Frutto proibito di Sara Simoni




Carissime amiche, eccoci ad un nuovo incontro con le “Nuove penne”. Devo ammettere che più andiamo avanti con questa avventura e più mi diverto. Mi piace moltissimo leggere i racconti delle nostre ragazze esordienti, anche perché conosco molto bene tutto il lavoro che si nasconde dietro allo scrivere anche solo duemila battute. Sono quindi veramente orgogliosa di far parte di questo progetto..;)
Ora però passiamo al racconto di oggi, di Sara Simoni. Abbiamo già incontrato quest'autrice, ma colgo l'occasione per dirvi che ogni scrittrice è sempre la benvenuta nel nostro blog e che se anche ha già partecipato alla rassegna, può ripresentare altri suoi lavori.
Alzi la mano chi di voi non hai mai provato durante i suoi anni scolastici, la classica cotta per il proprio maestro o professore! Hei, non barate!!! Perché sono sicure che è capitato a tutte!!!!!;)
Ed oggi parliamo proprio di questo, del particolare rapporto di una ragazzina adolescente e del suo insegnante. I due si attraggono si dal primo momento in cui si sono visti, sentono un fuoco dentro di loro ogni volta che i loro sguardi si incrociano e nonostante tutto il mondo sia contro di loro, non è facile controllare i propri desideri.
Riusciranno i due protagonisti di questa storia a coronare il loro amore? O dovranno sottostare alle rigide regole scolastiche?
Beh, lo scoprirete leggendo..;) E ricordati di lasciare il vostro commento!!;)

Vi ricordo inoltre, per chi ancora non lo avesse fatto, che siete sempre in tempo a mandarci i vostri raccontini! Noi siamo sempre felicissime di leggerle e di condividerli con le nostre amiche! Seguite le istruzioni:LINK


SereJane

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Frutto proibito di Sara Simoni

Gli parve che il cuore si fermasse con un sussulto in mezzo al petto. Lisa camminava nel corridoio davanti a lui, con un vestitino bianco che le frusciava in mezzo alle gambe diafane e la borsa sulla spalla. I capelli rossi erano cortissimi, da maschiaccio, proprio come l’ultima volta che l’aveva vista, eppure con questo visetto affilato e le lunghe ciglia le conferivano un’aria ancora più sensuale. Il professore si chiese se Lisa fosse consapevole dell’effetto che faceva sugli uomini, o se come una fata distruttiva si aggirasse incurante di tutto.
Lui deglutì, incerto se rivolgerle la parola o meno. Sollevò una mano per salutarla, e proprio in quel momento Lisa alzò la testa e gli rivolse un’occhiata di ghiaccio, assassina.
Il professore lasciò ricadere il braccio.
Ma certo, era comprensibile. In fondo anche lei aveva subito delle ripercussioni dopo quello che era successo. Forse addirittura peggiori. Perché lui era stato allontanato da una cattedra che gli era stata affidata solo per una breve supplenza, e non c’erano state altre conseguenze. Mentre la sospensione che era toccata a Lisa avrebbe influito un profitto scolastico già non troppo brillante.
La ragazza gli passò accanto con il suo profumo di rosa avvelenata. – Cosa ci fai qui, Andrea? – sibilò, piano, perché gli unici due studenti presenti, in fondo al corridoio, non potessero sentirla.
Andrea dovette controllare il tremito che gli aveva preso le membra. – Devo ritirare dei documenti in segreteria, riguardanti il periodo di supplenza che ho svolto in questo istituto – rispose, nel tono più impeccabile che gli riuscì.
Lisa annuì senza guardarlo.
Il professore si morse un labbro, ferito dal disprezzo che leggeva su questo volto che tanto amava. Parlò prima di potersi fermare. – E comunque per te sono il professor Marini.
La ragazza si girò di scatto verso di lui, ma era troppo tardi. Andrea Marini, insegnante di storia e filosofia, amante di una notte, amore di una vita, se ne stava andando a passo svelto verso la segreteria. Lisa strinse i pugni e scappò via, la testa bassa per nascondere le lacrime.
Il cortile l’accolse con un abbraccio di vento fresco. Lei sospirò e si sedette su un gradino davanti all’uscita, sotto le fronde del grande ciliegio che ombreggiava il cortile. Il sangue le pulsava nelle vene e le vibrava nella testa, impedendole di ragionare. Un incendio si dipanava sotto la sua pelle.
Le nuvole nel cielo sopra il liceo si addensarono con uno strano gorgoglio.
Lisa si prese la testa tra le mani. Il suo petto sussultò.
Non era giusto.
Le parole della preside mentre la sospendeva le martellavano nel cervello. Un capriccio, un peccato di lussuria, ecco come aveva definito la loro storia, quella vecchia inacidita. La scuola aveva il dovere di educare ragazze di sani principi, e Lisa i principi li aveva calpestati tutti, scegliendo di dare ascolto agli imperativi del proprio cuore.
Ma gli occhi, le mani, la voce di Andrea parlavano al suo corpo e alla sua mente, l’attiravano in un vortice irresistibile. Sapeva che il nuovo supplente era zona proibita, ma all’improvviso, quando una mattina Andrea le si era avvicinato per rispiegarle una lezione, Lisa aveva visto l’uomo sotto al professore. E niente era stato in grado di spegnere il fuoco che impazzava dentro al suo cuore.
Dal cielo cadde una goccia di pioggia sul cemento del cortile. Poi un’altra, e un’altra ancora.
Lisa osservò l’acqua precipitare sempre più fitta, incurante di quella che dalle foglie del ciliegio finiva per scivolarle addosso.
Il ticchettio del temporale nascose il rumore della porta che si apriva alle spalle della ragazza.
La mano le sfiorò la spalla all’improvviso, facendola sobbalzare.
– Posso parlarti? – sussurrò la voce di Andrea vicinissima al suo orecchio.
La ragazza si voltò e scattò in piedi. Lui era qui, a un passo da lei. Il suo respiro sapeva di caffè e le accarezzava la pelle.
Un nodo le strinse la gola. Questo profumo di abiti appena stirati, le sue dita grandi e morbide, i resti dell’odore di dopobarba che ancora si sentivano…
Lisa scosse la testa con violenza. – Vattene!
Andrea chinò il capo. – Lisa, voglio solo parlarti.
– Ti ho detto di andartene. Non ti è bastato quello che è successo? Sai che se mi scoprono di nuovo a fare una cosa del genere non si limitano a bocciarmi, mi buttano proprio fuori dalla scuola?
L’uomo le posò le mani sulle braccia e la costrinse a restare ferma. – Guardami, ti prego.
Lisa reclinò il viso. – No.
Il professore inspirò a fondo. Gli pareva che la pelle della ragazza gli ustionasse le mani, da tanto scottava. Ma non l’avrebbe lasciata andare. Non riusciva nemmeno ad allontanare lo sguardo da lei, bagnata e ferita sotto questo ciliegio carico di frutti. E lei, con i suoi corti capelli rossi e lo sguardo da bambina nel corpo di una donna di quasi vent’anni, era il suo frutto proibito.
Alla fine Andrea trovò la forza di parlare. – No, non mi è bastato quello che è successo. E non mi basterà mai. Non mi interessa niente del lavoro, della scuola, della carriera. Sono cose che non hanno senso, se non ci sei tu. Lisa, dimmi che per te è lo stesso!
Lisa aprì le labbra per parlare, ma le richiuse subito. La voce le era morta in gola.
Il ricordo degli abbracci forsennati, dei vestiti che scivolavano via, del corpo di Andrea, solido e rovente come acciaio. Quei baci che la facevano morire e rinascere ogni volta. Tutto tornava a farle male.
– Solo un sì, Lisa.
Tremante, Lisa alzò il volto. C’era uno sguardo di supplica nei suoi grandi occhi. – Andrea…
Andrea affondò la bocca nella sua. Vinse la debole resistenza che il corpo della ragazza offriva e la strinse a sé, percorrendole la pelle morbida con le mani, accarezzandola, mangiandosela. Lei prese a rispondere ai suoi baci con la stessa foga di quell’unica notte, e sotto la pioggia scrosciante i loro corpi divennero fuoco.



3 commenti:

  1. Bello, caldo e frizzante come solo una storia del genere può essere; si sente, si tocca quasi con mano l'intensita' di un amore folle eppure dolcissimo. Una storica da ricordare.
    Complimenti
    Ciao
    Lucilla

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  2. Ciao, vi ho scoperto ora, bello questo blog, amo i romanzi rosa e mi piace anche scriverli!!! Caioo!

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