Gioca con noi - quinta parte

“NICE TO MEET YOU!!”


Senza perderci in chiacchiere: abbiamo immaginato il luogo, creato il nostro Lui, poi la nostra Lei (Signore mie, che facciamo???? Su, su, descrivete l’ eroina che molti dei vostri eroi sono rimasti single!!) e adesso è arrivato il momento in cui lui poserà gli occhi su di lei e penserà “mo’ ce provo”, e lei passerà ai raggi x l’eroe e penserà “mmm…quasi, quasi…”...esatto, avete capito bene, finalmente il tanto atteso evento è alle porte: l’incontro.

Ed ecco la domanda:

4- ORA ARRIVIAMO AL MOMENTO PREFERITO IN TUTTE LE STORIE…COME SI INCONTRANO? PERCHE’? COSA PENSANO L’UNO DELL’ALTRA?


Attenzione, non e' ancora il momento di descrivere le scene d'amore, nel prossimo post ci sara' la domanda inerente.

Lui, lei, il luogo e adesso un po’ d’azione.
Gli scenari sono molteplici, eroi ed eroine tutti con caratteri assai diversi ne vedranno delle belle, che ne dite? Ci saranno coloro che rimarranno invischiati in un passionale colpo di fulmine, chi invece deciderà che il litigio è il miglior modo per comunicare, chi sarà timido e timoroso degli sviluppi, altri che lotteranno letteralmente tra loro o ancora la classica scena del lui in punto di morte e lei che lo riporta tra i vivi…ma indovinate un po’??
STAVOLTA LA DECISIONE SPETTA A VOI
Eh sì, voi avete iniziato la storia, voi la continuerete, e finalmente farete incontrare i protagonisti nel modo in cui vi piace: passionale, irriverente, ribelle, pudico, al cardiopalma, battagliero…chi più ne ha più ne metta.

A costo di ripetermi (penserete che sono diventata come quelle vecchine che ripetono le cose mille volte mandando in pappa il cervello!!) vi rammento che qui nessuno giudica nessuno, si tratta di un gioco; vi raccomando di partecipare in tante e di non lasciare i poveretti a rigirarsi le mani in attesa che voi facciate qualcosa, non privateli della loro anima gemella, concedetegli il conforto di una spalla su cui piangere o al limite permettete loro di passare poi alla fase successiva…una fase moooooolto interessante ;)!!

Ordunque miei prodi, dita alla tastiera, ingranate la marcia e buttatevi

Alla prossima
Angy

Gli altri post per il gioco , li trovate qui: clicca!

14 commenti:

  1. …si ritrovò a fissare due profondi occhi blu che la scrutavano con malizia…
    Gli occhi di Nicholas Edward Morant, Duca di Bellefronte, il peggior libertino che l’Inghilterra abbia mai annoverato tra le sue file.
    Helena lo scrutò a sua volta con interesse: in effetti, non aveva mai avuto la possibilità di guardarlo così da vicino. E doveva ammettere che era un esemplare d’uomo veramente notevole…
    Nei suoi sogni proibiti, aveva sempre sognato di essere baciata da lui per capire cosa attirasse tanto le donne, cosa volesse dire essere desiderata dall’uomo più irraggiungibile e conteso di Londra.
    Così Helena non protestò quando Nicholas si avvicinò con intenzione fissandola attentamente negli occhi: era come un’estensione dei suoi desideri segreti…
    Nicholas dal canto suo considerava Helena un’apparizione, la giusta risposta per una serata noiosa, un bocconcino da assaporare… la rispettabilissima Lady Helena Forfaix era una preda ghiotta per la sua arroganza, per l’aria di superiorità con la quale guardava tutto il mondo…
    Non appena sfiorò le sue labbra però dimenticò qualsiasi pensiero razionale avesse mai avuto...

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  2. Eleonora,sei stata bravissima..

    Ger

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  3. Il luogo e l'incontro già l'ho descritto, aggiungerò qualcosa .... eravamo rimaste a...

    ....Un bacio mozzafiato e tra i due subito scoccò la scintilla... E pensare che era il suo primo bacio... infatti lady Maryann era una timida e un po' goffa debuttante....

    ....ma pur essendo inesperta la passione fece da maestra e si ritrovò a socchiudere le labbra ed a gettargli le braccia al collo avvicinandolo a sè!
    Lui era sorpreso, stupito ed inebriato dal suo profumo e dal suo sapore... effervescente più dello champagne! Aveva aspettato di esser respinto, di trovare due labbra serrate... non quel caldo invito ad entrare. Non si fece pregare ed invase dolcemente le sue labbra socchiuse con la lingua. Il bacio si fece di fuoco, per fortuna, tra la colonna e la tenda erano invisibili agli occhi degli altri, ma lui si riscosse ricordando dove fossero e guardandola sbigottito la spinse leggermente verso la vetrata che dava sulla terrazza.... aveva bisogno di aria fredda!!!

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  4. Dunque dove'ero rimasta?
    Ah sì...
    Caithlynn era finita tra le braccia di Dominic.
    Non pensava di rincontrarlo così...vestita da ragazzo!
    Sognava questo incontro da tanti anni....si immaginava fasciata da un meraviglioso abito...un abito da donna...donna quale lei era ora!
    Non era più una ragazzina che scodinzolava dietro a Dominic come un cucciolo...
    E invece eccola lì....nei guai seguita da due brutti ceffi.
    Menomale che era finita tra le sue braccia e non tra quelle di qualche altro delinquente!
    Dominic ripresosi dallo stupore mise in fuga i due balordi.
    Finalmente! Finalmente era davanti a lei....ma lui aveva uno sguardo di fuoco: -Cosa diamine ci fai qui Caithlynn?!!!
    Ciao, Lidiag.

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  5. Karl tremò alla vista di quella creatura meravigliosa che le offriva il candido collo come il più prezioso dei regali. La profezia della strega si era avverata.
    Dopo tre secoli eccolà lì davanti a lui pronta a cedergli la vita per salvargli l’anima.
    “Vi sbagliate Faith… non è il vostro sangue che voglio..”
    Con tenerezza, guardandola negli occhi le ricoprì il collo con i suoi setosi capelli.
    Poi si avvicinò piano e le catturò la bocca in un bacio travolgente e infuocato.
    Faith non aveva mai provato queste sensazioni e vi si abbandonò completamente intuendo che quello era il suo destino, il suo futuro e forse anche la sua morte. Dentro di lei ci fu come un’esplosione di energia che la lasciò senza fiato e che la obbligò a staccarsi da lui.
    Lo sguardo confuso di Faith incontrò quello ardente di karl.
    “Spiegami….chi sei e…. chi sono io?” sussurrò Faith con gli occhi velati di lacrime e di passione.
    “Io sono il maledetto e tu….sei la mia anima”
    Parole assurde, senza senso…eppure lei le comprese al volo e annuì.
    “mia cugina…che cosa le hai fatto? Hai bevuto il suo sangue?”
    “Io non bevo sangue. E’ questa la mia maledizione eterna. Vagare per il mondo con questa costante fame senza poter soddisfarla. Se quella strega non mi avesse dato la speranza che prima o poi saresti arrivata tu …mi sarei già tolto la vita.”
    Karl la guardò come da secoli non guardava un altro essere umano e si sentì fortissimo e debolissimo allo stesso tempo. Era la sua meravigliosa fata finalmente arrivata per salvarlo.
    Era una creatura stupenda: profondi occhi viola,setosi capelli biondi e labbra rosee e generose. Proprio come gli era apparsa in sogno negli ultimi due secoli.
    Conosceva solo una parte della maledizione della strega: “Quando incontrerai una fata e dimostrerai di essere degno del suo amore i tuoi giorni da maledetto avranno fine”.
    Amore… uno strano sentimento che in tanti secoli non aveva mai provato. Provava affetto per suo fratello e d’altronde era diventato quello che era a causa sua. Ma amore? Epure dentro di sé ammise che era proprio amore quello che provava per la sua fata.
    “Vieni nel mio castello Faith… ti racconterò una storia e se lo vorrai uniremo le nostre anime”
    Faith annuì e mano nella mano si avviarono verso il destino.

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  6. Karl tremò alla vista di quella creatura meravigliosa che le offriva il candido collo come il più prezioso dei regali. La profezia della strega si era avverata.
    Dopo tre secoli eccolà lì davanti a lui pronta a cedergli la vita per salvargli l’anima.
    “Vi sbagliate Faith… non è il vostro sangue che voglio..”
    Con tenerezza, guardandola negli occhi le ricoprì il collo con i suoi setosi capelli.
    Poi si avvicinò piano e le catturò la bocca in un bacio travolgente e infuocato.
    Faith non aveva mai provato queste sensazioni e vi si abbandonò completamente intuendo che quello era il suo destino, il suo futuro e forse anche la sua morte. Dentro di lei ci fu come un’esplosione di energia che la lasciò senza fiato e che la obbligò a staccarsi da lui.
    Lo sguardo confuso di Faith incontrò quello ardente di karl.
    “Spiegami….chi sei e…. chi sono io?” sussurrò Faith con gli occhi velati di lacrime e di passione.
    “Io sono il maledetto e tu….sei la mia anima”
    Parole assurde, senza senso…eppure lei le comprese al volo e annuì.
    “mia cugina…che cosa le hai fatto? Hai bevuto il suo sangue?”
    “Io non bevo sangue. E’ questa la mia maledizione eterna. Vagare per il mondo con questa costante fame senza poter soddisfarla. Se quella strega non mi avesse dato la speranza che prima o poi saresti arrivata tu …mi sarei già tolto la vita.”
    Karl la guardò come da secoli non guardava un altro essere umano e si sentì fortissimo e debolissimo allo stesso tempo. Era la sua meravigliosa fata finalmente arrivata per salvarlo.
    Era una creatura stupenda: profondi occhi viola,setosi capelli biondi e labbra rosee e generose. Proprio come gli era apparsa in sogno negli ultimi due secoli.
    Conosceva solo una parte della maledizione della strega: “Quando incontrerai una fata e dimostrerai di essere degno del suo amore i tuoi giorni da maledetto avranno fine”.
    Amore… uno strano sentimento che in tanti secoli non aveva mai provato. Provava affetto per suo fratello e d’altronde era diventato quello che era a causa sua. Ma amore? Epure dentro di sé ammise che era proprio amore quello che provava per la sua fata.
    “Vieni nel mio castello Faith… ti racconterò una storia e se lo vorrai uniremo le nostre anime”
    Faith annuì e mano nella mano si avviarono verso il destino.

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  7. ........che fare? Afferrare la mano che il demonio le tendeva o fuggire il più lontano da possibile da lui? Chi era quell'uomo oscuro e sfigurato? La sua salvezza o la sua morte? Lo guardò negli occhi e capì di essere perduta.........Eccola davanti a lui......la “sua” prossima vittima. Tremava, sanguinava e piangeva, ma era arrivato in tempo. Quella piccola ragazza sarebbe stato il suo riscatto, avrebbe dimostrato a quel popolino bieco e malvagio che lui con quell'incubo non c'entrava nulla, che non ne era il fautore o il carnefice, ma solo una vittima, l'ennesima, la prima. Vittima dell'odio fratricida, di un odio bestiale, folle e primitivo.......
    Lei prese la sua mano e sentì, nel sangue e nelle viscere, che non lo avrebbe più lasciato.
    Lui strinse quella di lei e lasciò entrare la luce nel suo cuore di tenebra.

    FINE

    Lilli

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  8. Emhhh.....ho scritto la parola "FINE" sotto il mio post pensando fosse l'ultima parte della storia....poi mi hanno fatto notare che il gioco non è finito!
    Che dire allora? Alla prossima con la scena "hot" : )
    P.S. Signora Ross mi perdoni faccio sempre una gran confusione
    :(
    Lilli

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  9. Cavoli ragazze siete davvero BRAVE!
    complimenti a tutte!!!
    Stefi

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  10. Aha l'ho visto adesso questo post... Adesso non ce la faccio ma prossima settimana torno a raccontare cos'è successo ai miei protagonisti. Inutile dire che le altre ragazze sono stra-mega-bravissime. Ciao. Erica

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  11. Eccomi qua.... in ritardo come sempre.... dunque riprendiamo la mia storia:

    La pioggia non smetteva di cadere e lui, seppur al riparo dei rami di un grosso albero e coperto da una tela cerata, si sentiva gelato fin dentro le ossa. Aveva perso la cognizione del tempo e le cose non stavano andando proprio come previsto.
    "Tutto per colpa di quell'infida ragazzina!" pensò. "A quell'ora tutti gli abitanti della casa dormivano, tranne lei che probabilmente stava scrivendo altre lettere anonime e ricattatorie!".
    La rabbia lo assaliva ad ondate al pensiero che questa ragazza era la responsabile di tutta la sofferenza di sua sorella Josie. Ma ora ci avrebbe pensato lui, Andrew Morland conte di Sherbrooke, a vendicarla.
    Il suo fidato servitore si era accattivato le simpatie di una servetta della casa che, oltre a dove dormiva, gli aveva rivelato altre informazioni interessanti. Tipo che la porta sul retro veniva lasciata aperta anche di notte e che proprio da quel giorno il padrone era partito per un breve viaggio e aveva lasciato la figlia, di cui poco gli interessava, con la sola protezione della servitù. Un'occasione propizia da non lasciarsi sfuggire.
    Nelle notti precedenti più volte Andrew si era introdotto in casa Sheffield mentre padre e figlia erano fuori a qualche ballo o ricevimento per cercare la preziosa collana di smeraldi di sua sorella ma senza mai trovare nulla. Ora era giunto il momento di chiedere conto alla diretta responsabile.
    "Finalmente" sogghignò "la signorina Sarah Sheffield avrebbe assaggiato un po' della sua stessa moneta e forse avrebbe imparato a non ricattare più altre persone e meno che meno sua sorella!"
    Pur essendo intorpidito si introdusse nella grande casa senza fare alcun rumore e da lì attraverso le varie stanze fino alla biblioteca.
    Nel frattempo Sarah, ignara di tutto, fantasticava su quando il padre l'avrebbe guardata con amore e le avrebbe detto che era orgoglioso di lei. L'ennesimo lampo che illuminò a giorno l'intera stanza la fece tornare in sé. "Mio Dio" pensò Sarah "è tardissimo.. è bene che vada subito a dormire.". Però mentre stava rimettendo a posto le carte nello scrittoio del padre si sentì rizzare i capelli sulla nuca. Velocemente girò su sé stessa e quello che vide le gelò il sangue nelle vene. L'immagine di un uomo tutto vestito di scuro dalla testa ai piedi nella sua biblioteca! L'imprevedibilità di quell'apparizione le tolse completamente il fiato per alcuni secondi, buoni per il suo assalitore per afferrarla, coprirle la bocca con la mano guantata e stringerla contro di sé. Poi si sentì sussurrare nell'orecchio: "Ssshhh ora siete in mio potere.". Sarah rabbrividì vistosamente, chiuse gli occhi e li riaprì. Ma stava proprio succedendo a lei? Terrorizzata cercò comunque di muovere le labbra contro la mano dell'infingardo ma questi la strinse talmente tanto forte da non riuscire quasi a respirare e le legò un bavaglio impedendole definitivamente qualsiasi ulteriore tentativo.
    Lei iniziò a dimenarsi tra le sue braccia e anche se Andrew iniziava a trovare stimolante questo strusciamento capiva che non poteva attardarsi oltre, quindi con una corda le legò le mani dietro la schiena. Al suo mugolio oltraggiato quando le sollevò le sottane lasciandole scoperte le caviglie sottili per il tempo di legargliele, gli scappò quasi da ridere. Completato questi compiti e avendola quindi legata come un salame se la caricò in spalla senza sforzo apparente e procedette a ritroso ad uscire dalla casa.
    Sarah, legata e imbavagliata, aveva il cuore che galoppava a mille. Le domande si rincorrevano senza sosta nella sua mente: "Chi é questo pazzo furioso? Cosa vuole da me? Oddio mi ucciderà? Non ho neanche salutato mio padre stamattina. Dio aiutami Ti prego"
    Ad un certo punto tutti i suoi pensieri furono interrotti da un muro di acqua che si abbattè su di loro. Erano appena usciti dalla casa e continuava a piovere come se niente fosse successo. Solo che in pochi minuti tutto era invece cambiato.

    (continua)

    Mi ci vuole più tempo del previsto, mi tocca continuare domani... ^-^

    Ciao. Erica

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  12. < uno, due, due e mezzo...> sghignazzi osceni si levavano sul ponte della Saint Margery, mentre la masnada di pendagli da forca radunata nei pressi del parapetto assisteva ai "tuffi" dei sopravvissuti allo scontro <...due e tre quarti...> contava il nostromo del black Phantom, il veliero pirata che aveva appena arrembato quello della marina britannica.
    < ...tre!> concluse e con una bella spinta gettò fuori bordo lo sventurato piagnucolante. Uno scoppio di risa seguì l'urlo del poveretto che andava incontro a morte certa tra i flutti del mar dei Caraibi.
    Un uomo osservava in disparte il truce spettacolo, ma pareva non vederlo affatto. Un'espressione torva in volto, il capitano pirata, il noto Spettro dei Caraibi, era sommerso da una furia cieca. Lui non c'era, pensava, il maledetto assassino dei suoi genitori non era su quella imbarcazione come spie fidate gli avevano riferito. Altro sangue versato inutilmente alla ricerca di un uomo che pareva svanito nel nulla, ma d'altronde il Generale Westfire era sempre stato abile nel far perdere le tracce di sè, una qualità necessaria in quanto corsaro di Sua Maestà. Perso nelle sue vendicative elucubrazioni, Raul non si avvide dell'uomo che lo aveva avvicinato
    < capitano > disse questi < c'è un grosso, che dico, grossissimo problema che vi attende sottocoperta > asserì il suo braccio destro, Mr Colbert.
    Senza perdersi in chiacchiere Raul lo seguì di sotto, e giunti ad una cabina dalla porta spalancata si bloccò sui suoi passi...
    < toglietemi le mani di dosso razza di bestione analfabeta > berciava una voce femminile particolarmente acuta < non mi insozzerete i vestiti, puzzate peggio di una latrina pubblica > continuava mentre dei colpi sordi indicavano l'aggressività di quel passeggero molto particolare.
    Raul oltrepassò la porta e alla sua vista lei si bloccò nell'atto di pestare il piede a colui che l'aveva afferrata per le spalle
    < Capitano, questa strega ha voglia di farsi fare la pelle...posso procedere? > chiese speranzoso quello.
    Ma Raul non lo guardò neanche. Tutta la sua attenzione era rivolta verso quella donna dai capelli talmente biondi da sembrare bianchi, dagli occhi castani e il corpo più voluttuoso che avesse mai avuti il piacere di vedere
    < bene, bene, bene...> sussurrò lui con voce roca
    < ma che bel giocattolo che abbiamo pescato > continuò appressandosi.
    < qual è il vostro nome, bambina? > chiese ad un palmo dal naso di lei.
    Quest'ultima per contro, nonostante la palese paura che le incuteva quell'uomo enorme dal volto sfregiato, si fece coraggio e rispose
    < sono Sharon Westfire, signore, e se mi farete del male mio padre, l'Impietoso, vi spellerà vivi! > sapeva che suo padre se ne sarebbe altamente infischiato di lei, ma era l'unica sua possibilità di salvezza quella di invocare la protezione del più tremendo e famoso corsaro delle regina.
    Ma quello che lei non sapeva era che quelle parole riecheggiarono alla stregua di un rintocco di campane...Miss Westfire vide il volto del Capitano mutare in seguito alle sue parole e seppe senza alcun dubbio che stavolta non ne sarebbe uscita viva da quella situazione
    < Mr Colbert portatemi il gatto a nove code > ordinò il capitano...

    Scusate la lunghezza ma mi sono fatta prendere!!!

    un bacione Angy

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  13. June... ma qui c'è da fondare una casa editrice. Queste storie ti prendono di brutto. BRAVISSIME, ragazze!
    Io passo: i miei si sono già incontrati. Li ho lasciati a cavalcare... che avete capito? Lui l'ha issata sul suo cavallo... uff, maligne, sul suo stallone, non non è lui lo stallone. Vabbè mi sto incartando da sola. Vedremo un po'. Baci, Carla.

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  14. la festa di fidanzamento stava precedendo senza intoppi.il vino scorreva a fiumi, il cibo era squisito e i giullari, accompagnati dalla musica divertivano tutti. tranne lei. eleonor lanciò un'occhiata al tavolo principale dove sedevano la famiglia reale con affianco lord gerard de marr e il suo seguito; vide isabel, la futura sposa, sussurrare qualcosa all'orecchio del suo fidanzato. in risposta lo vide sorridere appena prima di bere dalla coppa che aveva davanti; in quell'attimo alzò lo sguardo e si accorse che lo stava fissando. improvvisamente accaldata si alzò precipitandosi verso la porta più vicina. la cena stava quasi finendo,si disse, non sarebbe sembrata una scortesia se andava a prendere una boccata d'aria fresca. uscì nel cortile schivando abilmente i molti soldati che per l'occasione avevano eccesso nell'uso del vino, e si diresse verso l'unico posto che poteva darle tranquillità: le scuderie. si aggirò per i vari recinti accarezzando ora uno ora l'altro cavallo finchè arrivò al recito di un magnifico esemplare nero. ovviamente sapeva a chi apparteneva, visto che era giunto li solo quel giorno. gli si avvicinò sussurrando appena, poi prese ad accarezzarlo; in risposta il cavallo nitrì,strappandole un sorriso." sei proprio stupendo, lo sai?" gli disse, pensando con rammarico quanto le dispiacesse che il suo prezioso cavallo non fosse li con lei ma ben nascosto nel bosco. "non credevo che le dame fossero interessate ai cavalli" sentì dire una voce alle sue spalle, interrompendo il corso dei suoi pensieri. si voltò e istintivamente si irrigidì; anche nella penombra riconobbe l'uomo che piano si stava avvicinando. "forse non ne avete mai conosciuta una" rispose facendo involontariamente un passo indietro. lo vide dirigersi verso l'animale accarezzandolo con affetto. gli stava di profilo cosi potè notare l'alta statura e i muscoli possenti che s'intravedevano da sotto la maglia;aveva capelli lunghi quasi a toccare le spalle, fronte alta, un naso perfettamente diritto e le labbra... si costrinse a volgere lo sguardo altrove. "è un bell'esemplare" mormorò poi, non sapendo a chi dovesse essere rivolto il complimento. lo vide sorridere. "già" rispose lui, pensando che era un attributo che s adattava perfettamente a lei. " è arabo, un regalo di un califfo" si voltò a guardarla,in verità non aveva fatto altro tutta la sera mentre gli servivano un pasto dopo l'altro, durante le vuote chiacchiere della sua futura sposa (si era già chiesto come avrebbe fatto a sopportarla per il resto della vita...)mentre l'unica donna che aveva stuzzicato il suo interesse era ora li davanti a se. sapeva che era una preda bella quanto proibita ma non potè fare a meno di prenderle la mano e portarsela alle labbra. "credo che ancora non ci abbiano presentati" esordì lui ma prima che potesse dire altro eleonor ritrasse la mano, scottata dal suo calore. "devo andare" sussurrò prima di scappare via, verso il rifugio della sua stanza, prima che qualcuno si accorgesse del suo cuore in subbuglio...

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