Correttore di bozze con manie di grandezza.



 Direttamente dalla scrivania di Libera

In quest’era di self-publishing e di risparmio la figura del correttore di bozze è in via di estinzione, se non già estinta, anche se trovo che sarebbe ancora più utile di prima. Soprattutto se potesse accompagnare  la correzione di refusi e formattazione con un editing, anche leggero.

Gli errori nei testi stanno diventando così frequenti da essere quasi scontati, senza però essere in saldo i libri!

Oggi voglio parlarvi però di un aspetto preciso di tutto il processo di pubblicazione: la responsabilità dell’errore.

Di chi è la colpa se un testo è pieno di refusi e strafalcioni grammaticali o sintattici?

In caso di self-publishing è facile: dell’autore. Infatti è l’unica figura che cura tutto il procedimento.

Quando però c’è una casa editrice a garanzia del prodotto, la colpa va spartita? E in quanti?

Un errore ci può stare, soprattutto se l’autore, preso dalla vena creativa, lascia “comandare” i vari programmi di editor di testi e le loro correzioni automatiche.

Il compito di correggerlo di chi sarebbe?

Dello stesso autore in fase di revisione… certo ma potrebbe sfuggire alla mente già padrona della storia.

Della Casa Editrice? Beh… se paga qualcuno perché svolga questo tipo di lavoro…

Allora è dell’editor, o del fantomatico correttore di bozze, che non hanno letto con attenzione!

Sempre che le figure esistano e facciano il loro lavoro, direi che il concorso di colpa va spartito con un bel gruppo folto di individui!

Un caso speciale sarebbero i libri tradotti, in quel caso chi controlla il traduttore? Sono previsti editor, o sempre i famigerati correttori di bozze, che leggano i lavori? O chi traduce deve anche revisionare e via dicendo?

Certo la correttezza delle forme linguistiche della madre lingua la diamo per scontata, ma forse sbagliamo!

E poi chi decide se la traduzione deve essere letterale o avvalersi delle forme linguistiche variegate dell’italiano?

L’esempio più eclatante di questo tipo di “sviste” o scelte sbagliate che siano, è dato dalle ripetizioni. In inglese (o americano) non danno noia, ma in italiano, dove ogni termine ha almeno dieci sinonimi, è pesante leggerle.

E se l’errore è della trama? Per esempio un nome che cambia allo scorrere delle pagine, un fatto storico mal riportato e senza “la giustificazione finale”, un elemento che lede la congruenza del romanzo… chi dovrebbe individuare ed eventualmente correggere queste situazioni?

Insomma il lettore con chi può rivalersi di aver comprato un libro fallato?

Sono sempre più dell’idea che l’unico colpevole sia un fantasma, bistrattato e mal pagato quando esiste, mai considerato nella giusta luce: il correttore di bozze che sa come fare un editing di base, anche se tacciato di manie di grandezza.



30 commenti:

  1. A mio avviso la responsabilità primaria resta sempre dell'autore, sia se viene pubblicato da un editore, sia se è un'autopubblicazione. Il lettore acquista i libri di chi scrive, non di chi pubblica, edita, ecc. Pertanto il rapporto di fiducia e apprezzamento è tra chi scrive e chi legge. Il resto è contorno. Un autore responsabile non può affidarsi a correttori ed editor, deve per prima cosa saper scrivere, sapersi correggere, ed essere umile verso chi gli fa notare errori e inesattezze. Alla fine, dopo aver finito un romanzo che ci ha lasciato l'amaro in bocca, la prima cosa che pensiamo non è: ma che cavolo si era fumata l'autrice? ^^

    Complimenti Libera per l'articolo. :D

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  2. Ossignur, tutte 'ste domande di venerdì mattina. E io che mi stavo organizzando per partire verso lidi soleggiati... Va bene, di chi è la colpa? A prescindere che ancora non ho capito bene la differenza tra editor e correttore di bozze (ma esistono ancora?), e ti sarei tanto grata, cara Lib, se tu potessi spiegarmela, per me la colpa è di tutti!

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    1. Lucia chi fa editing corregge un po' tutte le sviste dell'autore, lo aiuta se la trama fa acqua in qualche punto o se non è fluida in altri, collabora nel migliorare il prodotto, stesura dopo stesura, a vari livelli. Una revisione completa quindi con consigli e critiche, eventualmente.
      Sempre che esiste ancora, la figura del correttore di bozze invece elimina refusi ed errori di formattazione, il layout di pagina diciamo.

      Più chiaro?

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    2. concordo con Libera. Nei libri per libreria è questa la trafila. Aggiungo che l'ultima correzione di bozze spetta all'autore, per contratto. Che poi le sue indicazioni siano rispettate è un altro discorso. Sono molto pignola e nei noir lavoro fianco a fianco con l'addetta sul layout (il software è abbastanza semplice). Nei libri da edicola le due figure, addetto a editing e correttore, temo che coincidano e accade quello che riparta roberta ciuffi in un suo commento seguente: tagli arbitrari e refusi non tolti... maria masella

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    3. Trovo inaccettabile un simile comportamento da parte delle CE! Distruggere il lavoro dell'autrice in modo arbitrario, quando alla fine è lei che ci mette la faccia e la credibilità! :(

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  3. Grazie Giusy!

    Beh avvalersi dell'aiuto di lettori/correttori o simili, sinceri e preparati, a prescindere dall'iter di pubblicazione, io penso sarebbe utile a molti scrittori (e traduttori). Le sviste capitano.
    Sull'umiltà non potrei essere più d'accordo!

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  4. Grazie, Libera, per aver chiarito le idee anche a me; in effetti, visti i disastri che si trovano ultimamente nei libri acquistati, sembra proprio che si privilegi la pubblicazione a discapito della qualità! Invece noi lettrici apprezziamo (e tanto!) i romanzi scritti in buon italiano e che rispettino l'esattezza degli avvenimenti storici. Comunque si tratta di difetti diffusi, l'ho riscontrato perfino in una blasonata enciclopedia a dispense che sto raccogliendo....

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  5. A volte per sapere esattamente cosa abbia scritto l'autrice bisognerebbe rifarsi al file originale. A me è capitato di dover fare più di 100 correzioni su una bozza, dopo che era stata sottoposta all'editing... brani tagliati senza tener conto di quel che seguiva o precedeva, con le virgole e i tempi verbali a quel punto piazzati apparentemente a caso, ripetizioni... soggetti scambiati, da lui a lei, o con personaggi al momento non presenti... In un romanzo, una pagina quasi incomprensibile: qualcuno aveva giocato con il taglia/copia/incolla senza andare a rileggersi cosa aveva combinato. Un personaggio inventato di sana pianta sbucato dal nulla... All'epoca non potevo controllare le bozze e lo sgomento al momento in cui mi ritrovavo in romanzo in mano era infinito. La sensazione di non poterci fare più niente... Comunque adesso è un utile memento, di cui tengo sempre conto quando traduco. Rileggere, rileggere, ogni volta che si apporta un cambiamento, una correzione. L'errore è sempre in agguato.
    Roberta Ciuffi

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    1. Ciao Roberta!
      Grazie di aver condiviso con noi la tua esperienza, ma... mi chiedo... se, come ipotizzava Giusy, la responsabilità resta sempre dell'autore, non dovrebbe mai esistere che le correzioni vengano effettuate senza il suo consenso. Figuriamoci andare in stampa con una stesura che lo scrittore non ha proprio visto!

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    2. E santo cielo!!! Ma allora serve pure il correttore del correttore dell'editor!!! La vedo bigia con l'aria che tira...

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    3. Diciamo che serve un correttore/editor che propone correzioni e non che le fa senza che l'autore possa dire la sua

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  6. Interessante post il tuo, Lib. Tempo fa, parlando con Miriam Formenti e Mariangela Camocardi, ho scoperto che attualmente le CE utilizzano un correttore di bozze automatico. Ne sono rimasta basita. È come se per una traduzione seria ci affidassimo al traduttore di Google. Avete idea di quali assurdità verrebbero fuori? Idem per i romanzi tradotti, a volte trovo degli strafalcioni incredibili e mi domando: ma c'è qualcuno che ha letto il testo, oppure è stato mandato in stampa così, sulla fiducia? Sarebbe un'ottima domanda da porre agli editori alla VER. Che ne dite?

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    1. Infatti Laura era tra le domande che avevamo proposto nell'altro post! E io me la sono segnata! È una questione a cui tengo molto, quindi sicuramente chiederò!

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    2. Automatico?! Ma questi scherzano.... Ma dove vanno a finire la qualità, l'accuratezza, la fedeltà all'originale.... Non posso credere che un'azienda qualsiasi si affidi a metodi simili! Se fosse vero, sarebbe da boicottaggio sistematico! Alla VER dovremo farci chiarire.

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  7. Intervento da 10 e lode, Libera. Purtroppo i nuovi correttori di bozze sono abbastanza improvvisati e della nostra lingua si è perso il 50% dei termini, forse anche di più. Inoltre si tende a sostituire il frasario adatto all'epoca con parole moderne, creando un effetto disarmonico del testo. Almeno lo è per chi ama la fedeltà di un tempo che fu nei dialoghi. Poi, come ha detto Maria Masella, a volte le correzioni di noi autori vengono disattese e ogni eventuale errore porta la nostra firma, non quella del revisore. Vorrei sottolineare che in un editing recente la parola pon-pon ( denominazione di pallina di lana decorativa su cappelli e sciarpe) mi è stata corretta in pon. Cioè, il secondo pon è stato considerata una ripetizione. La frase è diventata: il pon rosso del basco, ecccetera. Per me è desolante aver constatato che i giovani di oggi non solo non sanno cos'è un pon-pon, ma nemmeno si prendono il disturbo di cercarne il significato sul dizionario. (sic)

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    1. Grazie Mariangela... si vede quanto mi manca la RM?

      Comunque pon-pon non è mica un termine arcaico, solo perchè ultimamente amiamo troppo italianizzare le parole straniere, non significa che i nostri termini vadano in disuso!!!

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    2. La RM manca moltissimo anche a me, Libera ... sui termini in disuso ti assicuro che ogni giorno ne perdiamo qualcuno. Colpa degli sms? O dipende dal fatto che le nuove generazioni preferiscono i giochi elettronici alle buone letture? Ti confesso che a sentirmi a volte arcaica è la sottoscritta: sono andata a scuola quando ancora i prof di italiano conoscevano e insegnavano la loro materia in modo accurato e preparato, ma la nostra lingua e il modo di scrivere cambiano continuamente e... e ci si deve adeguare.

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    3. Purtroppo è vero, il linguaggio scritto si va impoverendo a tutto vantaggio di termini stranieri spesso non calzanti o di espressioni "ggiovani" francamente fastidiose. Una volta leggere serviva per imparare a parlare e scrivere bene, ora è il contrario, sembra che i libri vengano adattati allo sciatto linguaggio dell'adolescente medio (basso) nell'assurda convinzione di vendere di più per maggior vicinanza al modo di parlare di tutti i giorni....

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  8. Samantha L'Ile14 marzo 2014 21:10

    Secondo me un libro pubblicato da una ce importante dovrebbe essere controllato da più persone (autore + editors al plurale) prima di arrivare sugli scaffali quindi non dovrebbero sfuggire molti refusi, magari giusto un paio (ma anche no). Nel caso di autori self, spesso si è soli (come me sigh) o con l'aiuto (più morale che professionale) di qualche amica. In entrambi i casi secondo me l'autore dovrebbe "ripulire" il più possibile il testo da errori e orrori anche se leggere e rileggere e ricominciare dall'inizio è un compito oneroso!
    Secondo la mia esperienza (piccina picciò) un autore che legge per l'ennesima volta il suo stesso testo diventa cieco... Per questo trovo molto utile il consiglio di staccarsene per qualche mese prima di ri-ri-ricorreggerla anche se sono convinta che a ognuno spetti il proprio lavoro e quindi l'autore, il correttore, l'editor, il traduttore ecc... dovrebbero essere persone ben distinte, ognuna con il proprio bagaglio di competenze ed esperienze... Ah utopia! ;)

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    1. Brava Samantha hai centrato il nocciolo del problema!
      Un autore non può, da solo, trovare tutti gli errori perché è troppo consapevole della propria storia per notarli. Spesso rileggendo per l'ennesima volta quasi si arriva a recitare ciò che si è scritto, o meglio ciò che si aveva intenzione di scrivere, infatti spesso neanche refusi eclatanti vengono notati perché si è letto quello che la mente si aspettava di trovare e non quello che davvero era scritto.
      A meno di lasciar sedimentare un romanzo, o racconto, almeno due o tre anni, per poterlo poi leggere con occhi e mente da estraneo, l'editing fatto da altri è fondamentale!

      Libera (in versione semi-anonima per far prima)

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  9. D'accordo su tutta la linea con Samantha L'Ile; quando stai molto su un testo diventi cieco agli errori e un po' di distacco temporale fa solo bene. Nel caso particolare di noi traduttori diventa difficile anche staccarsi dalla lingua di partenza, perché bene o male ci sei immerso e perdi di vista il confine stilistico proprio di ogni lingua. Come diceva giustamente Libera nel suo articolo ci sono elementi che in certe lingue non danno fastidio e in altre sì. Io traduco dall'inglese e la difficoltà principale è quella dei pronomi personali. Loro ne fanno un uso molto limitato e tendono invece a ripetere il nome proprio anche all'interno della stessa frase; cosa impensabile per noi. Per non parlare poi degli aggettivi possessivi - l'uso eccessivo e inutile è uno degli indicatori di una cattiva traduzione.
    Venendo alle altre domande: sì, in teoria una traduzione dovrebbe subire lo stesso iter di un qualsiasi altro testo, possibilmente per mano di una persona capace di riconoscere i cosiddetti 'calchi' e cioè quelle forme copiate dall'originale ma che nella lingua d'arrivo non hanno molto senso. Purtroppo, vuoi la crisi, vuoi l'approssimazione, si tende a fare un controllo veloce e sperare nella bontà divina. Ovviamente ci sono anche le dovute eccezioni, per fortuna.

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    1. Grazie Claudia, il tuo commento e' veramente prezioso!!!

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    2. Ti ringrazio anche io Claudia, la tua risposta chiarisce un dubbio che ho avuto anche io sull'ultimo libro di J.R.Ward "Lover at last" in cui avevo trovato dei termini che stonavano nel contesto. Forse mi sbaglio ma, a mio parere, dovevano essere trovati dei sinonimi più appropriati.

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    3. Il libro non lo conosco quindi non riesco a dare un parere, però molto spesso il traduttore è preso tra due fuochi; nel senso che si ritrova con un termine inusuale o inappropriato anche nella lingua di partenza, e allora che fai? Correggi e metti quello che ti sembra più giusto, oppure rispetti la precisa scelta dell'autore? Un paio di miei amici scrittori si arrabbiano come delle bisce quando magari chiedo loro un parere su una frase che mi torna poco e suggerisco di 'interpretarla'. 'Non è quello che c'è scritto' dicono. E comunque, chiunque lavori in editoria sa quanto gli scrittori siano gelosi delle proprie parole. Recentemente mi è capitato un libro con due errori macroscopici a livello di coerenza, ma l'autrice, benché glieli abbia fatti notare, ha continuato a difendere a spada tratta la propria versione (e si trattava di cambiare un giorno della settimana e un nome proprio, niente che avrebbe sconvolto la trama).

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    4. Vero pero'! com'e' facile giudicare il lavoro quando si ha solo un punto di vista. Tanti problemi che presentano i traduttori, ad esempio, io li ignoravo completamente. Accidenti, non e' facile, assolutamente no! Hai tutta la mia stima e simpatia Claudia!

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    5. Claudia Milani URRÀ!!!
      Grazie per la risposta e le spiegazioni. Adesso comprendo tante tante cose!
      Con il tuo intervento e le esperienze delle nostre autrici debbo dire che il quadro delineato delle CE non è lusinghiero.
      Claudia non è che partecipi alla VER? Avrei svariate altre domande da farti ^_^

      Libera (sempre di fretta per questo anonima)

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    6. Avrei voluto, ma poi mi figlio si è rotto un polso e non ho fatto in tempo a iscrivermi, perché sono stati giorni un po' frenetici quelli di fine febbraio :(

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    7. Un vero peccato Claudia. Spero ci saranno altre occasioni, intanto preparerò qualche domanda da mandarti in privato.

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    8. A tua disposizione Libera ;)

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