Screzi d'Amore!

Stanche dei soliti romanzi?I nomi delle autrici, anche se noti, non sono sempre una garanzia di una buona lettura?
Ebbene vi proponiamo un racconto scritto da Erica per il gioco del Blog ( Link ). Erica non e' una scrittrice, non e' famosa, e' una lettrice come noi, ma chissa' se il suo piccolo romanzo non ci emozioni piu' di un grande romanzo.
Se anche voi avete voglia di scrivere un racconto per il blog, non esitate! Noi siamo delle lettrici affamate di novita'.

SCREZI D'AMORE


E’ notte fonda e piove incessantemente. Un uomo sta guardando all'interno di una casa da una finestra, al pianterreno, che dà sulla biblioteca. Seppur coperto e leggermente riparato, la pioggia gelida gli è penetrata fin dentro le ossa ma la rabbia che prova non gli fa sentire il freddo. E' pronto a tutto ed è per questo che ha con sé una pistola. E' giunta l'ora che la sua vendetta si compia. All'interno della stanza, riscaldata dal fuoco del caminetto, c'è una ragazza in vestaglia, ignara di tutto, che sta scrivendo al lume di candela.

“Ma cosa ci sarà mai di così urgente da scrivere nel cuore di una notte da lupi come questa?!” pensò Andrew mentre con una mano cercava di districare i suoi capelli umidi che gli si appiccicavano sul collo. Il suo ciuffo ribelle, una volta tanto, non gli dava problemi visto che gli si era afflosciato in testa. In una situazione normale ora sarebbe stato a casa, sulla sua comoda poltrona, a bere un buon bicchiere di porto, davanti al calore del fuoco del caminetto. Ah… se lo avessero visto i suoi conoscenti in quella situazione, non ci avrebbero creduto! Lui, Andrew Morland, conte di Sherbrooke, di solito così elegante e raffinato, seppur non come un dandy, alto, moro, uno dei migliori partiti in circolazione, ridotto come un gatto mezzo affogato. Che vergogna! Non aveva più l’età per fare queste scemenze, gli avrebbe detto scherzando amichevolmente Walter, il suo amministratore. Ormai alla soglia dei 33 anni, doveva mettere la testa a posto e trovare una moglie, costruirsi una famiglia, questo pensavano Walter e i suoi dipendenti, che gli erano particolarmente affezionati. Ma la sua famiglia è anche Josie, sua sorella, e lui aveva promesso ai suoi genitori in punto di morte che l’avrebbe sempre, sempre protetta. Ora Josie ha bisogno del suo aiuto e lui non si sarebbe sottratto al suo dovere. Intanto avrebbe atteso un altro po’, per essere sicuro che non ci fosse nessun servitore, costretto a restare sveglio per accudire quella stupida ragazzetta in vestaglia che vedeva. Una smorfia di disapprovazione gli si disegnò in viso.

Nel frattempo Sarah, ignara di essere spiata, cominciò a stiracchiarsi e a sbadigliare dal sonno. Si sentiva le membra indolenzite visto che, da diverso tempo ormai, era china sulla scrivania ad esaminare i libri contabili del padre. Si trovava in vestaglia nel cuore di una notte da lupi, proprio per dimostrare al padre che il suo amministratore sistematicamente lo derubava. Aveva controllato i libri contabili, sottratti dallo scrittoio, e rifatto più volte i conti ma non c'era alcun dubbio. Finalmente suo padre sarebbe stato orgoglioso di lei. Al pensiero del padre, gli occhi le si riempirono di lacrime. Lui non vedeva l’ora trovarle un marito, per sbarazzarsi del peso di una figlia. Le rinfacciava spesso che aveva già 22 anni ma senza tenere in considerazione che, comunque, era alla sua prima stagione, perché sin da piccola aveva dovuto occuparsi della madre gravemente ammalata in campagna mentre lui continuava egoisticamente la sua vita in città. Ora che, alla morte della madre, era dovuta per forza andare a vivere in città con lui, Sarah si sentiva imprigionata. Non si trovava a suo agio nei saloni da ballo, con tutti quegli sguardi addosso e quelle chiacchere continue e insulse, maldigeriva l'etichetta e tutti quegli obblighi ipocriti a cui doveva sottostare una donna per non perdere la rispettabilità. Cercava sempre rifugio nelle biblioteche, ambienti che le ricordavano la vita che aveva fatto fino a poco prima, dove, curiosa per natura, aveva divorato qualsiasi testo, fosse stato un libro d'amore o un trattato sull'allevamento delle pecore. In aggiunta aveva la rara abilità di mettersi spesso in situazioni spinose (per non dire nei guai!), che certo non la aiutavano a uscire dal suo guscio. Fisicamente non si riteneva un granché: di media altezza, con i capelli biondo-castani, occhi scuri, non si rendeva conto invece di essere bella, anche se non in senso convenzionale, con una bocca molto sensuale, fatta per indurre in tentazione qualsiasi uomo. Un tuono potente interruppe improvvisamente i suoi sogni ad occhi aperti e lei si affrettò a finire di scrivere la lettera di istruzioni per le ultime verifiche degli investimenti, applicando il sigillo del padre. L’indomani l’avrebbe fatta inviare da un servitore fidato, che avrebbe dovuto aspettare una risposta. Se tutto fosse andato per il verso giusto… ma il destino aveva altro in serbo per lei.

La pioggia non smetteva di cadere ed Andrew, seppur al riparo dei rami di un grosso albero e coperto, alla bene e meglio, da una tela cerata, si sentiva sempre peggio. Aveva perso la cognizione del tempo e le cose non stavano andando proprio come previsto.
"Tutto per colpa di quell'infida ragazzina!" pensò. "A quell'ora tutti gli abitanti della casa dormivano, tranne lei che probabilmente stava scrivendo altre lettere anonime e ricattatorie!".
La rabbia lo assalì ad ondate al pensiero che questa ragazza era la responsabile di tutta la sofferenza di sua sorella Josie. Ma ora ci avrebbe pensato lui a vendicarla.
Un suo servitore si era accattivato le simpatie di una servetta della casa che, oltre a dove dormiva, gli aveva rivelato altre informazioni interessanti. Tipo che la porta sul retro veniva lasciata aperta anche di notte e che, proprio da quel giorno, il padrone era partito per un breve viaggio e aveva lasciato la figlia, di cui poco gli interessava, con la sola protezione della servitù. Un'occasione propizia da non lasciarsi sfuggire.
Nelle notti precedenti più volte Andrew si era introdotto in casa Sheffield, mentre padre e figlia erano fuori a qualche ballo o ricevimento, per cercare la preziosa collana di smeraldi di sua sorella ma senza mai trovare nulla. Ora era giunto il momento di chiedere conto alla diretta responsabile.
"Finalmente" sogghignò "la signorina Sarah Sheffield avrebbe assaggiato un po' della sua stessa moneta e forse avrebbe imparato a non ricattare più altre persone e meno che mai sua sorella!"
Pur essendo intorpidito, si introdusse nella grande casa senza fare alcun rumore e da lì attraverso le varie stanze fino alla biblioteca.
Nel frattempo Sarah, ignara di tutto, aveva ripreso a fantasticare su quando il padre l'avrebbe guardata con amore e le avrebbe detto che era orgoglioso di lei. L'ennesimo lampo che illuminò a giorno l'intera stanza la fece tornare nuovamente in sé. "Mio Dio" pensò Sarah "è tardissimo.. è bene che vada subito a dormire.". Però, mentre stava rimettendo a posto le carte nello scrittoio del padre, si sentì rizzare i capelli sulla nuca. Velocemente girò su sé stessa e quello che vide le gelò il sangue nelle vene. L'immagine di un uomo tutto vestito di scuro dalla testa ai piedi nella sua biblioteca! L'imprevedibilità di quell'apparizione le tolse completamente il fiato per alcuni secondi, buoni per il suo assalitore per afferrarla, coprirle la bocca con la mano guantata e stringerla a sé. Poi si sentì sussurrare nell'orecchio: "Ssshhh ora siete in mio potere". Sarah rabbrividì vistosamente, chiuse gli occhi e li riaprì. Ma stava proprio succedendo a lei? Terrorizzata cercò comunque di muovere le labbra contro la mano dell'infingardo ma questi la strinse talmente tanto forte da non riuscire quasi a respirare e le legò un bavaglio, impedendole definitivamente qualsiasi ulteriore tentativo.
Lei iniziò a dimenarsi tra le sue braccia ed Andrew, anche se iniziava a trovare stimolante questo strusciamento, capì che non poteva attardarsi oltre, quindi con una corda le legò le mani dietro la schiena. Al suo mugolio oltraggiato quando le sollevò le sottane, lasciandole scoperte le caviglie sottili per il tempo di legargliele, gli scappò quasi da ridere. Completato questi compiti e avendola quindi legata come un salame, se la caricò in spalla senza sforzo apparente e procedette a ritroso ad uscire dalla casa.
Sarah, legata e imbavagliata, aveva il cuore che galoppava a mille. Le domande si rincorrevano senza sosta nella sua mente: "Chi é questo pazzo furioso? Cosa vuole da me? Oddio mi ucciderà? Non ho neanche salutato mio padre stamattina. Dio aiutami Ti prego."
Ad un certo punto tutti i suoi pensieri furono interrotti da un muro di acqua che si abbatté su di loro. Erano appena usciti dalla casa e continuava a piovere come se niente fosse successo. Solo che in pochi minuti tutto era invece cambiato.

"Maledizione!" pensò Andrew. Era filato tutto liscio fino a quel momento e allora perché cominciava a sentire questi sensi di colpa? Forse era perché questa ragazza gli era sembrata così innocente quando l'aveva guardata in viso e l'aveva vista spalancare quegli occhi. Forse perché sentiva il suo cuore battere all'impazzata attraverso il tessuto fradicio dei loro abiti. Senza un vetro a separarli gli era sembrata così vulnerabile con i capelli sciolti e i piedi nudi. La sua bocca, così carnosa e sensuale, gli aveva ispirato allo stesso tempo innocenza e peccato, facendogli provare il desiderio profondo di assaporarla, ancora e ancora. Cosa gli stava succedendo?
Doveva rammentare a sé stesso che questa ragazza aveva tormentato per settimane sua sorella Josie, ricattandola per la situazione incresciosa in cui l'aveva scoperta. La rabbia lo assalì nuovamente al pensiero della sua dolce sorellina coinvolta suo malgrado in una situazione sordida e sporca, cancellando qualsiasi vergogna per il proprio comportamento. Josie non aveva ancora voluto rivelargli l'identità dell'uomo che si era macchiato di questo disonore ma era solo questione di tempo. Non l'avrebbe costretta a sposarlo, questo no, però qualcosa avrebbe fatto perché gli prudevano troppo le mani. Intanto era riuscito solo a tirarle fuori il nome di Sarah Sheffield, la ragazza che li aveva sorpresi insieme e che aveva iniziato a ricattarla, chiedendole denaro e gioielli per tacere e non far scoppiare lo scandalo. Sarah Sheffield, colei che lui Andrew Morland, conte di Sherbrooke, aveva appena rapito!
Se fosse stato solo il denaro che spariva, probabilmente Andrew non se ne sarebbe mai accorto, visto che era molto ricco, ma quando sparì la collana che era appartenuta alla loro madre, alla sua domanda di dove fosse, Josie dapprima lo blandì con mille moine cercando di cambiare discorso ma poi, non riuscendo a smuoverlo dal suo interrogativo, si sciolse in un pianto dirotto ed isterico, crollando e confessando tutta la storia. E che storia!
La sua piccola e ingenua sorellina, mentre la chaperon era alla toilette, si era lasciata irretire e trascinare dietro a dei cespugli da un uomo al ballo dei Druisbury. Andrew rimase scioccato, perché non si sarebbe mai aspettato da lei un comportamento così sconveniente ma Josie con tutte le sue lacrime e il suo faccino straziato riuscì a commuoverlo, come sempre riusciva a fare. Sventuratamente erano stati scoperti mentre si baciavano proprio da Sarah Sheffield, che, a suo dire, era in giro a prendere una boccata d'aria. Ah, l'intrigante! Chissà invece a chi aveva dato convegno amoroso proprio lì! Josie stessa gli instillò questi pensieri, raccontandogli che all'inizio si era dimostrata un'amica e, licenziando il dongiovanni, l'aveva aiutata a recuperare un aspetto composto e in ordine. Poi insieme si erano riavviate al ballo. Ma, il giorno dopo, Sarah aveva osato far recapitare un biglietto a Josie al chiaro scopo di ricattarla, pena il far scoppiare un enorme scandalo. La sua sorellina, per paura, si era quindi piegata alla minaccia. Andrew, ancora sconvolto, le aveva chiesto perché non fosse venuta da lui a chiedere aiuto, eppure doveva saperlo che lui era suo fratello e le voleva bene, avrebbe fatto di tutto per proteggerla, così come aveva promesso ai loro genitori. Ma Josie era sembrata talmente straziata e disperata che Andrew non se l'era sentita di riversare su di lei la sua amarezza e di punirla. Non era certo lei la colpevole! E aveva invece finito per attribuire ogni colpa e responsabilità a Sarah Sheffield.
Ebbene sì, Sarah doveva restituire tutto ciò che aveva ignobilmente estorto a sua sorella, a partire proprio dalla collana della loro madre. Ora si trattava solo di spaventarla un po'....

Sarah si ritrovò improvvisamente dentro ad una carrozza fiocamente illuminata. La pioggia aveva smesso di sferzarla direttamente e ora si sentiva solo lo scroscio dell'acqua contro la carrozza in movimento. Sarah e il suo rapitore erano però completamente fradici e gocciolavano da tutte le parti. A questo punto il suo aguzzino tirò fuori dei teli e iniziò ad asciugarle la testa. Sembrava arrabbiato. Sarah tremava per la paura e per il freddo, quando lui bruscamente le disse: - Dobbiamo toglierci questi vestiti bagnati....se non vogliamo buscarci una polmonite. Ora vi toglierò benda e corde ma voi dovrete promettermi di non agitarvi e di non urlare, altrimenti ve ne pentirete. - e con una luce assassina negli occhi mostrò che aveva una pistola con sé.

Sarah inebetita lo lasciò slegarla ma quando le mani di lui fecero per toglierle anche gli indumenti bagnati, si ribellò. - Che almeno mi venga concesso di cambiarmi da sola. Non urlerò e non mi agiterò, ve lo prometto - disse con una voce stranamente calma.
- Come volete milady, – le rispose con un lampo negli occhi - lì c'è una coperta per voi, io mi girerò per darvi un po' di privacy. –
- Cosa?! Non penserete mica che io mi spogli qui davanti a voi, vero?! Siete completamente pazzo! – esplose Sarah.
- Può essere ma comunque non ci sono alternative. A meno che non vogliate che vi spogli io?- disse con tono insinuante, poggiandole una mano lungo il fianco e avvicinandola a sé. Sarah sentì il suo respiro sul viso e il calore propagarsi dalla sua mano lungo tutto il corpo. Intossicata dal suo odore, sentì improvvisamente un languore dentro di sé e un desiderio profondo di lasciarsi andare. Cosa le stava succedendo? Doveva cercare di tornare in sé. Dopotutto questo energumeno l'aveva appena rapita!
In un sussulto di dignità riuscì a scostargli la mano e a prendere la coperta. Lui rise a piena bocca e si girò verso il finestrino. Allora Sarah, guardandogli la schiena e cercando di coordinarsi con i fortunatamente pochi scossoni della carrozza, si tolse gli abiti zuppi, tenendosi mutande e camiciola, e si avvolse nella coperta calda e pulita. Non appena ebbe finito, Andrew si girò verso di lei con un tempismo decisamente sospetto. Arrabbiata lo apostrofò: - Mi avete spiata! Non vi bastava avermi rapita e malmenata, mi avete anche spiata mentre mi cambiavo! -
- Io guardavo fuori dal finestrino - le rispose lui con tono innocente - non è certo colpa mia se c'era il vostro riflesso - concluse sghignazzando.
Furibonda Sarah gli urlò - Siete un maledetto furfante! -
- Comunque milady, per compensare la vostra vergogna, anch'io mi cambierò davanti a voi e non vi chiederò di girarvi, così saremo pari. - E le fece l'occhiolino.
Senza lasciare tempo alle sue parole, si sedette e iniziò a togliersi le scarpe e le brache, facendo apparire due cosce possenti e muscolose. Sarah arrossì completamente e si volse verso il finestrino, dove comunque continuò a vederlo mentre si toglieva la camicia e rimaneva a petto nudo. Con la gola secca Sarah ammirò quel petto villoso e, alzando lo sguardo verso la spalla e poi fin sul viso, lo vide riflesso che dal finestrino ammiccava verso di lei. - Piaciuto lo spettacolo? - e rise di gusto. Sarah, ormai con due tizzoni ardenti al posto delle guance, chiuse gli occhi e rimase muta. Provava una sensazione stranissima: voleva scappare da lì ma allo stesso tempo voleva avvicinarsi a lui. Chi era quest'uomo e perché l'aveva rapita? Cosa mai poteva volere da una persona insignificante come lei? Forse voleva arrivare a suo padre tramite lei? Ma non lo sapeva, pensò con una stretta al cuore, che a suo padre non importava proprio nulla di lei? Finalmente l'aveva ammesso con sé stessa. C'era voluto un rapimento per farlo!
All'improvviso si sentì sfiorare una guancia e riaprì gli occhi.
- Ssshh.. Tranquilla. Non voglio farti del male. Sembri così innocente. - le sussurrò Andrew e, come al rallentatore, le sue labbra scesero sulle sue, calde e morbide, stuzzicando, accarezzando, seducendo, fintanto che Sarah non aprì la bocca, permettendogli un accesso più intimo. E il mondo tutt'attorno sparì mentre venivano sbalzati in un'altra dimensione. Le sensazioni dolcissime che provavano catturarono entrambi in una malia profonda, che si trasformò in pura bramosia mentre labbra contro labbra si consumavano a vicenda.
Ma all'improvviso, com'era iniziato, tutto finì. Andrew si ritrasse di botto. Ansimavano entrambi come dopo una lunga corsa e si guardavano stupiti.
Dopo quel bacio, Andrew si fece convinto che lei non poteva essere così ingenua come sembrava, quindi, indurito lo sguardo, bruscamente le disse: - Siete qui perché avete qualcosa che mi appartiene. –

Sarah, che non aveva mai provato un'esperienza simile, stava ancora cercando di recuperare aria e di raccapezzarsi. A queste parole, sbottò: - Ma si può sapere di cosa state blaterando? Mi avete rapita, legata come un salame, trascinata sotto una pioggia torrenziale, scagliata in una carrozza diretta chissà dove, obbligata a spogliarmi davanti a voi e bac.... e tutto il resto. - concluse imbarazzatissima. - Insomma chi siete e cosa volete da me? -
- Io sono Andrew Morland, conte di Sherbrooke, nonché fratello maggiore e tutore di Josie Morland. Ora comprendete perché vi ho rapita? –

Ma Sarah, seppur in qualche modo sollevata che non fosse un comune delinquente, continuava a fissarlo stralunata. - Il vostro nome non mi dice nulla e neppure il nome di vostra sorella. Per me anche se conte restate un pazzo furioso! - E con la voce rotta continuò: - Riportatemi a casa immediatamente, altrimenti per voi saranno guai seri. - Non aveva trovato di meglio per minacciarlo.

- Tacete, donna! Ancora non volete dire la verità. Rivoglio la collana di smeraldi che voi avete estorto con il ricatto a mia sorella e poi vi lascerò libera, anche se meritereste la galera. -
A questo punto Sarah provò l'impulso di urlare e picchiarlo ma cercò di frenarsi, capendo che con quella testa dura non avrebbe portato a nulla. Quindi, impartendosi nuovamente la calma, rispose: - E' bene che di grazia mi spieghiate l'intera storia di quello che io avrei fatto dal principio. -
Andrew ebbe un momento di esitazione ma subito ripresosi le disse: - Complimenti! Ho capito la vostra strategia. Fare la vittima innocente ma questo non vi salverà dallo scandalo che farò abbattere su di voi se non mi restituirete la collana. Dopo di che non ci incontreremo più, ne verrò più a sapere di una qualsiasi lettera che voi abbiate inviato a mia sorella. Ci siamo intesi? -
Non capendo niente, Sarah perse definitivamente qualsiasi briciolo di pazienza. - La vostra maledetta collana non ce l'ho! Capito, zuccone che non siete altro?! E non ho mai ricattato nessuno, né quindi vostra sorella! Se non la conosco neanche.... Scriteriato come siete, avete sbagliato persona! -
- Lo vedremo chi ha sbagliato tra noi due! -
Improvvisamente la carrozza si fermò. Guardando fuori, a Sarah sembrò di scorgere una costruzione.
- Ora scendete -
- Nemmeno per idea!-

- Scendete immediatamente, ho detto. –

- Non ci penso neanche! -
- Se la mettete così... -
Sarah non fece in tempo a replicare che venne trascinata giù di peso, molto poco elegantemente, dal suo rapitore e rinchiusa all'interno di un vecchio capanno.
Sentì la carrozza lentamente andarsene mentre il suo rapitore le diceva: - Resterete lì a meditare fino a quando vi assumerete le responsabilità delle vostre azioni e restituirete la collana. -
- Maledetto idiota. Volete capire che io non ce l'ho questa collana e non ho niente a che fare con tutta questa storia. Vi siete sbagliato e per essere un conte, siete un po' rintronato! -
- Rintronato, io?! - Andrew offeso a morte, replicò: - Si, forse mi sono sbagliato. Pensavo di aver rapito una gentildonna ma visti i vostri modi di esprimervi non ne sono più tanto sicuro. Più che un delicato fiore, voi siete una bisbetica fatta e finita! -
Mentre si avviava a piedi verso la sua casa poco distante, gli giunse all'orecchio una sequela di insulti irripetibili e sorrise tra sé e sé. Ma la soddisfazione di aver avuto l'ultima parola non durò molto. Pochi passi e i dubbi lo assalirono di nuovo. Non sembrava una ricattatrice, né una persona spregevole, come gli era stata descritta. Forse era il caso di andare a svegliare sua sorella per chiederle maggiori dettagli sull'intera faccenda. Cominciava a sentirsi sui carboni ardenti.
Intanto Sarah, esausta per tutta la situazione, si raggomitolò in uno scomodo giaciglio e pensò a come poteva fare per liberarsi. Ma forse, quando quello zoticone fosse tornato in sé, avrebbe finalmente capito che lei era veramente innocente. Non c’era da preoccuparsi, anzi ci sarebbe stato da ridere quando finalmente gli avrebbe reso la pariglia. Un sorriso di puro divertimento le apparse in volto. Adesso avrebbe cercato di dormire un po' per raccogliere le forze. Però, nonostante la stanchezza, il volto beffardo e bellissimo del suo rapitore le saltava sempre agli occhi e si sorprendeva a rivivere il bacio che si erano scambiati momento per momento. Fino a che, ad un certo punto, crollò in un sonno profondo.
Andrew faceva bene a preoccuparsi, vista la confessione che, poco tempo dopo, gli fece la sua candida sorellina. Josie aveva bisogno di soldi per comprare abiti e accessori alla moda e l'appannaggio mensile che lui le passava non era certo sufficiente. Nello venire scoperta la prima volta si era inventata su due piedi questa storia strappalacrime, indicando Sarah Sheffield come la ricattatrice, perché sapeva che nessuno di loro due la conosceva di persona e quindi aveva pensato che la faccenda si chiudesse così. Dopotutto la collana della mamma per lei non era un ricordo prezioso. Con petulanza gli spiegò che le pietre erano montate in una maniera vecchia, che la faceva sentire fuori moda ogni volta che le indossava. Quindi l'aveva barattata in cambio di altri gioielli più moderni.
Andrew uscì sconvolto da questo colloquio, non prima di aver dato una dura lezione alla sorella viziata. Si sentiva profondamente in colpa verso Sarah e capiva di aver oltrepassato ogni limite di decenza. Ma ora, ora cosa avrebbe fatto con quella virago chiusa nel capanno??

Tanto per cominciare, poteva baciarla di nuovo mentre la riportava a casa, così forse sarebbe stata più bendisposta verso di lui e la corte serrata che aveva intenzione di farle nei giorni a venire. Baldanzoso e con un sorriso malandrino in volto, Andrew andò incontro alla sua bisbetica... pardon.. al suo futuro d'amore con Sarah.

Erica



11 commenti:

  1. Bravissima Erica!! Mannaggia...non è che c'è la continuazione?? adesso sono stracuriosaaaa

    un bacione
    Angy

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  2. Erica
    veramente brava e anch'io come Angy avrei voluto che fosse un pò più lungo! e che continuasse.
    Complimenti Daniela C

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  3. Non vedo il commento che avevo lasciato per cui provo di nuovo.
    Sei grande Erica, Bravissima, mi è piaciuto molto, ma è solo un estratto vero? perchè avrei voluto leggerti ancora e ancora...ùhù
    Complimenti ciao Daniela C

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  4. Ah l'amour, l'amour!
    Ciao Erica, il brano mi è piaciuto: c'è abbastanza pepe da prevedere futuri e piccanti risvolti nella storia.
    Lui ironico e scanzonato, lei bisbetica al punto giusto.
    E poi lo strusciamento...uhm uhm :-)
    Solo una cosa: mi manca qualche dialogo in più per rendere il ritmo serrato e leggero che la figura del narratore onniscente, in questo caso, appesantisce un po', ma sei comunque riuscita a rendere benissimo la situazione tra i due!
    Complimenti!
    Elisabetta Bricca

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  5. che bella Erica, brava!! è vero però, ci vuole il seguito...

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  6. Bravissima Erica! Mi hai fatto sognare! Scrivi il seguito ti prego! Baci

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  7. Viene voglia di affibbiargli una copertina ke fa sognare...
    ma sicuro ke sotto il nome Erica non si nasconda una famosa scrittrice? Complimenti!!!
    Voglio il seguito..

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  8. Sarebbe bello poter leggere della "corte serrata" che Andrew intende fare a Sarah...Complimenti Erica!

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  9. Ha ha ha ha... trooopppoooo forte!
    Grazie dei vostri bellissimi commenti. Anche se, a dirla tutta, sono più brava come lettrice che come scrittrice.... ^_^
    Per Elisabetta: grazie 1000, hai perfettamente ragione! Mi sembra di essere una mamma chioccia che spiega tutto per filo e per segno.... diciamo che ero partita scrivendo un po' per gioco le caratteristiche dei personaggi e il loro percorso umano e dopo aver dato tutte queste informazioni nei vari step non sapevo più come "chiudere il cerchio" senza scrivere un poema.... Invece faccio io tantissimi complimenti a Te per il Tuo splendido romanzo e aspetto di leggere il prossimo lavoro. Altroché!!
    per Daniela C.: ancora più lungo di così??!! Ma se già mi sembra di aver strabordato!!! La sintesi non è il mio forte!
    per Eden76: no Eden, niente scrittrice famosa sotto mentite spoglie, anzi! Attualmente sono alle prese con le dichiarazioni dei redditi, i bilanci, l'ici, gli studi di settore,... che, in questo periodo "caldo" in tutti i sensi, occupano quasi tutte le mie ore da sveglia! Sigh...
    Magari fosse un momento "bollente e piccante" come evoca alla mia mente la nuova immagine del blog! Quando l'ho vista, dopo numeri, cifre e percentuali da stamattina, ho avuto un attimo di cedimento e sono caduta dalla sedia. Mentre ero svenuta mi immaginavo di essere in mare in difficoltà e di venire salvata da uno splendido bagnino.. sulle note di Baywatch, of course! Che nervi, riscoprirmi invece ancora in ufficio!! Aaaaaaargh.....
    Ma non divaghiamo come al mio solito.... Dunque Angy, Diana, Ale, Daisy e tutte le altre... io la butto là, eh?! ... perchè ciascuna di voi, che mi sta leggendo ora, non si immagina come potrebbe continuare questa storia e prova a scriverne il seguito??? Poi se Ross ci ospita (Ti prego Ross, dì di si...), a me piacerebbe molto vedere i vostri finali. Cosa ne dite?? Su, dai, non fatevi pregare. Daisy, secondo Te, Andrew riuscirà a non farsi staccare la testa da Sarah, quando la libererà? E come faranno a reintrodursi in casa senza farsi vedere da nessuno? Tanto più che Sarah è ancora con la sola biancheria intima, seppur avvolta in una coperta, riuscirà Andrew a tenere le mani apposto?? Mmmhmm non lo so... mistero! ;)
    Ciao a tutte da Erica... detta "La sintetica".

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  10. hehehehe..l'avevo intuito che si era fatto fregare dalla sorella! ...però fantastico come inizio, non vedo l'ora di leggere il resto! complimenti Erica! ciao, Emanuela.

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  11. Oddio Erica, non è che vuoi rubarci il mestiere, eh? (mi sono permessa di passare al tu perchè ti considero un'amica ormai). Voglio solo dire che sei brava scrivere, e che devi continuare a farlo proprio per esercitare la vena creativa che già possiedi. Mille auguri e un abbraccio da Mariangela

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