzi amano incontrare i loro amici al parcheggio dell’Ikea, passano lì un po’ di tempo e talvolta, questi amici trascorrono un po’ di giorni con noi. Non c’è nulla di strano in questo, giusto? Sono sicuro che lei non vorrà aver fastidi per questa storia.”
Il giornalista annuì con grande energia, a occhi spalancati. “Giustissimo, eccellenza. Sono… solo ragazzi, no?”
La domanda non ebbe risposta.
Dracula si soffermò a osservare l’uomo terrorizzato. Aveva deciso di lasciarlo andare quando aveva compreso che era solo un poveraccio con una vita patetica, una nullità inoffensiva. Non gli accadeva da tempo di lasciare in vita qualcuno a conoscenza del suo segreto, e ciò che gli avrebbe detto prima di salutarlo, lo avrebbe convinto a tacere in maniera definitiva.
Si alzò in piedi. Era alto, ben fatto: sovrastava Blommo di tutta la testa. Non aveva affatto l’aria di un cadavere, considerò il giornalista, imitandolo. Lo scrutò con diffidenza, quasi temesse di essere accoltellato o peggio.
Tutto questo è pazzesco, si disse Michele in un sussulto di lucidità. Irreale. Sì, era un incubo, non c’erano altre spiegazioni. Non era possibile che certi mostri esistessero e che vivessero alla periferia di Napoli. E che lo lasciassero andare libero, dopo aver scoperto la loro esistenza! Naaaaa… era un incubo. Aveva mangiato troppe porcherie, come diceva Marisa, punto e basta.
Quel pensiero lo consolò. Alzò la testa, baldanzoso e sorrise al vampiro che annuì, soddisfatto. “Bene. Sarà mio piacere ordinare a Roman di accompagnarla alla sua vettura.”
L’incontro era finito.
Michele Blommo si avvicinò alla porta, seguito dal Conte. Lo stava lasciando andare? Non lo avrebbe azzannato? Ma che strano sogno…
Oltre l’uscio c’era un lungo corridoio tappezzato di raso blu scuro dove Roman lo attendeva.
Nelle sue mani, le chiavi della sua Panda. Il sorriso di Blommo si asciugò sul viso, di colpo. Tastò freneticamente le tasche della giacca. No, non c’erano. E neanche il suo portafogli c’era più.
Allora… non era un sogno….
All’improvviso, Dracula sorrise, mettendo in mostra i suoi lucidissimi canini. Tra le mani aveva il portafogli di cuoio, lucido e consunto del giornalista.
“Lei e la sua famiglia abitate in via delle Magnolie al numero dodici, vero?”
Il giornalista si sentì raggelare e si voltò a fissarlo: sapeva il suo indirizzo. Quel mostro sapeva che aveva una famiglia. Non ebbe la forza di rispondere, e annuì, meccanicamente con la bocca secca dalla paura.
Il Conte sorrise, di nuovo. E Blommo sentì la morte addosso.
“Dimentichi quei ragazzi. Se lei mi tradirà, io lo saprò” sussurrò, chinando appena la testa verso di lui. “Faccia in modo che questo sia il nostro unico e ultimo incontro, Blommo. Dimentichi. Tutto.”


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A cena con il dannato ( I parte)























Sì, avete letto bene care mie, c’è scritto proprio : “A cena col Dannato”.

No, non siamo impazzite del tutto ...semplicemente abbiamo deciso di fissarvi un appuntamento per l’oscura, brumosa ed esaltante notte di Halloween!
Ed essendo Halloween una festa per creature non comuni, ebbene il vostro partner non potrà di certo essere il vostro vicino di casa, o un uomo Kleypas o, che il Cielo non voglia, il vostro compagno. No, no, non facciamo scherzi eh?
Per Halloween, signore mie, vi chiedo di accantonare la normalità, di armarvi di fantasia e di immaginarvi dinnanzi una tavola imbandita con niente di meno che… un Dannato, che sia esso vampiro, demone, mannaro, non ha importanza.
Dopotutto ci sono i nostri amatissimi libri ad aiutarci con l’immaginazione eh?
E soprattutto, con tutto questo ben di Dio di creature soprannaturali di cui si è letto, chi di voi non ha mai pensato: cacchiolina, ma perché non ho anch’io un
vampiro nascosto dietro la tendina della doccia bello da aneurisma immediato,
con lo sguardo divampante e che mi impegni in una maratona olimpionica da alcova?

Ed è qui che vi voglio…siamo ad Halloween bellezze, per cui ad Halloween avremo anche noi la nostra cena con una creatura della notte, sarete voi a scegliere dove e con chi, rifacendovi ai libri che avete letto oppure inventandovi di sana pianta il tutto, per cui diamo il via alle danze e seguiteciiiii…

Dunque in questo stesso post vi chiederemo di rispondere alla prima domanda:

Dove portereste a cena il vostro bel Dannato?


Stavolta mica ve ne uscite col classico: amore, ordino le pizze a domicilio eh?

Ricordatevi che si tratta di una oscura creatura ammaliante e come tutte le oscure creature ammalianti, lui avrà delle diete particolari, chi preferirà la tagliata moooolto al sangue, chi magari si limiterà a fissarvi famelico il collo mentre vi strafogate con due etti di pasta alla carbonara.
Attenzione ai ristoranti di cucina straniera che scegliete intesi? Siete fuori col Dannato, mica si divertirà con un gruppo di “Mariachi” messicano che gli suona la chitarra nell’orecchio eh?
Sono concessi cimiteri, chiese diroccate e scantinati infestati dai topi (bleah!!!), potrete darvi al lusso in castelli stile Dracula oppure accontentarvi della classica capanna (con un cuore sicuro, il vostro, l’altro nun se sa ;)).
Non importa che siano luoghi bizzarri o inquietanti, normali locali o a casa dai vostri (ihihih), l’importante è che commentiate e vi divertiate perché anche stavolta ci sarà un sorteggio con premio finale!!

Orsù gente, fatevi sotto e mostrateci fin dove può arrivare la vostra fantasia!!


Anche con questo post si partecipa all'estrazione di libri. Ricordate il 3 novembre estrazione per tutti i post con premio!


A presto Angy

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I vostri romanzi "dolcetto o scherzetto"!













Come vi avevo anticipato, "Dolcetto o Scherzetto"
è il tema della settimana…

In questo caso, voglio come sempre sapere le vostre
opinioni sotto forma di Halloween!


Ormai da amanti del genere avrete letto migliaia
di romanzi di generi diversi e di autrici diverse…

La mia domanda è questa:

Quale tra questi romanzi rappresenta
il dolcetto in questione?!


Per dolcetto intendo uno di quei romanzi che a
differenza dei dolci non vi fanno ingrassare(ihihihih!)
…ma che vi lasciano il dolce in bocca…un dolce tale
da fare diventare rosa la vostra giornata….

La seconda domanda che vi pongo è questa :

Vi è mai capitato di leggere un romanzo
“scherzetto”? Quale?!


Lo scherzetto(e qui dovrebbe uscire la parta
più “perfida”!) è quel romanzo che al contrario
vi ha fatto pensare che le autrici vi abbiamo appunto
giocato un colpo mancino…un qualche scherzetto insomma!

Beh! Ragazze il tema è ampio…e sono certa che nessuna di voi si tirerà indietro!
Avanti tuttaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
E fatemi sapere il vostro “dolcetto”
e il vostro “scherzetto”?!


Rispondendo a questo post concorrerete
all'estrazione di un pacchettino di romanzi misti
(erano sempre nel paccone che Juneross ha ricevuto
da Harlequin durante il Festival di Matera!).
Estrazione 3 novembre 2009



Eleonora

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Let the party start!














Ahahahaha! E il primo scherzetto l'ho fatto io alle mie care amichette:
Eleonora, Stefania, Angy!

Quanto darei per vedere le loro facce quando vedranno il blog!
Posso solo immaginarlo! Ahahahhahah!

Questa settimana passiamola insieme!
Le stregacce, che ormai tutto il web conoscera', hanno preparato una serie di post in tema Halloween!
Sono per lo piu' dei piccoli sondaggi e come sapete, solitamente, con i nostri sondaggi regaliamo dei libri. Eh si! Per tutta la settimana, regaleremo libri ed una sorpresa che scoprirete forse domani ( e' ancora in fase di lavorazione).
Ciliegina sulla torta...di zucca naturalmente, Stefania Auci ha scritto per il Blog un racconto dal titolo : DRACULA ALL' IKEA DI SCAMPIA.
Beh, ragazze mie, non e' da tutti giorni che una scrittrice, ci dedichi un suo racconto "inedito". Grazie Stefania!

Quindi non esitate a commentare a tutti i post che vi proporremmo perche' il 3 novembre 2009 verranno estratti i nomi delle fortunate lettrici!

Bene, let's the party start!! Buon divertimento a tutte!

Juneross

P.s. tra poche ore il primo post - sondaggio.

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E la vincitrice e'...

La vincitrice di APPENA HO 18 ANNI MI RIFACCIO (LinK), ricevera' a casa un bel libro. Scritto bene e non pesante, riesce ad affrontare delle tematiche attuali aprendo cosi la porta sul mondo dei giovani e dei grandi!

La fortunata lettrice che ricevera' a casa il libro e'...........
Rullo di tamburi:


- NUVOLINAAAAAAAA -




Il tuo commento e' stato associato al numero della ruota nazionale del 24/10/2009, numero 47 ( 4+ 7=11)

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Buona lettura, cara Nuvolina!

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Stayinme....

Sul nostro blog abbiamo sempre ospitato notizie legate fondamentalmente all’amore. L’amore per il nostro lui, i nostri figli, l’amore per una vita che vorremmo sempre felice in rosa.
Questa volta, esco un po’ fuori dal coro, perchè voglio parlarvi dell’amore verso quelle persone care che, purtroppo, non ci sono più.
Due "nuove" amiche consociute durante il Festival di Matera, nonche' giornaliste, hanno creato un social network dedicato all’assenza. Si avete capito bene!
Ho chiesto a loro di presentarci questo nuovo portale.

Parola alle Ideatrici di Stayinme.com

Stayinme e' un luogo dell’anima virtuale in cui condividere dolori e ricordi legati alla perdita di un genitore, di un figlio (anche a seguito di un aborto), di un amico, di un animale, persino di un personaggio famoso.
Il sito si chiama Stayinme.com ed è una novità assoluta (on line da pochi giorni). Qui si possono lasciare pensieri, foto, musiche e video per creare un diario di ricordi e di emozioni legate all’assenza. Un modo per esternare il proprio stato d’animo sul distacco di cui siamo stati protagonisti o comunque testimoni, o semplici spettatori.
L’idea, certamente dal forte impatto emotivo è di creare un contenitore per chi sente il bisogno di “sentire ancora dentro di sé” la persona scomparsa. Il dolore, del resto, non conosce frontiere, genere e razza. E’ una cosa che ci rende indifesi. Condividere la sofferenza, sul web, soprattutto con altri utenti che non conosciamo ma che possono capirci perchè hanno vissuto un’esperienza simile, può aiutare a ritrovare un po’ il sorriso. Stayinme parla di morte ma vuole essere comunque un inno alla vita che non muore mai.

Ora chiediamo alle utenti del blog Juneross... senza pregiudizi (sono ammessi però tutti i riti scaramantici) di farci un giro e di dirmi che ne pensate.
Secondo voi siamo pronti in Italia ad un progetto del genere?
Voi vi iscrivereste e lascereste il vostro messaggio?
Fateci sapere.





www.stayinme.com

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