Ritrovarsi a Green Valley - 2^ parte -

Avevamo lasciato i nostri protagonisti , Becky e Peter, dopo che si erano"scontrati" dopo anni di lontanza. Peter ormai e' un uomo di successo, Becky pensava di sentirsi realizzata li al ranch...finche' lui non e' ritornato...

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Ed ecco a voi, la copertina che la nostra grafica ufficiale Dany ha preparato per le nostre scrittrici in erba.





RITROVARSI A GREEN VALLEY
di Lilli e Lety

Capitolo - 5 -


Lavorare a stretto contatto con l'uomo che per anni hai amato senza speranza, non era per niente facile, se poi l'uomo in questione ti guardava ( quando si degnava di farlo ) con lo stesso “trasporto” con cui fissava il condizionatore, le cose assumevano contorni a dir poco drammatici. Per quanta buona volontà e pazienza Becky ci mettesse, le cose, in quelle prime due settimane dal ritorno di Peter, erano andate per lei tutt'altro che bene. Certo, insieme a tutti gli altri dipendenti aveva ricevuto i suoi, seppur contenuti, elogi, per gli ottimi livelli di organizzazione e di gestione del ranch, cosa che, evidentemente, non si aspettava e questo, anche se in modo molto marginale, l'aveva professionalmente gratificata. Continuava a svolgere con regolarità il suo lavoro, con ritmi più normali stavolta, e, raramente e solo nel caso in cui ci fosse realmente bisogno di lei, Peter la convocava nello studio di Richard. Due settimane... due settimane nelle quali si scopriva a fissarlo quando lui non la vedeva, due settimane in cui spesso le era capitato, involontariamente, di ascoltare stralci di conversazione con le varie Tayolr, Mandy, Hilary, Nicole e persino una Lola! Insomma, pensò amaramente quella mattina andando da lui a portargli dei documenti da firmare, due settimane d'inferno. Certo non era più innamorata di lui, se lo ripeteva in continuazione, in lei, diceva a sè stessa, era solo rimasta la soggezione verso colui che per una vita, e non a torto, aveva considerato inarrivabile.

Era l'unico modo per andare avanti, l'unico modo per non ritrovarsi con il cuore spezzato. Il suo cuore di donna, non più di ragazzina. Bussò, attese l'”ok” ed entrò. Lui era alla scrivania, naturalmente al telefono, e le fece cenno di avvicinarsi. Era chino sul portatile e lei potè osservarlo per bene. Dio come erano diversi! Peter era l'emblema dell'uomo di successo, affascinante, sicuro di sè, a suo agio ovunque.

Si sentì persa, nei suoi pensieri, nelle sue Nike scolorite, persino in quella camicetta con le margherite che fino a 4 minuti prima tanto le piaceva... Non l'avrebbe mai vista come una donna, lei non sarebbe mai stata come Lola, ne era certa, pensò amaramente. Per lui era solo “Rebecca”, eh si perchè era l'unico a pronunciare il suo nome per intero con la stessa solennità e rigidità delle trombe del giudizio universale. Quel pensiero la face ridere, se ne accorse quando una voce dura e profonda esclamò: “Potrei ridere anch'io?”. E adesso? Becky si sentì così terribilmente impacciata e in imbarazzo, che disse la prima, stupida, inutile cosa che le venne in mente ”Oh si scusa, Peter… io ecco... pensavo... ehm… sì pensavo a Gengis Cat” e mentre arrossiva fino alla radice dei capelli, sentì Peter chiedergli severamente chi accidenti fosse Gengis Cat.

Pregò di essere magicamente inghiottita dalla moquette, deglutì e si preparò alla conversazione più surreale della sua vita...

capitolo 6 -




“Gengis? Mmmhhhh… E’ il mio gatto!” disse Becky.

“Non colgo la parte umoristica, Rebecca, ti prego di spiegarmi” ribattè Peter.

Oh mamma, qui si doveva improvvisare subito un evento divertente altrimenti avrebbe fatto una figura ancora peggiore, per fortuna aveva un parco intero di avventure di Geng da riciclare, quindi pescò a casaccio nel mucchio.

“Beh, sai, ha l’abitudine di saltare dalla finestra della mia camera al primo piano, giù di sotto nel cortile, beh questa mattina, non so perché ma ha sbagliato mira, o meglio il vecchio Eddy aveva lasciato delle casse di frutta in un posto dove di solito non le mette… Riassumendo, Gens è rovinato su una cassa di susine sporcandosi tutto e lasciando impronte rosse per tutto il cortile!” Ahi, pensò, questo però era successo un mese fa, quindi aggiunse “Però Eddy non si è accorto di niente, non glielo dire, sennò sono guai per Gengis”

Stranamente, gli angoli della bocca di Peter si mossero verso l’alto accennando prima un sorriso molto lieve e poi… Cielo! Una risata! Non lo sentiva ridere da quando aveva 14 anni ed era caduta fuori dalla stalla direttamente in una pozza di fango, ovviamente il tutto era avvenuto davanti ai suoi occhi. Almeno stavolta non rideva di lei, ma del suo gatto!

“Immagino quello che potrebbe fare Eddy al povero gatto, tranquilla il vostro segreto è al sicuro con me!” disse Peter dopo la breve ma significativa risata.

Quindi ha ancora il senso dell’umorismo, pensò Becky, per fortuna la Grande Mela non si è portata via tutto il Peter di un tempo!

“Ti vado a prendere anche le altre fatture da controllare, torno subito” fece Becky ed prese la porta di corsa.

Era già strano essere a casa, pensò Peter, per alcuni versi allo Yellow Rose il tempo sembrava essersi fermato, invece per altri versi c’erano dei cambiamenti, la tecnologia era arrivata anche al ranch, i suoi erano invecchiati, ma altri giovani erano arrivati e portato anche delle innovazioni nel modo di allevare i cavalli… E soprattutto Rebecca era un bel cambiamento… Tutti l’adoravano, per non parlare di sua madre e sua nonna, ne poteva capire il perché, era una ragazza volenterosa e capace nel lavoro, ma soprattutto aveva instaurato con tutto il team del ranch un rapporto di grande complicità. Nei suoi anni di lavoro a NY aveva imparato che questa era una grande dote per chi doveva tenere insieme un numero piuttosto considerevole di persone e farle “funzionare” nel modo giusto.

Suo padre era bravo nel lavoro sul campo, ma sapeva che il merito della gestione burocratica del ranch non era sua, aveva capito che era di Rebecca il grosso del lavoro.

Purtroppo aveva notato anche che molti dei ragazzi più giovani, non la guardavano proprio come avrebbero fatto con una collega… E questa cosa stranamente lo infastidiva, forse pensava a lei ancora come la piccola Becky, una specie di mascotte del ranch… Del resto era davvero carina, doveva ammetterlo almeno con sé stesso, non poteva biasimare alcuni di loro perché le facevano gli occhi di dolci.

Lo strano era che lei sembrava non accorgersene, forse aveva già il ragazzo giù in città.

“Ecco le fatture” disse una voce graziosa dalla porta “te le lascio sulla scrivania” devo fare delle commissioni in città, ci vediamo più tardi”

Forse era la risposta alla sua domanda di prima…

capitolo 7 -




Prese le fatture, gli diede una scorsa veloce, controllando che tutto fosse a posto e le mise via. Guardò fuori dalla finestra, l'estate aveva lasciato il posto ad un autunno ancora mite, ma, in men che non si dica, come sempre accadeva da quelle parti, sarebbe arrivato l'inverno. Si allentò la cravatta e si stiracchio sulla sedia, ormai da due settimana lavorava senza sosta, cercando di seguire contemporaneamente, spesso in videoconferenza con il socio e i suoi assistenti, anche il lavoro della Small&Sanders, la sua società nella city. Suo padre aveva avuto un brutto colpo al cuore e necessitava di riposo assoluto ancora per un po' di tempo, forse non avrebbe più potuto riprendere il lavoro con i ritmi di prima. Doveva assolutamente trovare qualcuno che sovrintendesse a tutto, qualcuno di competente, lui non poteva restare lì in eterno, per quanto affezionato a mamma e nonna e per quanto i moderni mezzi di comunicazione annullassero ogni distanza, tra un mese, un mese e mezzo al massimo sarebbe dovuto ritornare, in ogni caso.

Si alzò, si avvicinò alla parete posta di fronte alla scrivania e prese a scorrere, per la prima volta guardandole veramente, tutte le foto incorniciate che vi erano appese.

C'erano immortalati tutti i momenti più significativi della vita familiare e lavorativa di Richard. Passavano davanti agli occhi di Peter immagini della sua infanzia e adolescenza, insieme ad altri momenti che gli erano del tutto estranei. C'erano foto della mamma, di nonna Thea, del raduno delle mandrie, foto delle mungitrici automatiche, di suo padre che marchiava un vitello e persino una foto di Rebecca bambina in sella a un maialino. Naturalmente c'erano anche foto sue, di lui da piccolo tra i fattori, del diploma, della laurea e, e qui gli scappò la seconda, sana, risata della giornata, una foto della famosa bancarella delle torte, o di quello che ne restava, di Katy Sue ad una delle feste della contea, a cui lui aveva dato fuoco quando aveva poco più di 6 anni.

Non era sempre stata male la vita a Green Valley, se non fosse stato per Richard avrebbe potuto affermare che sarebbe stata persino accettabile.

Andava a salutare suo padre tutte le mattine, un saluto più rispettoso che amorevole, e lo faceva più per far felice sua madre che perchè ne sentisse l'effettiva necessità. Accese la vecchia radio, cosa che sarebbe stata impensabile a NY, e, sulle note di una improbabile canzone country che parlava di un tizio che in una sera aveva baciato dieci donne, decise che quel giorno si sarebbe preso il pomeriggio libero.

capitolo 8 –




Becky parcheggio davanti all’emporio di Jimmy, le sue commissioni avevano un nome: Oliver! Certo doveva anche fermarsi all’ufficio postale e alla banca, ma erano giorni che non si prendeva qualche ora per sé stessa e quel venerdì pomeriggio ne aveva proprio bisogno, aveva quindi chiamato il suo caro amico Oliver per il rito del caffè da Mildred, abitudine presa fin dal liceo per condividere chiacchiere, pettegolezzi e delusioni amorose!

Certo Oliver non si poteva definire un amico nel vero senso della parola, ma più un’amica considerata la sua omosessualità, ma del resto di questa cosa ne erano al corrente solo lei e il ragazzo di Chicago con cui aveva una relazione ormai da qualche anno.

Ma prima di andare da Mildred, si gratificò con una tappa veloce dal parrucchiere, un buon taglio e relativa piega la mettevano sempre di buon umore.

“Ciao stella, sei uno splendore oggi!” l’accolse Oliver al suo arrivo nel locale.

“Grazie bellezza, anche tu stai un incanto” rispose Becky abbracciandolo di slancio.

“Oh oh, so a che cosa devo questa accoglienza così calorosa, siamo tornati indietro di 10 anni, eh?” disse lui.

“Ma nooooo, che cosa ti viene in mente, ormai è roba vecchia quella mia fissazione dei tempi del liceo, dai! E’ solo che per tutto quello che è successo, non ci vediamo da settimane e mi mancavano in nostri incontri” sentenziò lei.

“Sì direi che mancavano a tutta la città, magari i vecchi pettegoli si stavano già chiedendo se ci eravamo lasciati, adesso potranno continuare a fare le loro orride congetture” e terminò con un gesto della mano niente affatto virile, ma che opportunamente calcolato lo aveva visto solo l’amica “dai racconta allo zio Olly quello che succede nel magico mondo di Yellow Rose” e così passarono la mezzora successiva tra gli aneddoti del ranch e qualche piccolo sfogo riguardo Peter, ma solo piccolo, si disse Becky, lui non era così importante…

“Ah, ma quando si parla del Diavolo… Il tizio con il fisico da California Dream Man e gli occhi da gatto, non è Peter il terribile???” le fece notare Oliver.

“Dannazione” imprecò Becky” vengo qua per staccare la spina e lui casualmente capita nello stesso posto?!?”

“Preparati, cara, perché è diretto proprio al nostro tavolo” rise lui “Oh, ma chi si rivede, Peter Small, che piacere!!”

“Oliver Greenwood? Sapevo che ti eri trasferito a Chicago anni fa, sei tornato?”

“Sì non potevo stare lontano da Becky!” disse strizzando l’occhio verso di lei “Comunque sì, sono tornato un paio di anni fa, perché da consulente riesco a gestire il lavoro anche dalla piccola sede che abbiamo qua, ma mi sposto spesso a Chicago. E tu sei tornato per restare?”

Sedendosi al loro tavolo, Peter rispose: “Oh no, quando papà starà meglio, ripartirò subito, ho lasciato troppe cose in sospeso a Ny”

Prego accomodati pure, penso ironicamente Becky, così nell’unico momento in cui non avevo gli ormoni impazziti, mi regali un’altra esplosione di ansia…

Olly e Peter parlarono di conoscenze comuni e anche di lavoro per la mezzora successiva, poi Olly disse che si era fatto tardi e aveva da videotelefonare a Chicago (leggi che non poteva tardare alla videochiamata quotidiana con Luke, altrimenti erano guai per lui) e si alzò salutando entrambi ma baciando sulla guancia Becky.

“Beh, credo che sia il momento per rientrare anche per me” disse Becky” non pensavo che decidessi anche tu di venire in città”

“Mi sono preso un pomeriggio, anche se tu pensi che io sia una specie di stacanovista, ho bisogno anch’io di rilassarmi un po’!” e così si alzarono anche loro e si avviarono verso il parcheggio.

Becky salì nella sua vecchia macchina e mise in moto, anzi no, provò a mettere in moto… il motore non ne voleva sapere di mettersi in moto” Oh no, oh no, oh no, perché non vuoi partire? Perché, che ti ho fatto?” brontolò Becky.

“Non credo che la macchina ti potrà rispondere… Bisogno di aiuto?” disse una voce fuori dal finestrino.





9 commenti:

  1. Bhe troppo bello !!! Adesso sono molto più curiosa del seguitoooo!!!
    Ragazze brave bravissime!
    Chissà che succederà!!!!
    ^_^
    un bacione
    Annika

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  2. oohh davvero molto carina questa seconda parte..non vedo l'ora di leggere il seguito !brave ragazze!!

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  3. "Per lui era solo “Rebecca”, eh si perchè era l'unico a pronunciare il suo nome per intero con la stessa solennità e rigidità delle trombe del giudizio universale"
    Bellissimo. C'è quell'ironia che mi ricorda tanto lo stile della mia adorata Robards!
    Susanna

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  4. Braveeeeeeee!
    Che sfiziooo!
    Allora , bisogna aspettare un'altra settimana per il seguito?
    Non si potrebbe fare prima?
    Stefi

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  5. Ragazze grazie a tutte, siete davvero carinissime :)
    Un bacione
    Lilli

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  6. grazie per l'incoraggiamento, ragazze!
    speriamo continui a piacervi la storia di Peter e Becky ;)
    lety

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  7. ho letto di seguito prima e seconda parte e debbo dire ... molto carino!
    non vedo l'ora di leggere il seguito.
    Brave!!!

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