La promessa di Mario Guerrini- Giveaway

Una delle novita' proposte per la Terza edizione de La vie en Rose e' stata il Premio Letterario ononimo. La partecipazione e l'entusiasmo intorno a questa nuova iniziativa e' stata contagiosa al punto che siamo quasi pronti per il bando della seconda edizione.
Ma ora, siamo lieti di presentarvi Mario Guerrini, che conoscerete attraverso una breve intervista a cura di Caterina Caracciolo, una delle organizzatrice de La vie en Rose ed ideatrice del premio Letterario.

Prima di lasciarvi alla lettura di questa deliziosa intervista( Mario Guerrini e' veramente molto simpatico!), sappiate che se lascerete un commento con scritto PARTECIPO e il vostro nome o nick, potreste vincere la copia del racconto vincitore de la prima edizione del premio letterario La vie en Rose: La promessa.
L'estrazione avverra' giovedi 19 maggio.
In bocca al lupo!

P.s. Potete leggere la scheda del racconto ed acquistarlo qui: LINK




Intervista a cura di Caterina Caracciolo.

Ciao Mario,
benvenuto e grazie per quest’incontro e questa intervista. Hai vinto il premio letterario La Vie en Rose con il racconto “La promessa”. Hai riscosso molto successo tra i membri della commissione e personalmente posso dire che il tuo racconto mi è piaciuto tantissimo ed è stato un grande piacere per me presentarlo durante la nostra manifestazione. È un racconto ricco di emozioni e chiunque lo legge credo che desideri avere qualche notizia dell’autore, di te, quindi eccoci pronti ad iniziare.

C.- Vorresti parlarci della tua esperienza da scrittore.

M. Ho cominciato diversi anni fa, scrivendo un articolo sul mercato internazionale delle armi pubblicato sulla rivista “ScienzeEsperienza” . Poi ho continuato con alcuni articoli di divulgazione di storia senese sul quotidiano “La Gazzetta di Siena”, ora “Corriere di Siena”. Terminata quella piccola esperienza sono rimasto fermo per una quindicina d’anni finché, praticamente all’improvviso, mi sono buttato a scrivere racconti di ogni genere, qualcuno pubblicato, altri no, altri ancora premiati, come nel caso de “La promessa”.

C. - Che rapporto hai con la scrittura?

M. Non credo che si possa avere un “rapporto” con la scrittura. Il rapporto semmai è con sé stessi, con quanto si è disposti o capaci di mettersi in gioco, di sognare, di guardarsi intorno, di rapportarsi con ciò che ci circonda, con quello che abbiamo e con quello che desideriamo, in tutti i sensi. Il resto è marginale: scrivere è solo un mezzo, uno dei tanti, per esprimersi in qualche modo, come la pittura, la scultura, ma anche come altre attività generalmente considerate meno “nobili”, come lo sport, quello vero, che non conosce eccessi o faziosità, o come il lavoro a maglia, o la cucina o comunque ogni attività in cui ciascuno di noi può sentirsi realizzato.

C.- Come sei diventato uno scrittore?

Uno scrittore... Che parolona! Nonostante i premi, nonostante le pubblicazioni, nonostante l’interesse tuo e delle tue amiche, francamente non mi considero uno scrittore. Comunque, qualunque cosa sia in questo ambito, lo sono diventato praticamente all’improvviso. Era la fine del ’99, verso l’inizio di dicembre se ricordo bene, quando una mia cara amica, oltreché collega, mi invitò a scrivere qualcosa per un’iniziativa organizzata dall’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Siena, che intendeva mettere in piedi una specie di spettacolo basato sugli scritti dei dipendenti in occasione della festa dell’8 marzo dell’anno successivo. Lì per lì ho rifiutato, poi... Poi ho ceduto alla tentazione, ho scritto la mia prima “opera letteraria”, che fu letta integralmente da tre attori e che piacque molto. Poco dopo la responsabile dell’Ufficio mi contattò per chiedermi di preparare qualcosa per uno spettacolo teatrale organizzato per raccogliere fondi per la costruzione di un ambulatorio ginecologico e pediatrico nella città di Dura, in Palestina, con la quale Siena mantiene stretti rapporti. Ero perplesso, non mi sentivo all’altezza, ma dopo qualche insistenza e con l’accordo che la cosa sarebbe andata avanti solo se ritenuta idonea allo scopo, mi sono messo al lavoro. Ne è nato “Dove”, un lavoro a metà fra la prosa e la poesia, che ha avuto un certo successo, tanto che ancora oggi circola in manifestazioni di quel tipo, ad opera di un’altra mia amica, attrice e bibliotecaria, ma più che altro attrice.
Siccome ormai ci avevo preso gusto, ho continuato...

C. -Dalla lettura del tuo racconto emerge la tua passione per la fantascienza, a quando è risalente e per quale via sei approdato a questo genere letterario?


M. Cosa posso dirti, la fantascienza ha sempre fatto parte della mia vita. A cinque anni ho imparato a leggere con il Maestro Manzi. Alla TV nazionale, allora c’era solo quella, il buon Manzi aveva un programma destinato alla lotta contro l’analfabetismo, destinato in particolare a coloro che adesso
sarebbero definiti “analfabeti di ritorno.” Erano i primi anni sessanta, l’Italia aveva ancora un cammino molto lungo davanti a sé, dal punto di vista demografico la popolazione risentiva ancora degli effetti della guerra e c’erano molti anziani che avevano perso l’abitudine, e un po’ alla volta la capacità, di
leggere e di scrivere e di “far di conto”, come diceva mio nonno, che seguiva la trasmissione ogni sera, ed io con lui, e lì ho imparato a leggere. Il primo libro che ho letto è stato proprio un romanzo di fantascienza, “Livello 7”, che conservo ancora. Quindi sono arrivato al genere per caso, anche se a
pensarci bene forse non è del tutto vero. In quegli anni la RAI aveva una certa tendenza a proporre la fantascienza sul piccolo schermo, e probabilmente anche questo ha contribuito ad attirarmi nel vortice dello spazio profondo...

C.- Quali le tue letture preferite oltre quelle di fantascienza? E i tuoi autori preferiti?

M. Beh, sai, in realtà sono praticamente onnivoro, e poi di questi tempi è un po’ difficile parlare di generi, i contorni sono molto più sfumati di un tempo. Non so se sia una moda, una necessità editoriale o che altro, comunque un po’ di fantastico lo si trova ormai dappertutto, a volte solo suggerito, a volte presentato come tale a metà di un romanzo e poi smentito nel finale. Parlando di altri generi è più o meno lo stesso: storie d’amore nei thriller, intrighi da servizio segreto nel Romance e via di seguito. Del resto credo che sia normale... Un romanzo, un racconto, sono buoni o cattivi, non c’è genere che tenga, e le contaminazioni ci sono sempre state, anche se adesso il fenomeno si è molto accentuato. In fondo, un romanzo è descrizione di vita, reale o immaginaria non ha importanza, e come tale non può essere monocorde. Se lo fosse sarebbe puro esercizio di stile, magari splendido, ma non certo un romanzo...
Almeno credo. Quanto agli autori, vale lo stesso ragionamento. Bisognerebbe fare una classifica, e francamente non ne sono capace. Autori che ho sempre considerato mediocri si sono riscattati a volte per una sola delle
loro opere, altri che mi piacciono poco come romanzieri sono dei veri maestri del racconto breve, per altri ancora vale l’opposto, è difficile stabilire delle preferenze. Poi, c’è un altro aspetto: non sempre mi piacciono le stesse cose...

C. - Chi reputi tuo maestro?


M. Praticamente tutti coloro dei quali ho letto qualcosa, quelli che amo come quelli con cui non intendo aver più niente a che fare. Dagli uni e dagli altri ho comunque imparato qualcosa, dei primi ho forse assorbito stile, linguaggio, equilibri, dagli altri ho magari capito cosa NON devo fare, come NON voglio scrivere. La lista sarebbe lunga, molto lunga, e alla fine non risponderebbe alla tua domanda più di quanto non abbia fatto io.

C. - Chi ti ha ispirato il racconto?
M.Promettimi di non ridere... Almeno non troppo! Devi sapere che mi piace riascoltare le vecchie canzoni di quando ero un bambino o poco più. Ho un fratello di otto anni più grande di me, quindi sono cresciuto insieme alla musica degli anni ’60, di gruppi ormai sconosciuti o quasi. Erano gli anni
dei Camaleonti, dei Nomadi, dei Dik Dik, e poi c’erano i ragazzi del Clan di Celentano, c’era Gianni Morandi e tanti altri, tutta gente la cui musica ha in qualche modo accompagnato la mia vita... Stavo girando su Internet alla ricerca di qualche concorso letterario che mi ispirasse un po’ quando mi sono
imbattuto nel bando de “La Vie en Rose”. Ero incuriosito, me lo sono letto ben bene e, mentre ci pensavo un po’ su, ascoltavo i Dik Dik. in quel momento lo stereo passava “Help me”, un brano del ’74, non so se lo conosci..... “È partito il diciotto settembre – ed a Houston c’è un sacco di gente – primo uomo
che arriva su Giove – un boato d’applausi si muove...” e dopo “... son passati tra anni a settembre – di Mackenzie non resta più niente...” È scattata la molla. Mi sono chiesto: già, ma la moglie, nella canzone c’è anche lei, che cosa avrà mai fatto la moglie? Da lì è partito il racconto. È un meccanismo che era già scattato in precedenza, quando guardando un vecchio sceneggiato Rai tratto dall’Odissea mi ero chiesto che cosa avesse fatto Penelope negli anni di assenza di Ulisse, anche quella volta è nato un racconto, ma questa è un’altra storia...

C.- Hai scritto un racconto che si muove attorno a due temi, quello dell’amore tra mortalità e immortalità e quello dell’amore eterno, e hai dato di loro una bella interpretazione. Hai scelto questi temi e poi ne hai scritto oppure il racconto è venuto da sé?

M. Nessuna scelta, il racconto è nato da quell’idea e poi è andato avanti da solo. Il tema della sopravvivenza, vera o presunta, di cosmonauti e affini è stato trattato molte volte in fantascienza, con i risultati più disparati. Sono partito da quello e ho cercato di sviluppare una storia abbastanza valida
secondo i canoni del fantastico: non doveva sembrare “vera” nel senso materiale del termine, ma doveva essere verosimile, cioè coerente con i presupposti su cui si basava. Francamente, non mi sono nemmeno preoccupato troppo di inserire un tema piuttosto che un altro, ho scritto e basta, come faccio sempre. Dopo la prima stesura ho limato il tutto e me lo sono riletto con calma. Pensando che non
fosse del tutto da buttare, confortato dal giudizio di mia moglie, mi sono iscritto al concorso, ho inviato il manoscritto e ho aspettato.

C.- Che cosa ha significato per te vincere il premio letterario La Vie en Rose?
M. Sono rimasto totalmente spiazzato... Cerchiamo di capirci: uno si mette bello tranquillo al computer, trova un sito interessante, partecipa praticamente per gioco ad un concorso con un racconto ispirato dai Dik Dik, tra l’altro per un genere che non ha praticamente mai frequentato, poi Caterina gli telefona e
bella bella gli dice “Sà, signor Guerrini (a quell’epoca non ci conoscevamo e il “lei” era ovvio) ha vinto il concorso per un racconto “d’amore … rosa”
Come vuoi che si senta, uno a cui capita una cosa del genere? Ti ritrovi di colpo in un mondo di donne, assolutamente sconosciuto, e non è che sei esattamente un ospite che se ne sta un po’ in disparte, a guardare, a valutare, a capire come muoversi... No, ci finisci, nel tuo piccolo, da protagonista. Poi, è chiaro, superato l’impatto sono stato molto contento, per me è stato molto
importante essere valutato da professionisti del settore, è come se fossi uscito da un ambito comunque limitato per entrare in un mondo più vasto, peraltro estremamente accogliente, in cui allargare le mie prospettive. Dico la verità: la mia attività letteraria si stava arrestando, poi è arrivata La Vie en Rose, le
organizzatrici, la commissione, le autrici, insomma tutte voi e mi avete dato una bella spinta. Non posso che ringraziarvi ancora una volta.

C. - Caro Mario, è stato un grande piacere per noi conoscerti e non sai quale è stata la sorpresa quando ho scoperto chi aveva scritto il racconto “la Promessa”. “È un uomo!” ho esclamato, un uomo ha scritto un racconto che è piaciuto ai 5 membri della giuria, un uomo ha scritto la storia d’Amore che ha
vinto la prima edizione del nostro premio letterario. La mia meraviglia era tutta lì, non nel fatto che un uomo avesse scritto un racconto d’amore naturalmente, ma nel fatto che La Vie en Rose e il suo premio sono seguiti anche dagli uomini …. è proprio vero l’amore è universale, non ha sesso, né bandiere!

Artemis774

33 commenti:

  1. Sembra interessante.
    Partecipo.
    Isa

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  2. un uomo... curiosa lo sono
    partecipo.. fabiola

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  3. Partecipo!
    caspita sono proprio curiosa!

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  4. Partecipo assolutamente!!!
    *Morwen*

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  5. partecipo naturalmente!!!!!

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  6. ho dimenticato di firmare.
    ladyantonia

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  7. Partecipo volentieri :)
    Caty

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  8. Ovviamente
    partecipo.
    Lucilla

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  9. PARTECIPO!! Sembra davvero molto interessante.

    Cinzia

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  10. L'intervista mi è piaciuta moltissimo. PARTECIPO con piacere!

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  11. Partecipo con piacere, mi incuriosisce.
    Manuela G.

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  12. Partecipo volentieri n.n
    Federica ( federicacossuu@gmail.com )

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  13. Partecipo!!!!minicicciola :-)

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  14. partecipo e condivido su fb
    Carmen Melfi
    email: jasminem2004@hotmail.com

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  15. interessante l'ispirazione data dalla canzone dei dikdik!
    mammasuperabile@gmail.com

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  16. Partecipo volentieri ^^
    Anita Consoli
    any.princess91@hotmail.it

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  17. Partecipo volentieri!
    Fra

    principessa-rospetta@hotmail.it

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  18. PARTECIPO E CONDIVIDO SU FACEBOOK DOVE MI TROVI COL NOME LAURA VALZY, LA MIA MAIL è valzy87@yahoo.it GRAZIE MILLE

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  19. Innanzitutto complimenti al sig. Guerrini, una bella sorpresa un uomo che vince questo genere letterario,a dimostrazione del fatto che anche gli uomini sanno scrivere d'amore!
    Partecipo anch'io, Diana

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  20. Grazie per questa intervista, partecipo e incrocio le dita!

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  21. Partecipo e spero di vincere!

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  22. http://www.facebook.com/profile.php?id=1495219803 partecipo e condivido

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  23. Il "signor" Guerrini, detto Mario, ringrazia tutte voi e lascia un indirizzo:
    guerrini-mario@virgilio.it
    A presto!:))))

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  24. Partecipo anche io naturalmente!
    Stefi

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  25. partecipo molto volentieri
    joy.gothic@yahoo.it

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