Segreti Svelati di Nicola Cornick

Alcune settimane fa, mentre mi trovavo in edicola per acquistare fumetti per me e i miei bambini, ho dato un’occhiata allo scaffale dei romanzi, dove un volume ha catturato la mia attenzione: una giovane donna in un luminoso abito Regency, una mano maschile che sollecita la sua attenzione con un gesto delicato, un’atmosfera soffusa e un titolo evocativo. Segreti Svelati. Anche la trama sembrava accattivante: un fascinoso militare alla ricerca di una banda di ladre che impazza nelle campagne dello Yorkshire, derubando ai ricchi per dare ai poveri.

Interessante, mi sono detta, e l’ho acquistato.

Il testo si apre con la presentazione del protagonista maschile, Nicholas Falconer che ha avuto il compito di riportare all’ovile un suo parente, il Conte di Rashleigh, un autentico mascalzone; per tale scopo prima si abbiglia come una drag queen del ‘800 e si reca in una birreria fatiscente in cui dovrebbe trovare il nobile debosciato. E’ nello stesso luogo che trova un’affascinante fanciulla che ha tutta l’aria di essere una belle-de-Jour, verso la quale prova un immediato “trasporto” che poco si concilia con il suo stravagante abbigliamento.

Il racconto si sposta poi nello Yorkshire, ed è laggiù che il Conte Falconer incrocia Marina Osborne, vedova di un misterioso e misconosciuto signor Osborne, verso cui prova una sensazione di deja–vù.
E da qui inizia la mia "Malelingua".

I due protagonisti ovviamente s’incontrano: lui spia come un guardone mentre la donna fa un bagno tutta ignuda in una fontana, muovendosi con gesti che farebbero invidia a una ballerina di lap dance tanto che il buon militare inizia a sentire una fregola che nulla o poco a che fare con la sua missione.

Il primo incontro ufficiale vede la povera Marina Osborne tutta impegnata a dissimulare il suo ruolo di sirena nei confronti del “bel tenebroso”. Sì, perché è così che il maggiore Falconer viene definito e, visto l’espressione di perenne eccitazione che accompagna il povero militare represso, confesso che tale descrizione mi ha fatto sbellicare dalle risa.

Non è l’unico momento in cui questo è avvenuto.

Vi spiego: i due si incontrano durante un ricevimento. Lei è accompagnata da un’amica che ha comportamenti da pazza incosciente e ninfomane e lui dal padrone di casa, un uomo inetto che non ha capito ancora per quale motivo esiste sulla terra. Sono presentati, iniziano a discutere e lui a un certo punto della conversazione le chiede
“Mi dicono che siete vedova, Mrs Osborne…” le sussurrò. “Di conseguenza, presumo sappiate come la pensano gli uomini sulle questioni che riguardano il… desiderio fisico?”

Abbiate pazienza, tacciatemi di pignoleria o di eccessiva precisione, ditemi pure che sono snob, ma voi pensate che una frase del genere sia plausibile in una conversazione che si svolge tra due persone che si sono appena conosciute, in un salotto di campagna dell’Inghilterra del nord – notoriamente conservatrice - nel 1805?

Siamo serie: è a dir poco dissonante. Non c’è pathos in quel dialogo, non c’è altro che un continuo rabbrividire di lei e un fastidioso incalzare di lui che dovrebbe indagare sulla banda di ladre ma che sembra più intenzionato a scoprire il colore dei mutandoni della povera vedova.

Procediamo oltre. Dopo questo primo incontro che dovrebbe essere di fuoco (ma che a me è sembrato ridicolo, sia per i dialoghi, sia per le reazioni dei personaggi) i due s’incontrano di nuovo, più volte. Marina si segnala per la sua inettitudine: è incapace di cavalcare degnamente, trema come un vitello orfano appena il “Bel tenebroso” la sfiora con lo sguardo e passa ore a consumarsi su ricordi di un passato drammatico dovrebbero creare un certo climax ma che invece finiscono per appesantire la narrazione.

Il maggiore Falconer invece, si caratterizza per la sua insistenza, il suo disperato bisogno di accoppiarsi (che rimane a lungo insoddisfatto) e per il suo sguardo bovino nei confronti della misteriosa vedova. Un esempio?
“Nick fu di nuovo afferrato dall’urgenza primitiva di afferrarla con violenza per le braccia, trascinarla nella stalla più vicina e possederla su un letto di fieno… La giumenta gli sferrò un calcio nello stomaco che lo fece piegare in due per il dolore. Quando risollevò il busto, notò che Mari si era prudentemente allontanata.”


E direi! Se uno si avvicina con un’espressione che urla al “sexual assault”, il minimo che possa fare una donna è allontanarsi.

Altra scena che ho trovato comica è stata quella del fiume in cui Mari Osborne, da brava impedita, cerca di annegare in trenta centimetri d’acqua e il suo spasimante/persecutore la salva comparendo dal nulla in modo inquietante per poi invitarla sempre nello stesso modo diretto (e un tantino da taverna) a rotolarsi con lui nel prato, proposta che non trova realizzazione.

Insomma il romanzo va avanti con tutti questi tira-e-molla che alla fine stancano; e nel momento in cui si scopre la verità e i due convolano a giuste nozze, la faccenda viene liquidata con una frase a dir poco sobria:
“I loro primo incontro carnale fu dolce, interminabile e appassionato.”
Punto.

Ho letto tutto il romanzo sopportando stoicamente l’espressione da “T’amo pio bove” di lui e i languori da trance di lei che lo fissava con occhio da triglia lessa: non pretendevo il Kamasutra ma un minimo di passione sì.

Anche la storia della Banda di ladre di Glory è stata svolta male a mio avviso, in modo rubato e un po’ troppo frettoloso, quasi fosse un di più messo lì a caso e non un aspetto essenziale della narrazione: non viene dato spazio alle vicende di questo manipolo di donne né all’indagine delle loro storie, delle loro motivazioni, limitandosi a ficcare il naso nel privato di Hester, coinquilina di Mari. Lei è forse il personaggio meglio tratteggiato dell’intero volume: un’anima inquieta, instabile, assetata di sesso e di emozioni forti che alla fine cede e diventa una rispettabile signora, (che tristezza!) il cui coniuge, descritto per tre quarti del libro come un’animella, si trasforma nelle ultime pagine in un gigante d’azione e di coraggio… mah!

Insomma, ottime premesse clamorosamente deluse e non me ne vogliano le fans di questa autrice.

Stefania Auci

7 commenti:

  1. complimenti: ottima malalingua, accurata e molto divertente!

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  2. complimenti stefania, bella recensione! forte quando lui sogna di lei e il cavallo gli da un calcio! mi sa che la fantasia di certe autrici non ha limite...

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  3. Ottima recensione...l'autrice non è tra le mie preferite...anzi...ho letto solo un paio di raccontini...e non è molto coinvolgente!!

    Complimenti Stefania...continua così!

    lady Akasha aka Lady Ariel

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  4. Grazie ragazze. Chiedo ancora scusa alle fan della Cornick ma ahimè i gusti sono gusti... Grazie a June per lo spazio e un bacio a tutte voi! :)

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  5. ottimissima recensione mi è piaciuta un sacco non è che per caso ti trovi a leggere ancheIl barone libertino? starebbe bene nelle malelingue o c'è già? vado a controllare!cris

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  6. Divertente e bella recensione: la tua malelingua mi convince. Della Cornick avevo letto il tesoro del re, che però, ora come ora, non mi ricordo, quindi non credo che mi abbia entusiasmato tanto, altrimenti me lo ricorderei, questo l'avevo saltato e ho fatto bene.
    Ciao Daniela C

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  7. CIAO A TUTTE,
    BELLISSIMA MALALINGUA,MI SONO FATTA UN SACCO DI RISATE.IO ADORO LA CORNICK PERò NON MI SONO OFFESA ANZI MI SONO DIVERTITA DA MORIRE.QUESTO LIBRO DEVO PROPRIO LEGGERLO.
    1 KISS

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