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Le molliche del Commissario di Carlo F. De Filippis



Trama

Un irriverente commissario dai modi poco ortodossi e un'intricata vicenda per la prima indagine di Vivacqua. Esordio narrativo di Carlo F. De Filippis con un grande romanzo noir.
Due efferati omicidi da risolvere per Salvatore Vivacqua, siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza. Le molliche del commissario, adrenalinico romanzo noir di Carlo F. De Filippis, ci trasporta nei meandri più torbidi della Torino bene in un thriller che piacerà a tutti gli appassionati del giallo e non solo.
«C’è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla»: è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete come un mantra ogni volta che si trova alle prese con un nuovo caso. E Salvatore Vivacqua – Totò per gli amici – sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere.
Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue, il viso sfigurato, una mano quasi staccata. Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri e non aveva nemici? Davvero si è trattato del gesto di un folle, come sostiene monsignor Acutis? Dopo una serie di interrogatori serrati, Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Non a caso, nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, detto il Giraffone, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico finito male, o almeno così sembra… E non è finita qui. Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi.


Direttamente dalla scrivania di Juneross

Essendo un’accanita lettrice di romance e rosa, nel senso che dopo anni non "demollo" e ancora spero di trovare  romanzi capaci di farmi sognare, tutto ciò che è al di fuori della sfera romantica ha qualcosa di misterioso per me. Come il giallo, ad esempio.
Misterioso perché mi avventuro in un mondo nuovo: non conosco l’autore e  non ho molti termini di paragone. Infatti, a parte la serie del commissario Mariani di Maria Masella, non ho mai letto altri libri gialli. Beata innocenza! Poter chiudere  un libro e dire tranquillamente:"AH! Che bel romanzo!" Oppure: "AH! Mani sottratte alla manovalanza!"
Nel mio caso sono stata doppiamente fortunata: 
primo, perché chiuso il libro ho esclamato: "Che bella lettura!"; secondo, perché non me lo ha consigliato nessuno, sono andata un po’ ad intuito, attratta da una copertina insolita per un giallo, da un titolo altrettanto intrigante, e da un commissario siciliano, Vivacqua, Totò per gli amici.  E’ stata fondamentale, comunque, una frase della sinossi, che per una impressionabile come me, non è da prendere alla leggera:
"Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi."
Ecco, l’ironia! Una bella ironia che è presente per tutto il romanzo,a mio avviso mai forzata, mai voluta a tutti i costi per cercare di strappare un sorriso. Questo Vivacqua ti prende letterarmente per i capelli: …”ti attacca al termosifone e ti a mangiare con la fionda un giorno sì e l’atro no”. Non ti scampo, non permette che abbandoni le pagine,a parte forse per alcune scene d'azione che mi sono parse un po' lente.
 Quattro ore, il mio tempo per finire la lettura, su e giù per Torino, davanti a cadaveri,a pazzi, a un prefetto infuriato, senegalesi, kosovari e smutandati, ma tutto condito con la più antica saggezza che viene da quella bella terra che è la Sicilia:
“Cacciatori ca assicuta a ddu cunigghia unu ci scappa e l’autru n’u pigghia!”
Non ho la più pallida idea di quello che voglia dire, ma forse un siciliano volentoroso che  traduca la frase per noi lo troviamo.
Insomma, partecipare ad una settimana di indagini con Vivacqua mi ha tolto il fiato, mi ha tramortito, divertito…
« Piuttosto tu, con la faccenda Petrini?»
«Siamo che la signora Jolanda Petrini non l’ha ammazzata nessuno: è morta trattenendo il fiato.» «Santandrea ti sparo. Poi dico come sono andate le cose e mi assolvono di sicuro.»

Comunque, benché la trama fosse ricca di cadaveri, ma pochi colpi di scena a dire il vero, il risolvimento del caso non mi ha soddisfatto molto. Vero che Vivacqua raccoglie tutte le “molliche” che trova dall’inizio di ogni indagine, ma il monologo finale per spiegare tutti i misteri, beh, mi è  parso un po’ semplicistico, una soluzione comoda, per chiudere tutti i fili sospesi. Avete presente il cartone animato Conan l’investigatore? Alla fine di ogni puntata lui attacca con il suo monologo,tutti i presenti fanno:”Ohhhh!”, e al colpevole non resta che confessare.  Ma come dicevo, non sono un’esperta di gialli e in fondo è pur sempre un romanzo, va bene quindi anche un pizzico di stregoneria per togliersi dai pasticci. Non dico altro, altrimenti il giallo si tinge di rosso…il mio sangue. 

P.s. Dopo che qualcuno mi ha fatto notare che  esiste un commissario siciliano ancora piú famoso, sono partita con la lettura dei gialli di “cosa nostra”, e per quanto possa ancora dire che Vivacqua mi abbia regalato delle belle ore di lettura, non era forse meglio creare un personaggio piú… originale?

Sabbenedica Commissario…





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