Non credo piu' alle favole di Valentina Crisci




 Come quasi ogni sabato da piu' mesi a questa parte, vi proponiamo  una nuova penna : Valentina Crisci e il suo Non credo più alle favole.
Quante volte nella nostra vita, amareggiate e rassegnate, abbiamo pronunciato questa frase? Quante volte ci siamo lasciate accecare dal pregiudizio?
Ecco ciò che accade a Lena, la protagonista della nostra storia. Non ha avuto una vita facile; laureata in lettere, per mancanza di fondi, ha dovuto abbandonare il suo sogno di diventare insegnante. Vive considerando le persone ricche, ciniche e superficiali e tentando di tenerle a distanza.
Non sempre però è così semplice, soprattutto quando una di queste è un uomo affascinante, gentile e premuroso.
Forse, forse i ricchi non sono tutti degli snob? Riuscirà Lena a dimenticare i suoi stupidi pregiudizi e a guardare oltre la facciata?
Lo scoprirete solo leggendo..;) Non dimenticate come sempre di lasciare il vostro prezioso commento..;)


Ps:
Vi ricordo inoltre che noi bloggerine siamo sempre alla caccia di nuove scrittrici in erba, quindi penna alla mano!! Non abbiate timore e inviateci i vostri racconti! Siamo sempre felicissime di leggerli e di poterli condividere con le nostre amiche!;)
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SereJane


 



 Non credo più alle favole di Valentina Crisci


“Pericoloso!”
Fu come un campanello d’allarme che suonò nella sua testa, appena lo vide entrare nel negozio. Alto, bello, moro, occhiali firmati, sicuro di sé…il tipo che farebbe perdere la testa a qualsiasi ragazza!
“Milly?”
Il suo cuore cominciò ad accelerare i battiti appena udì la sua voce calda e bassa, che l’apostrofava col nomignolo che usava la sua collega, Catia.
“Come, scusi?”
L’ultima cosa che si aspettava di vedere erano due occhi azzurro ghiaccio, mentre l’estraneo si toglieva gli occhiali da sole (del tutto inappropriati in pieno inverno!), ostentando un sorriso perfetto. Fu un solo attimo e il mondo per lei si fermò.
“La sua amica”, disse accennando alla bellezza bruna alla cassa che, come a sentirsi interpellata dai loro sguardi, li salutò e mentre lui si voltava verso di lei le fece l’occhiolino, “mi ha detto che poteva aiutarmi…”
Lena scese coi piedi per terra e si ricordò del suo lavoro: “Certo, mi segua. Cosa cerca in particolare?”
Dopo vari giri e consigli il cliente, che si presentò come Alex, optò per un computer ultima generazione e per un castello delle principesse destinati ai nipoti.
Lena, alias Milly, al secolo Maria Maddalena Schiavone, aveva 25 anni e faceva la commessa in un centralissimo negozio di giocattoli di Caserta, a Corso Trieste.
Una laurea in Lettere, non si era potuta permettere di frequentare i costosi corsi di specializzazione e aveva dovuto abbandonare il suo sogno di diventare insegnante.
Proveniva dalla provincia e si era laureata grazie alle borse di studio. A casa sua non si concepiva l’idea che una donna studiasse, tantomeno che andasse all’università e, comunque, la sua famiglia non disponeva delle risorse economiche necessarie per mantenerla. Aveva lavorato sodo d’estate, anche in campagna, pur di guadagnarsi il minimo per anticipare le spese. Preparava gli esami rintanata negli scantinati o nelle stalle di casa sua, in estate poi andava sulle colline; ovunque pur di non sentire i litigi dei suoi genitori.
Lei non era come sua sorella, che si era sposata a vent’anni e aveva già cinque figli. Il marito era bracciante e quando tornava pretendeva che gli si lavassero i piedi fuori in cortile. Se i marmocchi, come li chiamava lui, piangevano, peggio per loro! Sua moglie era come la sua serva e i diritti dei bambini non contavano. Forse per questo aveva scelto un negozio di giocattoli: amava vedere bambini felici!
Pochi giorni prima di capodanno rivide quello che la sua amica Catia, sempre pronta ad appiopparle qualcuno, chiamava il riccone. Alessandro Cervi…Altre feste, altri regali per i nipoti…
“Potrà accettare un caffè?”, le chiese dopo averle rubato gran parte della mattinata alla ricerca del regalo ideale.
“Un tè, magari … cosa le fa pensare che non accetterei?”
“Il fatto che detesta le persone ricche?”
Lena sbiancò. L’aveva giudicato cinico e superficiale, invece aveva intuito i suoi sentimenti verso quella che considerava una società ingiusta. Il mondo era ingiusto, così come la vita.
Era ingiusto che pochi possedessero ricchezze sufficienti a sfamare il mondo!
“Vorrei spiegarle qualcosa a proposito dei miei nipoti. No, mi lasci parlare. A me interessa ciò che la gente pensa di me”, Lena aveva alzato le mani, non voleva che si sentisse in dovere di farle alcuna confidenza.
“Non vedo mio fratello da undici anni, da prima che si sposasse con una donna che mio padre non ha accettato. La moglie è tailandese: è per questo che non sapevo se fossero maschi o femmine i suoi figli …
Io non mi interesso dell’azienda di mio padre, anche se un giorno forse dovrò succedergli, dal momento che ha diseredato mio fratello. Ho ricevuto una cospicua eredità dalla mia nonna materna e l’ho investita in residence e villaggi vacanze sparsi per il mondo”
Questo giustifica l’abbronzatura fuori stagione, pensò Lena, ma perché le stava dicendo tutte quelle cose? In realtà non lo sapeva bene neppure lui, ma aveva bisogno di parlare con qualcuno circa la scoperta che aveva fatto. Per una volta aveva disobbedito al padre: un po’ tardi, considerando che aveva ventotto anni!
Quegli incontri divennero una regola, dal momento che a Caserta abitava la sua fata turchina, come amava definirla. Ogni volta che si recava dal fratello, la visita al negozio dove lavorava Lena era d’obbligo: gli piaceva viziare i nipoti.
Al picnic di fronte alla Reggia seguì la visita agli appartamenti e al giardino inglese, le escursioni in montagna, le pizze con gli amici di Lena, le tombolate, i pomeriggi alla casa famiglia dove Lena faceva volontariato. Dove trovava il tempo di fare tutte quelle cose, per lui era un mistero! Giunse la primavera, con il sole, i fiori e i profumi, ma anche le piogge.
Alex gironzolava pigramente nella sua auto sportiva per le strade del centro di Caserta quando riconobbe la figura bagnata fradicia che proseguiva imperterrita sotto la pioggia torrenziale, trasportando due grossi sacchi della spesa. Accostò e suonò il clacson per attirare l’attenzione di Lena, quindi abbassò il vetro lato passeggero: “Sali!”, le ingiunse.
“Sono bagnata!”, obiettò lei, pensando a come avrebbe rovinato i seggiolini in pelle.
“Appunto! Sali!”
Sbuffando Lena obbedì, ma una volta dentro assunse un’aria offesa. Perché? Perché le dava così fastidio essere aiutata da lui? Era orgogliosa: ecco il punto.
Fino a pochi istanti prima aveva invocato un passaggio provvidenziale, ma non da lui …
Qualcosa nell’espressione di Alex le diceva che anche lui era arrabbiato, ma per il motivo opposto. Non sopportava la sua avversione per quelli più fortunati di lei. I soldi non erano mai stati un problema nei suoi rapporti con le donne, al contrario! Lena usciva completamente dai suoi schemi e spesso, scherzando, la chiamava “comunista”. Era di carattere forte e riusciva a tenergli testa. Lei era … vera!
Erano pian piano diventati amici, ma qualcosa lo attirava verso di lei come una calamita. La verità era che la desiderava, ma non sapeva proprio da dove cominciare con una come lei.
Di fronte alla villetta dove abitava l’aiutò a scendere la spesa, incurante della pioggia. Non era la prima volta che l’accompagnava, ma stavolta non attese di essere invitato ad entrare.
“Non ti comprometterò, sta’ tranquilla. Me ne andrò prima di mezzanotte e non lascerò la scarpetta …” Lena sorrise: ma sì! Cosa poteva esserci di male. In fondo era solo gentile e lei aveva un terribile bisogno di guadagnare tempo.
“Esistono gli ombrelli, lo sai?”, il suo tono divenne piuttosto brusco, una volta dentro.
“Adesso sembri mia madre!”
“Dev’essere simpatica, dovrai presentarmela prima o poi…”
Lena rise in cuor suo: piuttosto improbabile! Sarebbe passata sulla bocca di tutto il paese la “storia” della figlia del falegname con un riccone. Non lo avrebbe mai fatto!
“Portavo la spesa …”
“Non è un buon motivo. Come mai non sei a lavoro?”
“Ho chiesto un pomeriggio libero: avevo promesso le ciambelle alle bambine, ci vuole un po’ di tempo …”
I profondi occhi azzurri la fissarono, mettendole a nudo l’anima e il suo cuore sussultò.
“Va’ a fare una doccia calda”, disse accennando al suo aspetto, i capelli e il volto bagnati, e alla pozzanghera che si era formata sul pavimento.
“Vuoi un caffè, io …”
“Prima la doccia!”
Lena si avviò in bagno e dopo due secondi era già avvolta in un accappatoio, rinfrancata dal calore dell’acqua. Intanto Alessandro si era accomodato su un divanetto, osservando l’ambiente accogliente e, nonostante il poco tempo a disposizione, incamerando tutti i dettagli della casa dove entrava per la prima volta. L’ultima cosa che si aspettava era vederla comparire quasi subito, avvolta in un accappatoio pareo, i capelli umidi ancora sciolti sulle spalle, mentre gli porgeva un asciugamano. Ma voleva farlo impazzire?
Già vederla bagnata fradicia gli aveva mandato il testosterone alle stelle: sembrava un pulcino bagnato, da avvolgere in un caldo abbraccio e coccolare. Aveva l’impressione che ignorasse completamente il suo sex-appeal.
“Anche tu hai i capelli bagnati: asciugati”.
L’accettò e poco dopo comparve di nuovo il suo angelo biondo, bellissima anche con un semplice paio di jeans che le avvolgevano il corpo perfetto e una t-shirt attillata, ma non volgare.
Un pomeriggio a impastare e friggere ciambelle può sembrare non troppo divertente, eppure per Alex si rivelò un’esperienza fantastica, come tutto quello che faceva con Lena.
Più stava insieme a lei e più si rendeva conto che aveva a che fare con una persona speciale, radiosa, che diffondeva la gioia in ogni persona che la circondava. Inoltre era semplice, priva delle artificiosità tipiche del mondo da cui lui proveniva. Sì: Lena non aveva nulla da spartire con le solite donne di cui aveva cercato la compagnia fino a quel momento.
Anche il suo corpo era generoso, come lei, con le curve più pronunciate al posto giusto: altro che le anoressiche amiche di sua sorella! E il suo desiderio? Dove lo metteva?
Si sentiva in colpa per il solo fatto di sentirsi attratto da lei, così pura, genuina…come poteva averla senza farla soffrire? Lei non amava i ricchi: non doveva dimenticarlo!
Eppure, quando passavano diversi giorni senza che la incontrasse, il bisogno di lei diventava tanto forte da farlo star male. Era un’emozione nuova per lui, così disabituato a convivere con un tale senso di vuoto e di incompletezza. Quella semplice ragazza di provincia, senza volerlo, stava mettendo a soqquadro la sua vita!
La serata si concluse con la visita alla casa famiglia e quando l’accompagnò a casa a piedi, per recuperare la sua macchina, camminando al suo fianco, nell’aria fresca e profumata della primavera, in un secondo Alex rivide tutti i momenti vissuti con lei, dal primo istante che gliel’aveva indicata Catia. Le era andata incontro rimanendo abbagliato dalla sua bellezza, in quell’abito a fiori sembrava una nuvola di colori e raggi di sole.
“Sono arrivata”, disse Lena al ritorno dalla casa famiglia e voltandosi si scontrò con lui, ancora assorto nei suoi pensieri, mentre si girava per salutarlo.
“Tutto bene?”, e lui, più cupo che mai, annuì.
Stessa scena, qualche mese dopo…era fine Maggio e la sua segreteria pullulava di messaggi che richiedevano la sua attenzione, così come la posta elettronica.
Alla fine dovette capitolare e guardare in faccia la realtà: voleva Lena, ma non per una storia passeggera, la voleva per sempre e, in qualche modo avrebbe vinto la sua ostilità per i ricchi.
L’amore! Questo era il punto. Amava davvero Lena? Come chiamare altrimenti le sensazioni nuove che accompagnavano i suoi giorni da quando l’aveva incontrata? Quella ragazza gli era entrata dentro! Ne aveva bisogno come l’aria da respirare! Di tutte queste congetture Lena era all’oscuro e viveva tranquillamente la nuova amicizia, coi piedi ben saldi per terra, conscia che nulla tra loro poteva accadere né doveva accadere! Eppure quel bacio giunse inesorabile a sconvolgerle i sensi! Erano soli, sul prato antistante la reggia, a consumare un tranquillo spuntino di mezzanotte: ormai era estate e la città a quell’ora sembrava svegliarsi, per rinfrancarsi dall’ondata di calore improvviso.
La luna brillava nel cielo, le bici sfrecciavano allegre nella notte, in lontananza qualche macchina con lo stereo a tutto volume. E loro come due bambini, lasciati soli dagli amici, a improvvisare balli su quell’insolita colonna sonora e tutto si era fermato, perché Alessandro le aveva circondato la vita, sorridendo, reggendola per non farla cadere dopo che era inciampata sul terreno irregolare sotto il manto verde, e le loro labbra si erano toccate, dapprima lievemente, poi sempre più intensamente. Così le loro bocche si erano fuse e la lingua calda di lui le aveva invaso la bocca.
Cosa aveva provato in quel momento Lena? La mente ancora offuscata, ma percepiva chiaramente il languore che l’aveva invasa, le vampate di calore che dallo stomaco si erano diffuse in ogni fibra del corpo. Ma la sua espressione sconvolta lo spinse a scusarsi: “Mi dispiace, Lena, io…”
Lei scosse la testa e si avviò lentamente verso casa, senza dire una parola, mentre lui la scortava. Cosa aveva combinato? Il ricordo di quel bacio continuò a torturarla nelle calde notti estive, sempre più lunghe a causa dell’afa insopportabile.
Quella domenica era andata al paese per la solita visita a sua madre e la notizia della sua morte l’aveva investita come una sberla in pieno viso.
“È colpa tua se tua madre è morta. Poverina! Le hai spezzato il cuore! Figlia screanzata che non sei altro!” Era stata l’accusa spietata di suo padre, ma lei sapeva bene che non era così. Sua madre era felice che fosse andata via, a cercare un futuro diverso, lontana dai limiti della cultura di provincia. Era scappata, ripromettendosi di non tornare mai più in quell’orribile paese.
Mentre percorreva la strada dalla fermata dell’autobus a casa sua e le lacrime le rigavano il volto, non vide l’auto che accostava poco più avanti e non notò neppure la figura che ne discese per  andarle incontro, con apprensione, finché non le fu di fronte: Alex! Oh, no! Era l’ultima persona che voleva incontrare in quel momento, o forse no?
“Non mi va di parlarne, lasciami stare, ti prego”, trovò la forza di sussurrare.
“Ti accompagno”, disse deciso.
Il mondo sembrava vorticarle intorno e a stento riuscì a raggiungere il bagno per vomitare. Alessandro non si rese conto di quello che stava accadendo, non era avvezzo a fronteggiare quel genere di crisi, ma sapeva che non poteva lasciarla sola in quel momento. Per fortuna durò poco e Lena si riprese.
“Ora devi andare …”, annunciò; come sempre lo chiudeva fuori dalla sua vita ed ergeva alti muri attorno al suo cuore.
“Stai bene?”
“Sopravviverò”.
Non gli restò da fare altro che lasciarla sola. Qualcuno bussò alla porta, poco dopo. Le lacrime salirono agli occhi senza essere state invitate e la testa si mosse autonomamente: “No!”, era quella la verità, quindi si rifugiò fra le sue braccia forti, tremante e fragile come non mai.
“Calma. Va tutto bene”, la consolò Alex, senza sapere bene a cosa si riferisse.
La stretta divenne più sensuale e le carezze lente e tentatrici. Lei voleva dimenticare e sentirsi amata, lui voleva farla stare bene: una miscela esplosiva di emozioni…Alessandro la liberò dal pigiama largo che aveva indossato, per carezzarne la pelle serica, quindi la sollevò e la depose fra le lenzuola fresche di candeggio e mai il profumo di cloro gli parve tanto dolce.
Le costellò il corpo di mille baci e Lena si abbandonò a quello che poteva essere anche un sogno; forse domani si sarebbe svegliata, chissà?
Mentre l’amava, si accorse che lei non fingeva di godere, come tante altre amanti che aveva avuto, ma era autentica, diversa, naturale…Quando la penetrò e si accorse, dalle unghie che affondarono nella sua schiena, che non si era immaginato la barriera che aveva appena infranto, non gli rimase che andare avanti. Ormai era fatta e non poteva certo chiedere spiegazioni in un momento di così grande fragilità. Attese e poi lasciò che la natura facesse il suo corso: Lena si abituò alla dolce invasione e cominciò a dimenarsi, sicché proseguirono nella corsa.
L’odore di cloro si mescolò a quello floreale della pelle di lei e a quello di sudore, insolitamente gradevole: per Alex fu davvero troppo e perse ogni controllo, trascinandola con lui in un vortice di luce. Se esisteva il paradiso, Alex glielo aveva rivelato: quanto aveva bisogno di lui quella notte! E per tutta la notte si amarono ancora, fino all’alba, senza risparmiarsi.




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2 commenti:

  1. L'idea c'è, il potenziale anche, serve qualche limatina qua e la' e un po' di attenzione ai salti temporali troppo affrettati, ma indubbiamente si sente una passione che merita di essere coltivata. Brava!
    Ciao
    Lucilla

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  2. Ciao!
    Non sapevo nemmeno che il mio racconto fosse stato pubblicato. L'ho scoperto per caso oggi...
    Per quanto riguarda i salti: mi hanno imposto dei limiti di lunghezza e mi sono dovuta adeguare.
    Passione da coltivare?
    Ho scritto già 8 romanzi, ma sono ancora in cerca di editore.
    Grazie comunque del commento.
    Valentina

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