Roberta Ciuffi

INTERVISTA A ROBERTA CIUFFI

A cura di Lucetta


Ragazze, ecco l’intervista rilasciata al blog da una delle autrici italiane più originali, curate e talentuose del romance: Roberta Ciuffi.

La signora Ciuffi ha risposto alle domande del Juneross Blog con grande disponibilità e gentilezza, dicendo la sua su questioni quali:

1)lo spazio che hanno le scrittrici italiane e
2)la letteratura di evasione quale letteratura non di serie A.

Inoltre, fra tutte coloro che avranno piacere di lasciare un saluto alla signora Ciuffi, sara' sorteggiato un libro autografato. Il termine ultimo per lasciare i messaggi validi per l'estrazione e' il 31 gennaio 2009

***


D- Qual è stato lo stimolo, la scintilla che ti ha fatto dire, un bel giorno: scrivo un libro?

R- Era un periodo noioso, privo –appunto- di stimoli. Seduta alla mia altrettanto noiosa scrivania di segretaria, ho iniziato ad evadere con la mente, e a elaborare una storia che avrei potuto scrivere. Con naturalezza sono finita nel passato, e nel romance, quasi vi fossi destinata. Non ho fatto niente di quella storia, anche se ne scrissi forse 600 o 700 pagine! Era troppo contorta, pedante, ampollosa. Mi è però servita per imparare cosa mi piaceva scrivere e come farlo. A me piace la leggerezza, scrivere in punta di penna, senza spingere troppo anche nelle situazioni più forti… anzi, soprattutto allora. Quando lo scrittore cerca di accentuare tali situazioni usando un linguaggio pesante e ridondante, in genere riesce solo a rendere il tutto leggermente ridicolo… e qui parlo più da lettrice che da scrittrice.


D- Roberta, è difficile per un'autrice italiana - seppur talentuosa e dotata come te - imporsi nel circuito della letteratura romantica?
(mi rendo conto che la domanda nasconde un pregiudizio, ma effettivamente i "nomi" italiani editi in Italia nel genere romance sono veramente pochi)


R- E’ difficile trovare gli spazi, ma anche crescere e andare avanti. In genere, in Italia, questo è un lavoro di cui non si vive. Si rimane emarginati in un ghetto senza poter andare più da nessuna parte, e l’atteggiamento delle lettrici non aiuta. Naturalmente ognuno ha il diritto di decidere cosa leggere, ma ho scoperto che esiste un pregiudizio di fondo nei nostri confronti. In genere, si preferisce leggere qualcosa che non sia ambientato in Italia. Forse si tratta della comprensibile ricerca di una evasione in ambienti e situazioni del tutto diversi dal proprio. Ma io mi chiedo: come mai questo non avviene all’estero con le scrittrici americane e inglesi? E non mi sembra che le loro ambientazioni siano più originali delle nostre: al contrario, di solito sono piuttosto stereotipate e ripetitive. Una volta lessi un commento ad un mio libro su un blog. Nella premessa l’autrice spiegava come lei non apprezzasse i romanzi delle italiane, perché le scrittrici di ‘tali origini’ (proprio così) avevano l’abitudine di ambientare le loro storie in Italia…
Con tutto il rispetto al diritto di chiunque di avere la propria opinione, mi sembra che ci sia qualcosa che non va in questo ragionamento. Tuttavia, non ci si può far niente. De gustibus…
Io ho anche scritto delle storie ambientate in Inghilterra (proprio ora sto lavorando ad una di queste) più per gioco e per provare me stessa che altro. Mi sono divertita, ma non mi sembra che l’ambientazione diversa le renda per ciò stesso superiori.


D- Come giudichi il fatto che la letteratura romantica in Italia patisca il pregiudizio di letteratura non di serie a?


R- Bè, siamo oneste, il romance non è davvero letteratura di serie A. Non stiamo parlando di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen (il paragone che si fa di solito), come i gialli non sono Delitto e Castigo di Dostoevsky. È puro intrattenimento, ma va bene così. Perché dovrebbe essere diverso? Tuttavia merita il massimo rispetto, come fenomeno culturale, di costume, nonché economico. Nel mercato americano il romance incassa più della metà dell’intero fatturato dell’editoria. In pratica, costituisce la base che consente a tutte le altre letterature, anche quelle alte, di sopravvivere. È un po’ come il calcio nostrano, che, bistrattato e denigrato quanto si vuole, con i suoi numeri permette a tutti gli altri sport di esistere. Questo significa che un pubblico enorme segue questo tipo di letteratura, la ama ed è disposta ad investirvi il proprio denaro ed il proprio tempo –che, trattandosi di pubblico femminile, è sempre molto poco. Non ci vuole di più per meritarsi il rispetto, anche da parte degli spocchiosi…
Dove invece mi arrabbio, è che venga considerato un fenomeno deteriore rispetto ad altri generi d’intrattenimento, come il thriller o il noir. Perfino adesso, che i serial killer hanno spodestato i più ragionevoli assassini del passato, c’è chi ha la massima considerazione di un giallo da bassa macelleria e invece disprezza una storia sentimentale.


D- Sei ammirevole per l'originalità che dimostri: le ambientazioni delle tue storie sono peculiari e mai ripetitive, le trame non si appassiscono sui cliché. Quanto è difficile non "cedere" ai luoghi comuni del genere "romance"?


R- In realtà non ci penso. Per me scrivere è una passione, ma anche un gioco, che spesso nasce da un semplice: e se…? Quando si gioca, non si copia, non si bara, non si seguono cliché. Poi, certo, mi trovo a confrontarmi con i gusti delle lettrici e i giudizi dell’editore, che magari certe originalità non le apprezzano troppo. Ma non mi sento di criticarli. Anche io non ho apprezzato certe storie troppo crude, in cui eroe ed eroina erano troppo sopra… o sotto… le righe. In fondo, il romance è il campo della fantasia, dell’evasione. Storie e personaggi pesanti sono come zavorre attaccate ai nostri sogni. Ma alcuni cliché li fuggo come la peste, perché fanno allegare i miei denti di lettrice. E ad altri non ho ceduto. Ad esempio, in Caterina, non ho fatto morire il personaggio del marito per permettere a lei di convolare a giuste nozze. Sarebbe stata la scelta più ovvia, ma non ‘filava’ con la storia. E per me la storia è sovrana.


D- Quando scrivi, crei personaggi tridimensionali: veri, autentici, fatti di luce ed ombra. i tuoi eroi/eroine nascono dai fatti che hai previsto per la trama ("deve succedere questo, quindi l'eroe deve essere un tipo così"...) o vengono prima gli eroi e solo dopo gli avvenimenti?


R- Un po’ e un po’. Spesso i personaggi hanno la tendenza ad andarsene per i fatti propri, e questo è un problema, se la direzione non è compatibile con la vicenda. Come ho detto sopra, la maggior parte delle volte i miei romanzi nascono da un: e se… cosa succederebbe se…? La trama viene di seguito. Quello che mi stuzzica in genere è la distanza tra i protagonisti, quello che li rende diversi. Il modo in cui gestiscono situazioni per loro, apparentemente, inaccettabili. Ma talvolta ad attirarmi è l’ambientazione. È successo ad esempio per Damigella. All’inizio l’unica cosa che sapevo di quel romanzo era che volevo parlare di una cortigiana e del Sacco di Roma. Ma non sapevo come sviluppare questo nucleo. La spinta me l’ha data la scoperta del protagonista maschile, scovato biblioteca, in un libretto francese che riportava le note di spesa del principe d’Orange. Trovato quello, è stato come stappare una bottiglia di champagne: non mi sono più fermata. Sapevo chi erano i personaggi e dove dovevano andare. La storia me l’hanno suggerita loro.
Riguardo al realismo, confesso che è uno dei miei punti fermi. Niente mi disturba di più che leggere qualcosa di incongruo, irrealistico o fuori tempo al limite del ridicolo. A me la verosimiglianza non basta, tutto deve essere il più possibile vicino al Vero. Tendo a farmi le pulci, e, inevitabilmente, a farle alle altre scrittrici. Quando invento qualcosa che potrebbe essere storicamente scorretto, lo segnalo. Il romance può essere un genere di intrattenimento, ma ha una sua dignità; se io vi inserisco un’informazione falsa senza avvertire che si tratta solo di un escamotage letterario, faccio un cattivo servizio a chi mi legge, che potrebbe non avere le competenze per rendersene conto. Un lettore non è obbligato a fare ricerche e verifiche come uno scrittore!



D- L'approfondimento psicologico dei tuoi personaggi è notevole: li caratterizzi prima, o scrivi "di pancia", seguendo l'impulso del momento creativo?

R- Cerco sempre di lavorarci prima di partire, ma talvolta loro lottano per prendere la mano. Quando sono molto forti, spesso hanno ragione loro. Altrimenti, bisogna ridimensionarli. I personaggi più divertenti sono quelli agli antipodi con la nostra mentalità e cultura. Ad esempio, mi sono divertita molto a caratterizzare la cognata malvagia di Fanny, in Pagine d’amore. Era così dolce e celestiale, simile ad una meringa vestita di pizzi d’epoca, tutta sorrisi e mossette… e all’interno, mortale come una vipera.


D- Qual è il personaggio da te creato che ami di più?

R- Se ci penso non me ne salta subito in mente uno. Naturalmente c’è Lo lotte, del Colore della Felicità: credo che lei sia un po’ la figlia che ogni madre vorrebbe avere. È così diretta, priva di tortuosità, generosa e sincera senza diventare una martire. Mi è venuta proprio bene. Ma non l’amo particolarmente. Invece provo tenerezza per la protagonista di un romanzo che non ha avuto un gran successo: Ada, di Solo una donna. E anche per il protagonista maschile, Libero. Quando ho scritto la prima scena d’amore tra i due… bè, mi vergogno, ma sono finita in lacrime!


D- Lo ami perchè ti somiglia, perchè è stato difficile "pensarlo" o perchè rispecchia persone davvero esistenti cui sei affezionata?

R- Ada mi ricorda il brano di un salmo: la pietra scartata dal costruttore è diventata pietra d’angolo. Lei è stata umiliata, oltraggiata, ferita. Trattata come un fenomeno da baraccone per la sua minorazione. Ma non ha perso la capacità di sperare, di sognare ed amare. Il male non l’ha resa malvagia. E quando incontra Libero, sceglie di seguirlo, anche se questo significa abbandonare una vita agiata per diventare la moglie –anzi, l’amante- di un uomo che è solo un fuori casta. Forse amo questo personaggio perché vorrei tanto essere forte come lei.

D- In numerosi sondaggi, fatti anche dal blog di Juneross e ideati da molte di noi, emerge con prepotenza la fascinazione che dà il cosiddetto eroe "alfa". [Potrei citare il tuo meraviglioso (^^) Caio Fabrizio d'Avalos come esempio della specie]. A cosa pensi che tale fascinazione sia dovuta?

R- Perdonami il cinismo, ma sono convinta che la fascinazione per il maschio Alfa sia inscritta nel patrimonio genetico delle donne, che abbia radici antichissime, e sia anche giustificata, sebbene non per motivi romantici. L’Alfa era il capo, quello che dominava, guidava, organizzava e si prendeva cura degli altri. Nella spartizione, la sua era la porzione più grossa. Poteva scegliere chi e cosa voleva. Insomma, l’Alfa era quello che procurava da mangiare alla femmina e soprattutto alla prole; costituiva una garanzia di sopravvivenza. Sono convinta che questo schema si sia perpetuato, facendo di questo tipo d’uomo il sogno ambito di ogni donna. Il tempo, e la capacità di sognare delle donne, l’ha rivestito di fronzoli romantici, che non sempre corrispondono alla realtà. Infatti, non sempre l’Alfa è un eroe, e quando non lo è, spesso, è un criminale o un violento. E dato che scrivo romance, e non noir, non ho interesse per questo tipo di Alfa.

Vorrei dire qualcos’altro sui miei personaggi. Di solito, preferisco descrivere quelli maschili. Anche qui, si tratta di una sorta di gioco, in cui costruisco un pool di possibili Principi Azzurri, di uomini che mi sarebbe piaciuto incontrare: l’Alfa (ma solo se educato e cortese, per carità!), il Simpatico Mascalzone, il Tormentato, il Gentiluomo di Alti Principi, il Libertino da Redimere. Riguardo alle protagoniste femminile, forse avrete notato che spesso uso… per modo di dire… delle vedove. Vista la situazione femminile dei secoli passati, mi sembra che la condizione di vedova possa essere quanto di simile esistesse a quella di donna emancipata. Oltre a esentarmi dallo scrivere un’ennesima scena di ‘prima volta’…



Grazie Roberta per la bella intervista che ci hai rilasciato, approfittiamo anche per mandarti i nostri calorosi saluti!



***

27 commenti:

  1. Signora Ciuffi, questa intervista è stata bellissima! Grazie per avercela regalata e grazie per averci fatto conoscere, attraverso le sue parole, molte cose di sè.
    L'ammiro molto perchè sò quanto ci si deve imporre nell'editoria italiana per arrivare alla pubblicazione... e le parla una ragazza a cui piacerebbe tanto arrivare ai suoi livelli ma, come è giusto che sia, deve fare anche tanta strada e, comunque, non è detto che ci riesca *_*
    Una cosa intanto ci accomuna: la passione e l'amore nello scrivere!
    Continui così signora Ciuffi, lei è una persona, oltre che una scrittrice, veramente splendida :)
    Sonia

    RispondiElimina
  2. un'altra autrice italiana da conoscare. veramente notevole per giunta... grazie per essersi presentata a noi con tale generosità... non vedo l'ora di leggere qualcosa scritto da lei!

    noco

    RispondiElimina
  3. Mi vergogno un pò a dirlo, ma io faccio parte della schiera delle lettrici che digeriscono poco l'ambientazione italiana. Però confesso anche che un libro della signora Ciuffi l'ho letto, si tratta di "Pagine d'Amore" e devo dire che ho apprezzato molto il personaggio di Fanny. Già dal nome mi era simpatica.. la poveretta era stata battezzata come Epifania, ma vi immaginate che calvario???!!! La storia l'ho trovata molto carina, l'ingrediente malvagio dell'avvelenatrice pazza mi è rimasto molto impresso... ho cancellato quasi totalmente il personaggio maschile, ma l'eroina è rimasta in un cassettino della mia memoria.
    Volevo ringraziare per la splendida intervista e faccio un grande in bocca al lupo alla Signora Ciuffi per il prossimo romace che sta scrivendo.

    RispondiElimina
  4. Buongiorno e benvenuta!
    Mi è piaciuto molto "Damigella", bello il personaggio di Agnese, dettagliata e appassionante la ricostruzione del sacco di Roma (io sono romana :)
    Mi chiamo Elisabetta e sono un'autrice emergente di romance, da sempre mi scontro spessissimo con i pregiudizi che ancora perdurano sulle Italiane. Ho apprezzato moltissimo la sua risposta a riguardo, lei non ha proprio nulla da invidiare alle colleghe americane, anzi caso mai il contrario, soprattutto per la ricercatezza di linguaggio con cui scrive.
    Le faccio tantissimi complimenti: bravissima, simpatica, molto intelligente e anche bella! W le Italiane, W Roberta Ciuffi!
    Un abbraccio,
    Eli

    RispondiElimina
  5. che dire, ultimamente sto guardando con occhio diverso alle autrici italiane e mi ha fatto molto piacere conoscere la sig. Ciuffi, di cui ho letto in passato qualcosa. compliment e grazie per la disponibilità.

    RispondiElimina
  6. Grazie signora Ciuffi per la bella intervista, per noi lettrici è emozionante sapere come nascono i personaggi e le storie che ci raccontate. Confesso che non ho pregiudizi sulle scrittrici italiane, ne ho letti tanti e li ho molto apprezzati. Purtoppo non è da molto che leggo i romance, perciò i suoi libri precedenti me li sono persi, ma adesso ho già Un marito per la regina, e sarà la mia prossima lettura.
    Complimenti ed un caro saluto.
    Lucia

    RispondiElimina
  7. Grazie a voi tutte per i vostri commenti. Per una volta, sono senza parole... anche scritte!
    Roberta Ciuffi

    RispondiElimina
  8. L'intervista alla signora Ciuffi ha confermato la già bellissima opinione che avevo di lei (io non mi sono mai preclusa la strada della lettura delle autrici italiane). Con "Caterina" lei mi aveva commossa ed esaltata, mai come in quel libro avevo trovato una così viva descrizione delle repubbliche giacobine (soprattutto dopo la terrificante lettura di Luigia Sanfelice). Un grosso abbraccio e un in bocca al lupo di vivo cuore per le prossime pubblicazioni (e se le va legga qualche mia recensione, e mi perdoni se non dovessi essere stata particolarmente diplomatica) Baci Agata

    RispondiElimina
  9. Garzie e cmplimenti per la bell intervista.
    Io sono uns sua vecchia e fedele lettrice e devo dire BRAVA con tt il cuore.
    E' davvero una scrittrice staordinaria.
    Un grosso saluto

    Silvana

    RispondiElimina
  10. grazie e complimenti per l'intervista! è stupenda e diretta! mi piace!

    RispondiElimina
  11. Bellissima intervista, mi ha fatto davvero piacere leggerla e l'ho trovata molto molto interessante. Grazie a Roberta Ciuffi e a Lucetta per la realizzazione!

    RispondiElimina
  12. Molto bella questa intervista davvero!!! Devo dire che mi è venuta una gran voglia di provare a leggere uno dei suoi romanzi e neanche a dirlo il mese prossimo ne uscirà uno *_*! Grazie davvero signora Ciuffi per la disponibilità!

    *Morwen*

    RispondiElimina
  13. Complimenti per la bella intervista Lucetta! La Sig.ra Ciuffi con le sue risposte mi ha scioccata! non solo mi sono resa conto di quanto "oro" abbiamo noi italiane e precisamente voi scrittrici ma noi lettrici, spesso, davvero le snobbiamo con quelle straniere! MEA CULPA per la mia mancanza d'attenzione che ho sempre rivolto alle scrittrici italiane fino ad oggi(tranne "Sangue ribelle" che ho letto ultimamente)ma anche verso il nostro o meglio il mio made in italy!
    Di sicuro mi riprenderò con le prossime uscite comprandone qualcuno sperando che siano di mio gradimento!
    Stefi

    RispondiElimina
  14. Bella, bella intervista!!!!!!
    Complimenti alla signora Ciuffi e a Lucetta. Mi sono piaciute tutte le risposte ma due mi hanno particolarmente colpito, quella "della letteratura di serie b" e la spiegazione dell'uomo alfa e non. Ho riscontrato Onestà, chiarezza, intelligenza e perchè no humour nelle risposte della signora Ciuffi. Mi è piaciuta molto l'intervista e sono contenta di aver conosciuto una scrittrice italiana. Grazie per la disponibilità e ricambio i calorosi saluti.
    Daniela C

    RispondiElimina
  15. x Agata: dove trovo le tue recensioni? Prometto di leggerle, anche se mentirei se dicessi che lo faccio volentieri: a me le recensioni fanno venire il mal di stomaco! E' come passare dal giornalaio per controllare se il mio libro è stato comprato e scoprire che è ancora lì a prendere la polvere...
    Roberta Ciuffi

    RispondiElimina
  16. Salve Roberta,
    sono Assunta ( Susa ), tempo fa le scrissi anche una mail per complimentarmi per La rosa delle Maleterre, non so se si ricorda di me.

    Io non ho nessun pregiudizio verso le autrici italiane, cerco di comprare sempre i loro libri, soprattutto se si tratta di autrici emergenti. I loro romanzi mi piacciono molto soprattutto per l'originalità della trama e per l'ambientazione italiana, che mi fa sentire i personaggi più vicini.

    Una domanda: può parlarci del suo libro in uscita a febbraio?
    Baci!
    Susa

    RispondiElimina
  17. Complimenti!
    Malgrado le italiane non sempre sono in grado di coinvolgermi pienamente nelle loro storie, Roberta Ciuffi è una delle poche che mi sa emozionare:non per niente Caterina è uno dei miei romanzi preferiti!

    RispondiElimina
  18. xSusa
    Avevo già postato questo commento, non so dove sia finito. Lo rifaccio, sperando di non ripetermi. Regina è una giovane donna molto pratica, cui è capitato di nascere in una famiglia terrilmente sentimentale. Perduto il fidanzato, ha cominciato a comportarsi da vedova, col pieno appoggio dei suoi, che sostengono il principio per cui si può amare una sola volta nella vita. Ma lei vuole altro, vuole vivere pienamente, avere accanto un uomo, dei figli. Ha appena preso questa decisione, quando incontra il fidanzato della sua giovane nipote Babetta. Lui è un uomo austero, severo, chiuso, tutto l'opposto della ragazza e, a suo giudizio, completamente inadatto a lei. Lo prende subito in antipatia e lo soprannomina Barbablù... finchè, come spesso nei romance, succede qualcosa che ribalterà la situazione. Poi ci sono delle storie secondarie, la mia preferita quella tra l'abbandonata Babetta e il giovane inetto e ingenuo segretario del Barbablù.
    Spero che vi piaccia, spesso a me la storia prende la mano sul romance... anche se in questo libro qualche momento bello caldo c'è... Roberta Ciuffi

    RispondiElimina
  19. Che onore signora Ciuffi! Trova le mie recensioni sul mio blog http://millecuori.splinder.com Capisco perfettamente la sua ritrosia a leggere recensioni, non si senta obbligata. Mi sono permessa, perchè credo che lei sia una delle poche italiane di cui ho scritto in maniera positiva! La ringrazio nuovamente

    RispondiElimina
  20. Ragazze, grazie dei complimenti ma se l'intervista è stata veramente degna di nota è merito della fantastica Roberta Ciuffi, che ha risposto con il cuore e la mente!!
    Lucetta

    RispondiElimina
  21. Questa intervista è davvero bella! Grazie alla sig.ra Ciuffi per essere stata così diponibile e senza peli sulla lingua (e grazie anche a Lucetta). Io facevo parte di quella schiera di lettrici che passava oltre quando vedeva autrice e ambientazione italiana proprio per tutto ciò che ha descritto Ross nel post "Rose nostrane". Mi dispiace molto, soprattutto per me stessa perchè la mia assurda chiusura mentale mi ha precluso la possibilità di leggere qualcosa di bello. Chiedo venia e da ora in poi non sarò più così sciocca. Sig.ra Ciuffi sono già andata a leggermi le trame di alcuni suoi libri e mi sono accorta che mi ispirano tantissimo. In particolare: Una moglie in regalo, Il colore della felicità, Fino in fondo al cuore, Un complotto di dame e l'ultimissimo cui accennava nel post per Susa. Cercherò di recuperare il tempo perduto nella lettura in sua compagnia. Grazie e complimenti per tutto. Saluto calorosamente Lei e le mie amiche commentatrici tutte. Ciao. Erica

    RispondiElimina
  22. Solo una donna è uno dei libri che ho amato più di tutti in assoluto e, cara Roberta, tutti i suoi libri hanno un posto speciale nella mia libreria. I protagonisti, gli intrecci, le ambientazioni sono originali e mai stereotipati. il primcipe azzurro può essere povero e il lieto fine non è necessariamente un matrimonio. Grazie per essere qui con noi su questo blog rosa.. e chi l'ha detto che il Regno di Napoli è meno romantico di Londra?
    baci, baci,Carla.

    RispondiElimina
  23. Infatti, chi l'ha detto? E grazie per aver menzionato Solo una donna. Mi ripeto, ma è uno di quelli che mi ha toccato di più il cuore mentre lo scrivevo.
    Roberta Ciuffi

    RispondiElimina
  24. Forse perchè siamo tutte "solo donne" davanti all'amore... quello vero? Carla.

    RispondiElimina
  25. Ho iniziato a leggerla proprio curiosa di un suo romanzo ambientato nelle Marche (la mia regione)"La preda magnifica", se non ricordo male, l'ultimo che ho letto è "La rosa delle Maleterre", e ...mi sono piaciuti tutti moltissimo.Forse è insito negli italiani essere esterofili? Penso di sì, anche se molta della fascinazione per l'Inghilterra (parlo per me) è dovuta proprio ai capolavori di Jane Austen... Tuttavia, quante delusioni da tanti romance USA o British? L'ambientazione Italiana, se la scrittura è a questi livelli, è un valore aggiunto! Le faccio tutti i miei più sinceri complimenti ed un grosso in bocca al lupo per il futuro!
    Claudia

    RispondiElimina
  26. Grazie Claudia. Io temo che la nostra estorofilia sia dovuta anche a tanti stereotipi propinatici dalla tivvù. Come si può trovare affascinante, per dire, un romano, se ci viene sempre presentato come una macchietta sboccata e ignorante? Vuoi mettere con un londinese...
    Roberta

    RispondiElimina
  27. Davvero una bella intervista, Roberta Ciuffi è una scrittrice molto brava che sa far emozionare con i suoi libri meravigliosi!!!!
    Valeria

    RispondiElimina

Non dimenticate di firmare i vs commenti e di spuntare il pallino ANONIMO se non avete un account google.
I vostri commenti non sono moderati,ma nel caso fossero ritenuti offensivi, potrebbero essere cancellati anche dopo la pubblicazione. Confidiamo nella vostra educazione :)

Grazie, la vostra opinione e' preziosa!